Sciopero buoni pasto, il viceministro Castelli: "Un tavolo tecnico per la riforma". Fipe: "La prossima gara Consip non sia al massimo ribasso"
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoROMA - La convocazione al ministero dell'Economia del pomeriggio di ieri non è riuscita a scongiurare lo sciopero dei buoni pasto, previsto per tutta la giornata di oggi per protestare contro le commissioni altissime imposte agli esercenti, ma si apre uno spiraglio soprattutto perché il viceministro Laura Castelli si è impegnata a convocare un tavolo tecnico nei prossimi giorni, per mettere a punto "una riforma del sistema che consenta la sostenibilità di questo servizio, senza penalizzare i quasi 3 milioni di lavoratori che ne beneficiano e gli esercenti che sono finanziariamente penalizzati dalle commissioni elevate", ha spiegato. Un buon passo in avanti, ma gli esercenti chiedono intanto un intervento urgente, che è la ragione che oggi li ha spinti alla protesta: "Entro la fine di giugno si terrà la gara Consip BP10, che incide su un mercato di tre miliardi di euro l'anno. Noi chiediamo da subito che questa gara non s…
ROMA - La convocazione al ministero dell'Economia del pomeriggio di ieri non è riuscita a scongiurare lo sciopero dei buoni pasto, previsto per tutta la giornata di oggi per protestare contro le commissioni altissime imposte agli esercenti, ma si apre uno spiraglio soprattutto perché il viceministro Laura Castelli si è impegnata a convocare un tavolo tecnico nei prossimi giorni, per mettere a punto "una riforma del sistema che consenta la sostenibilità di questo servizio, senza penalizzare i quasi 3 milioni di lavoratori che ne beneficiano e gli esercenti che sono finanziariamente penalizzati dalle commissioni elevate", ha spiegato. Un buon passo in avanti, ma gli esercenti chiedono intanto un intervento urgente, che è la ragione che oggi li ha spinti alla protesta: "Entro la fine di giugno si terrà la gara Consip BP10, che incide su un mercato di tre miliardi di euro l'anno. Noi chiediamo da subito che questa gara non sia al prossimo ribasso, altrimenti la Pubblica Amministrazione e le aziende private non troveranno esercenti che vogliano convenzionarsi a queste condizioni", assicura Roberto Calugi, direttore di Fipe, l'associazione dei ristoratori che fa capo a Confcommercio.
Lo sciopero è stato contestato dalle associazioni dei consumatori, che hanno annunciato una controprotesta che per una parte delle organizzazioni è in realtà una sorta di appoggio agli esercenti, cioè si chiede ai consumatori di non andare a fare la spesa oggi. Mentre l'Unione nazionale dei consumatori si spinge oltre: "Chiederemo la revoca della convenzione per gli esercizi scioperanti per il grave inadempimento delle obbligazioni contrattuali", dice il presidente Massimiliano Dona. Mentre Altroconsumo chiede norme che consentano alle aziende di versare il corrispettivo dei buoni pasto direttamente nelle buste paga dei lavoratori, mantenendo per entrambe le parti le agevolazioni fiscali oggi previste per i buoni pasto".
In realtà l'intervento al quale pensa il governo, spiega il viceministro Castelli, è piuttosto "una soluzione che sia in linea con quanto già avviene a livello europeo e consenta di riequilibrare, tra l’altro, anche i meccanismi di gara”. Ieri al Mef Castelli ha ascoltato le ragioni di tutti i rappresentanti delle categorie che protestano, e cioè Fipe - Confcommercio, Fida, Fiepet - Confesercenti, Federdistribuzione, Ancc-Coop e Ancd-Conad.
Un'iniziativa apprezzata, afferma Calugi: "Noi avevamo più volte scritto al ministro Franco, sollecitando un intervento del Mef. Solo ieri finalmente abbiamo avuto un’interlocuzione con il viceministro Castelli, portando alla sua attenzione le anomalie di un sistema in cui i costi si scaricano sull’unico soggetto che non partecipa alla negoziazione". Tuttavia, adesso gli esercenti aspettano un primo intervento concreto e immediato, e cioè che la prossima gara Consip abbia finalmente commissioni sostenibili.
Infatti le organizzazioni che oggi protestano hanno spiegato più volte che la deriva del mercato è dovuta proprio alle commissioni imposte dalla Pubblica Amministrazione, che poi pesano su tutto il mercato, rendendolo insostenibile per gli esercenti, che, ribadisce Calugi, "dopo due anni di pandemia, si trovano adesso a lavorare in perdita. Una situazione che non siamo più disposti ad accettare: se non cambia, finirà il mercato dei buoni pasto".