Economia

Gas, da Mosca nuova stretta per Italia e Germania. I costi si impennano del 10%

Gas, da Mosca nuova stretta per Italia e Germania. I costi si impennano del 10%
Eni scrive a Gazpro di aumentare i flussi ma riceve solo il 65% di quanto chiesto. La minaccia di fermare il Nord Stream gonfia le quotazioni in Europa a 124 euro
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ROMA - Mosca aumenta la pressione sull'Europa, usando la principale arma economica di cui dispone: il gas. Ai tagli delle forniture a Germania e Italia, che ieri sono cresciuti ancora, si aggiungono quelli a Francia e Austria. Ma soprattutto, da Mosca si concretizza l'ipotesi della chiusura totale del Nord Stream, il gasdotto che partendo dalla Russia approda in territorio tedesco passando sotto il Mar Baltico.

Le ragioni addotte sono le stesse dei tagli alle forniture: i problemi nelle riparazioni delle turbine, fornite dal gruppo tedesco Siemens, per mancanza di componenti, a causa delle sanzioni. Ragioni che non convincono i leader europei: "I motivi per i tagli delle forniture ci viene detto che sono tecnici - ha affermato il presidente del Consiglio Mario Draghi, in visita a Kiev insieme al presidente francese Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Olaf Scholz -. Ce ne sono tante, ma una delle spiegazioni che ci è stata data è che la manutenzione di questi tubi richiede pezzi di ricambio, ma siccome ci sono le sanzioni questi pezzi non arrivano, quindi bisogna tagliare le forniture. Sia noi, sia la Germania, sia altri riteniamo che siano bugie".

Più possibilista il commissario Ue all'Economia, Paolo Gentiloni: "Per il momento parliamo di segnali che vengono inviati ad alcuni Stati membri, ma non decisioni vere e proprie da parete della Russia". Alla chiusura del Nord Stream non ci sarebbero alternative: il Nord Stream 2, ha ribadito Alexei Miller, amministratore delegato di Gazprom, "sarebbe pronto per il trasporto di gas in Europa", ma non può essere messo in funzione "perché non è certificato". In realtà, il processo autorizzativo è stato bloccato da Berlino all'indomani dell'invasione.

L'ipotesi della chiusura spaventa i mercati e fa impennare ancora di più i prezzi: alla Borsa di Amsterdam, che gestisce l'indice di riferimento europeo Ttf, il gas si è assestato su una quotazione di 135,2 euro al Mwh (+10,7% sul giorno precedente), dopo aver registrato in mattinata un balzo del 24% a 148,99 euro.

In Germania l'allarme è già alto dopo il taglio di oltre il 50% delle forniture di gas dalla Russia in due giorni: il vicecancelliere Robert Habeck ha rivolto un appello al Paese chiedendo di risparmiare energia il più possibile. "Ogni kilowattora aiuta in questa situazione", ha spiegato. In Italia l'Eni ha provato a ristabilire il flusso precedente al taglio del 15% di martedì, chiedendo il recupero delle quantità non ricevute. Ma, spiega un portavoce, "a fronte di una richiesta giornaliera di gas superiore di circa il 44% rispetto a quella avanzata il giorno prima, Gazprom ha comunicato che sarà consegnato solo il 65% delle forniture richieste".

Il risultato è quindi quello di un modesto aumento che non compensa i tagli. "Abbiamo tutte le contromisure pronte, ma la prima cosa è vedere se questa situazione si stabilizza o no", ragiona il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, aggiungendo che bisogna essere rapidi ma non precipitosi". E che solo se la diminuzione delle forniture dovesse essere confermata "si prenderanno le decisioni opportune", fermo restando che "abbiamo tutte le contromisure pronte". Cingolani lascia la porta aperta alla possibilità che le ragioni tecniche addotte dalla Russia per il taglio delle forniture possano essere autentiche, pur ipotizzando anche che si possa trattare di "una vera e propria rappresaglia di fornitura".

Ma intanto ai tagli nelle forniture di gas all'Italia e alla Germania di due giorni fa, ieri si sono aggiunti quelli all'Austria e alla Francia. E dalla Russia arrivano dichiarazioni contraddittorie: da un lato si parla di ragioni "tecniche" che riguardano i problemi alla centrale di Portovaya, che alimenta il gasdotto Nord Stream, e si afferma che la riduzione delle forniture all'Europa "non è un'azione deliberata", come conferma il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

Ma dall'altro il ceo di Gazprom Alexei Miller dichiara che la Russia garantirà "forniture stabili agli amici" di Mosca. Cosa che in effetti sta già avvenendo, perché, prosegue lo stesso Miller, "nei primi cinque mesi del 2022, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, Gazprom ha aumentato del 67,5% le forniture di gas degli oleodotti alla Cina". Una quantità che, calcolano gli addetti ai lavori, corrisponde proprio a quella "dirottata" dai Paesi Ue. "Nostro il prodotto, nostre le regole. Non giochiamo con le regole che hanno fatto gli altri", conferma il ceo di Gazprom.