La protesta dei camionisti blocca la Corea del Sud. E le filiere globali tornano a soffrire, alert dai chip al cemento
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Dalle auto ai chip per i semiconduttori, dagli smartphone ai prodotti petrolchimici fino all'acciaio e al cemento. Lo sciopero dei camionisti - arrivato al quarto giorno consecutivo - sta paralizzando la Corea del Sud. E le catene di approvvigionamento globali, già in sofferenza per il Covid e i lockdown cinesi e la guerra in Ucraina.
In migliaia stanno protestando per chiedere salari migliori, a fronte di un continuo aumento del costo del carburante, e la proroga di una misura di emergenza che garantisce le tariffe di trasporto: misura che scadrà a dicembre. E così aziende e porti stanno andando in tilt. La Hyundai ha dimezzato la produzione, il gigante dell'acciaio Posco ha interrotto le spedizioni. Al porto di Busan - dove passa l'80% dei container, settimo porto più trafficato al mondo - le attività sono scese di un terzo, mentre nello scalo di Incheon il traffico è calato del 20% rispetto ai normali ritmi. In quello…
PECHINO - Dalle auto ai chip per i semiconduttori, dagli smartphone ai prodotti petrolchimici fino all'acciaio e al cemento. Lo sciopero dei camionisti - arrivato al quarto giorno consecutivo - sta paralizzando la Corea del Sud. E le catene di approvvigionamento globali, già in sofferenza per il Covid e i lockdown cinesi e la guerra in Ucraina.
In migliaia stanno protestando per chiedere salari migliori, a fronte di un continuo aumento del costo del carburante, e la proroga di una misura di emergenza che garantisce le tariffe di trasporto: misura che scadrà a dicembre. E così aziende e porti stanno andando in tilt. La Hyundai ha dimezzato la produzione, il gigante dell'acciaio Posco ha interrotto le spedizioni. Al porto di Busan - dove passa l'80% dei container, settimo porto più trafficato al mondo - le attività sono scese di un terzo, mentre nello scalo di Incheon il traffico è calato del 20% rispetto ai normali ritmi. In quello di Ulsan, importante hub industriale, le operazioni sono completamente ferme già da martedì. In totale il volume giornaliero di container trasportati da e verso i 12 porti del Paese asiatico è sceso del 64% rispetto alla media di maggio.
A Ulsan ha una delle più importanti sedi proprio la Hyundai, che nei suoi stabilimenti qui produce seimila macchine al giorno. "Ci sono alcune interruzioni, ma speriamo che la produzione si normalizzi il prima possibile", dichiara un portavoce dell'azienda. Davanti alla fabbrica oggi protestavano almeno in mille camionisti. Con i camion fuori uso, alcune aziende si stanno attrezzando per trovare modi alternativi per far uscire la merce dalle fabbriche. Alla Kia, nello stabilimento di Gwangju, riportano i media locali, alcuni dipendenti sono stati avvistati alla guida delle auto appena prodotte per riuscire così a portarle nei magazzini dei porti.
Non si sa per quanto tempo continueranno gli scioperi, ma se la contestazione dovesse andare avanti ancora per giorni rischia di avere effetti a catena in tutto il mondo, visto che la Corea del Sud è il più grande esportatore di chip e qui hanno sede alcune tra le più importanti case automobilistiche mondiali.
La riunione tra sindacati e governo di oggi si è conclusa con un nulla di fatto: un altro incontro è previsto per domani. Lo sciopero è la prima grana interna per il neo-presidente Yoon Suk-yeol, insediatosi un mese fa. Che oggi, però, ha dichiarato che le controversie tra lavoratori e dirigenti dovrebbero essere risolte tra loro senza l'intervento del governo, come riporta l'agenzia Yonhap.
"A causa dell'aumento vertiginoso dei prezzi del carburante e del fatto che il governo non agisce a sufficienza per proteggere i nostri mezzi di sostentamento, la nostra frustrazione non fa che crescere", ha dichiarato alla Reuters Kim Jae-kwang, uno dei sindacalisti della Cts. Circa 7.500 persone, cioè il 35% del sindacato, hanno incrociato le braccia oggi. Anche se i numeri, secondo lo stesso sindacato, potrebbero essere più alti.
Protestano per chiedere la proroga del cosiddetto "Sistema di tariffe di trasporto sicuro", una misura introdotta nel 2020, in piena pandemia, che garantisce tariffe minime per i camionisti, e che scade il 31 dicembre di quest'anno. Oltre alla proroga ne chiedono anche un ampliamento, come riportano i media sudcoreani, visto che la misura attualmente si applica soltanto ai lavoratori che trasportano container e prodotti in cemento.