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Wall Street, spettro recessione. Crollano le criptovalute

(ansa)
Domani la decisione della Fed sul rialzo dei tassi: sui listini arriva la fase “orso”. A picco i titoli tech. Il Bitcoin perde il 20% sotto i 24 mila dollari
2 minuti di lettura

New York - L’orso si è impadronito dei mercati, gli analisti prevedono recessione, e anche le criptomonete precipitano. La giornata di ieri, se fossero rimasti ancora dubbi, ha sancito la crisi globale innescata dall’inflazione post Covid, i guai energetici, e i timori geopolitici legati alla scriteriata invasione dell’Ucraina, forse ordinata da Putin anche contando sul caos economico che avrebbe provocato.

Resta da vedere come risponderà domani la Federal Reserve, ossia restando ferma sul piano di alzare i tassi di mezzo punto nelle riunioni di giugno e luglio, oppure allungando e inasprendo gli interventi. Dopo di che bisognerà allacciare le cinture per l’atterraggio non morbido, e sperare che la permanenza sul fondo duri il meno possibile.

New York - L’orso si è impadronito dei mercati, gli analisti prevedono recessione, e anche le criptomonete precipitano. La giornata di ieri, se fossero rimasti ancora dubbi, ha sancito la crisi globale innescata dall’inflazione post Covid, i guai energetici, e i timori geopolitici legati alla scriteriata invasione dell’Ucraina, forse ordinata da Putin anche contando sul caos economico che avrebbe provocato.

Resta da vedere come risponderà domani la Federal Reserve, ossia restando ferma sul piano di alzare i tassi di mezzo punto nelle riunioni di giugno e luglio, oppure allungando e inasprendo gli interventi. Dopo di che bisognerà allacciare le cinture per l’atterraggio non morbido, e sperare che la permanenza sul fondo duri il meno possibile.

L’accelerazione negativa è cominciata venerdì, quando il governo Usa ha pubblicato il dato sull’inflazione peggiore del previsto. Su base annuale è salita dell’8,6%, e ciò ha convinto gli operatori di Wall Street che la banca centrale dovrà cambiare marcia, con la benzina a 5 dollari per gallone e i generi alimentari aumentati dell’11,9%. Goldman Sachs prevede che la Fed alzerà i tassi di mezzo punto anche a luglio, settembre e novembre, e di un quarto di punto a dicembre e gennaio. Barclays scommette che annuncerà un aumento dello 0,75% e Standard Chartered non esclude questa sorpresa.

Guardando più avanti, il sondaggio condotto dal Financial Times e dall’Initiative on Global Markets della University of Chicago, ha rivelato che il 70% dei 49 economisti sentiti prevede la recessione nel 2023, ossia almeno due quarti consecutivi di crescita negativa. Il 40% si aspetta che il National Bureau of Economic Research la dichiarerà ufficialmente tra il primo e il secondo trimestre del prossimo anno, mentre gli altri la vedono a fine 2023. Un economista l’aspetta già nel 2022, ma la maggioranza stima che il tasso di disoccupazione resterà intorno al 3,7%.

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Il risultato ieri è stato l’ennesimo bagno di sangue sui mercati, con l’indice Dow Jones arrivato a perdere oltre il 2%, mentre S&P 500 era sceso del 3,1% a metà giornata, precipitando nel “bear market” che si identifica quando viene bruciato oltre il 20% del valore rispetto al picco più recente. Il Nasdaq è calato di quasi il 4%, scendendo del 30% dall’inizio dell’anno, perché i titoli tecnologici sono quelli più penalizzati. Ma anche Bitcoin è scivolato sotto i 24.000 dollari, perdendo quasi il 20% da venerdì, perché altri operatori delle criptomonete hanno bloccato i prelievi a causa dell’instabilità dei mercati.

 

L’amministrazione Biden ha elargito sussidi troppo generosi per uscire dalla crisi del Covid, come aveva avvertito l’ex segretario al Tesoro Summers, la domanda è cresciuta più dell’offerta, e a questo si sono aggiunti gli imbuti della supply chain, il balzo del petrolio, e l’instabilità geopolitica della guerra in Ucraina.

Il capo della Casa Bianca scarica la colpa su Putin, ma il ruolo negativo del Cremlino non basta a spiegare tutto, e ora la Fed deve recuperare il terreno perduto, quando si ostinava a dire che l’inflazione era un fenomeno transitorio destinato a finire quasi da solo. Il problema è che per uscire dalla curva dovrà accelerare più delle attese, trasformando quasi in certezza il timore che per tornare alla normalità bisognerà passare attraverso le sofferenze della recessione.

Chi vuole guardare al bicchiere mezzo pieno continua a sperare che i rialzi dei tassi riescano a frenare l’inflazione senza paralizzare la crescita, i consumi rallentino, la produzione di energia aumenti anche grazie al prossimo viaggio di Biden in Arabia Saudita, la ripresa in Cina si rimetta in moto, e magari il conflitto in Ucraina si congeli. Desideri, più che aspettative giustificabili.
Pochi però credono che i segnali di un miglioramento, se ci saranno, potranno arrivare in tempo per evitare ai democratici di perdere le elezioni midterm di novembre, mentre secondo il New York Times anche fra i democratici aumentano le voci di chi non vorrebbe ricandidare Biden nel 2024.