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Rcs, immobile di via Solferino: non fu usura. Ora la parola al giudice americano

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Una nuova bocciatura per Rcs nel lungo contenzioso giudiziario con il fondo Usa Blackstone sulla vendita del palazzo di via Solferino a Milano, sede del Corriere della Sera. La corte d’Appello di Milano ha rigettato il ricorso che il gruppo guidato da Urbano Cairo aveva fatto contro i lodi arbitrali, ovvero le prime decisioni ad aver smontato le accuse di usura mosse da Rcs. Ed è un pronunciamento ancora più duro quello arrivato ieri dai giudici della prima sezione civile (Raineri, Apostoliti e Milone), i quali, oltre ad imporre all’azienda editoriale le spese processuali, in un passaggio hanno lasciato aperta la possibilità che «eventuali “danni riflessi” patiti possano essere fatti valere in altra sede» da Blackstone.

I legali del gruppo editoriale del Corriere della Sera avevano lamentato che l’acquisto da parte di Blackstone nel 2013 del palazzo per 120 milioni di euro e il riaffitto a 10,4 milioni l’anno fosse stata un’operazione conclusa a un prezzo troppo basso, dettata dalle difficoltà economico-finanziarie del gruppo Rcs, e da ritenersi quindi viziata da «usura». Un’ipotesi smontata dagli arbitri e ora anche dalla corte d’Appello. Per i giudici della prima sezione civile quella di Rcs non è stata una «lite temeraria», ma le doglianze su «pretesi difetti di motivazione dei lodi» si sono rivelate «del tutto prive di fondamento».

Dopo l’archiviazione in sede penale che aveva ulteriormente bocciato l’ipotesi di usura, nel percorso giudiziario italiano per Rcs rimane aperta l’ultima porta del ricorso in Cassazione. Strada che però, dopo la sentenza di ieri, appare quasi impraticabile. Si attende adesso la prossima udienza davanti alla Corte Suprema di New York, prevista per il 25 luglio. La giudice Andrea Masley acquisirà la sentenza della Corte d’Appello di Milano in attesa di pronunciarsi sulla questione giurisdizionale, ovvero se debba essere la corte newyorkese ad occuparsi del caso oppure no. È il procedimento in territorio Usa dove Blackstone spera di avviare il secondo tempo della partita, contando su due vantaggi: il primo, quello territoriale, di giocare in casa e il secondo, competitivo, di costringere l’avversario a sostenere i costi di una causa sul suolo americano che potrebbe rivelarsi eccessivamente onerosa.

Per il fondo americano (che in Italia si è avvalso dell’assistenza dei legali Giuseppe Iannaccone, Francesco Gatti, Carlo Pavesi e Anna Melgrati) rimangono aperte diverse possibilità. Se il giudice Masley dovesse decidere che New York non è il terreno di confronto, Blackstone potrebbe far valere le proprie ragioni nuovamente a Milano, oppure anche a Londra. Ma avendo presente un dettaglio che marginale non è: ovvero che negli anni del contenzioso giudiziario il valore dell’edificio è salito insieme al mercato immobiliare milanese e chiedere un risarcimento per danni economici (la mancata rivendita ad Allianz) potrebbe non essere semplice.