Stipendi, il 90% dei dipendenti privati non arriva a 35mila euro lordi. Così l'inflazione fa più male
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiNon solo i salari in Italia non crescono di fatto da trent'anni, come dice l'Ocse: una brutta unicità nell'area delle economie avanzate. Non solo il raffronto con gli altri Paesi ci vede fortemente penalizzati, nel senso che gli italiani guadagnano 15mila euro in meno dei tedeschi e diecimila dei francesi. Anche all'interno dei lavoratori italiani, o meglio della loro 'crema' cioè i dipendenti stabili del settore privato e a tempo pieno, ci sono grandissime differenze e sacche di difficoltà che sono a forte rischio, stante la corsa dell'inflazione che impoverisce istantaneamente le buste paga. Il problema è che sono in molti a guadagnare poco e, con i prezzi che non mollano la presa, è più probabile che siano questi molti a sentire il morso della perdita del potere d'acquisto.
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Nell'ultimo report dell'Ocse, quello che ha tagliato le stime di crescita globali, c'&egrav…
Non solo i salari in Italia non crescono di fatto da trent'anni, come dice l'Ocse: una brutta unicità nell'area delle economie avanzate. Non solo il raffronto con gli altri Paesi ci vede fortemente penalizzati, nel senso che gli italiani guadagnano 15mila euro in meno dei tedeschi e diecimila dei francesi. Anche all'interno dei lavoratori italiani, o meglio della loro 'crema' cioè i dipendenti stabili del settore privato e a tempo pieno, ci sono grandissime differenze e sacche di difficoltà che sono a forte rischio, stante la corsa dell'inflazione che impoverisce istantaneamente le buste paga. Il problema è che sono in molti a guadagnare poco e, con i prezzi che non mollano la presa, è più probabile che siano questi molti a sentire il morso della perdita del potere d'acquisto.
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Nell'ultimo report dell'Ocse, quello che ha tagliato le stime di crescita globali, c'è un grafico allarmante, visto da qui. Indica la stima dell'andamento nel 2022 del reddito disponibile delle famiglie, ed è quasi tutto orientato al segno "meno". L'Italia, però, spicca per avere l'andamento peggiore, seconda solo agli Stati Uniti dove però l'inflazione è ancora più forte che da noi.
Questo alert si accoppia con la rilevazione sullo stato di salute delle buste paga degli italiani che arriva con il consueto Salary Outlook dell'Osservatorio Jobpricing, che fotografa i salari dei dipendenti privati (full time equivalent) al 31 dicembre scorso. Secondo il rapporto, le retribuzini lorde annue del 2021 si sono attestate a 29.301 euro, le retribuzioni globali (quindi compresa la parte variabile) a 29.840. Sull'anno precedente c'è stata una stagnazione totale (-0,3 e -0,2% rispettivamente). E "la crescita di lungo periodo (2015-2021) mostra un sostanziale immobilismo salariale; tuttavia, in questo lasso di tempo, le Ral sono cresciute maggiormente (2,1%) rispetto alle Rga (0,8%)". Ma, avverte il rapporto, "date le tendenze sulla crescita dei prezzi, il potere d’acquisto dei lavoratori è eroso dall’inflazione: i prezzi sono cresciuti del 1,9% nell’ultimo anno e del 4,7% tra il 2015 e il 2021". E, come sappiamo e ci ha ricordato l'Ocse, questo ultimo aspetto non fa altro che peggiorare negli ultimi mesi.
C'è un altro elemento che acuisce le preoccupazioni. Come spesso ricordano gli statistici, l'inflazione colpisce con più forza le famiglie più povere. In particolare questa, che bastona le spese obbligate come luce, benzina, gas e alimentari, impoverendo soprattutto i meno abbienti. Ebbene, dalla ricognizione del Salary Outlook emerge che se la retribuzione media è superiore a 29.300 euro, in realtà la metà dei lavoratori italiani percepisce una Ral inferiore a 27mila euro, il 90% non supera la soglia dei 35mila euro e solo lo 0,8% guadagna più di 100mila euro. "Nonostante i dirigenti guadagnino in media 134 mila euro di RGA e un CEO possa arrivare a guadagnare fino a 208 mila euro, in Italia il grosso delle retribuzioni si attesta sotto la soglia dei 35 mila euro, esponendo il 90% dei lavoratori a continue perdite di potere di acquisto dovute all’inflazione", dice il rapporto.
"A causa dell’aumento generalizzato dei prezzi - commenta Erica Delugas, responsabile dell'Osservatorio JobPricing - quasi tutti i lavoratori hanno perso potere d’acquisto perché i salari reali sono diminuiti, partendo però da un livello salariale che, per i più, spesso e volentieri non è sufficiente neanche a mantenersi dignitosamente. Con questi numeri è evidente che la questione salariale diventa ogni giorno un tema più caldo che, in un Paese in cui i lavoratori a rischio di povertà sono quasi l’11% dei lavoratori tra i 18 e i 64 anni (Eurostat - dato 2020), non può più essere rimandato dalle parti sociali e dal legislatore".