Superbonus, le imprese con i cantieri congelati: "Rischiamo di fallire per crediti"
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiMILANO - "Siamo al paradosso: ci sono migliaia di imprese che rischiano di fallire per crediti". Stefano Crestini, imprenditore edile artigiano di Prato, camuffa in una battuta col suo accento toscano una realtà che Federica Brancaccio, neo presidente Ance, dipinge come "la tempesta perfetta sul settore delle costruzioni", con il rischio che tutto "imploda" con "costi sociali inimmaginabili". Il problema è ormai noto: il blocco del mercato dei crediti fiscali legato agli interventi edilizi, in primis il Superbonus 110%, lascia le imprese con il cassetto fiscale pieno di crediti che non riescono più a monetizzare. Perché le banche, Poste o Cdp faticano a comprarli. Queste, infatti, hanno esaurito il loro spazio fiscale: non potendoli portare in compensazione delle loro tasse, non ne prendono di nuovi. A un mese dalla pubblicazione del decreto Aiuti, che pure ha provato a smuovere le acque, il giro del fumo non è…
MILANO - "Siamo al paradosso: ci sono migliaia di imprese che rischiano di fallire per crediti". Stefano Crestini, imprenditore edile artigiano di Prato, camuffa in una battuta col suo accento toscano una realtà che Federica Brancaccio, neo presidente Ance, dipinge come "la tempesta perfetta sul settore delle costruzioni", con il rischio che tutto "imploda" con "costi sociali inimmaginabili". Il problema è ormai noto: il blocco del mercato dei crediti fiscali legato agli interventi edilizi, in primis il Superbonus 110%, lascia le imprese con il cassetto fiscale pieno di crediti che non riescono più a monetizzare. Perché le banche, Poste o Cdp faticano a comprarli. Queste, infatti, hanno esaurito il loro spazio fiscale: non potendoli portare in compensazione delle loro tasse, non ne prendono di nuovi. A un mese dalla pubblicazione del decreto Aiuti, che pure ha provato a smuovere le acque, il giro del fumo non è ripartito: gli istituti aspettano l'iter di conversione per capire quale sarà il quadro definitivo delle norme, magari con qualche ulteriore aggiustamento che i partiti hanno già messo sul tavolo.
Quel che va avanti è lo smaltimento di qualche arretrato o le cessioni che s'inserivano in accordi-quadro tra grandi imprese e banche. "Ma le pratiche che prima si facevano in una settimana, ora non vengono neanche affrontate prima di un mese", dice Fabio Sanfratello, costruttore a Palermo. "Le banche sono spaventate, e noi non possiamo prendere nuovi impegni: abbiamo credi già contrattualizzati per 20 milioni di euro, ma lavori potenziali per altri 20 milioni: sono pronti a partire ma non li possiamo sbloccare", aggiunge.
I dati Enea raccontano di lavori autorizzati per il 110% che crescono a un ritmo costante, circa 3 miliardi al mese da febbraio in poi: la previsione di spesa di 33,3 miliardi al 2036, indicata dal governo con la legge di Bilancio, era già superata di 400 milioni a fine maggio. Come mai, allora, tutti lamentano il blocco di fatto? Stefano Betti, imprenditore edile in Emilia Romagna, spiega che "i dati caricati all'Enea si riferiscono ai cantieri di febbraio-marzo: c'è un fisiologico ritardo nelle autorizzazioni, il rallentamento lo vedremo solo tra qualche mese".
Lo sforamento renderà attuale, con la prossima Manovra, il tema di postare nuove coperture. Ma nel frattempo i lavori potrebbero proseguire, visto che non si tratta di fondi a esaurimento, "se solo da un momento all'altro non fosse mancata la gamba finanziaria a una macchina che si era messa a regime", lamenta Fabio Tonelli, coordinatore del gruppo Superbonus di Oice, la Confindustria di ingegneri, architetti e consulenti. "Molte aziende sono andate avanti coi lavori, offrendo lo sconto in fattura ai committenti e confidando nella possibilità di cedere il credito al sistema finanziario", ricorda Betti. "Ora si ritrovano con grandi fatturati e liquidità azzerata, col rischio di non pagare fornitori e subappaltatori". Senza contare, aggiunge Tonelli, "tutti quei progetti che i professionisti hanno redatto e ormai non vedranno più la luce: siamo la prima categoria a restare col cerino in mano".
Per i condomini e committenti, il timore è che restino cantieri sospesi: se non si completa il salto di due classi di efficientamento energetico, però, l'Agenzia delle Entrate si potrà rivalere anche sui crediti già ceduti. Le piccole imprese sono quelle che registrano la maggior tensione. Perché hanno montato i ponteggi se non erano certe di poter cedere il credito? "Quando il Superbonus è andato a regime, non c'era questa sensazione di pericolo. Si contrattualizzava il lavoro, poi si caricava il credito nelle piattaforme e si vendeva. Da un momento all'altro il meccanismo si è fermato, anche i soggetti pubblici come Poste e Cdp hanno chiuso", ricorda Crestini. "Come si può biasimare un imprenditore che ha firmato un contratto per una villetta o un installatore di caldaie che ha realizzato tanti micro-interventi con lo sconto in fattura e ora è a corto di soldi?", aggiunge da presidente di Confartigianato edilizia.
"Molti - dice Claudio Giovine della Cna - hanno cassetti fiscali zeppi di crediti, per oltre la metà del loro fatturato". L'associazione stima che ci siano 33mila imprese a rischio, con lavori avviati e pacchetti di detrazioni per almeno 2,6 miliardi in attesa di esser ceduti. Portare a casa questi è vitale. Ma, se da una parte si confida nella ripartenza degli acquisti tra qualche settimana, crescono i dubbi a medio termine sulle nuove procedure. "Con l'aumento di tassi e inflazione, l'operazione di acquisto diventa meno interessante per gli istituti, se anche dovessero riuscire a cedere un po' dei loro crediti per liberare spazio fiscale", annota Giovine. Molti, infatti, hanno già messo mano alle condizioni: se prima compravano un 110% a 100-102, ora siamo a 96-99. Per di più, soprattutto nel caso dei lavori condominiali che sono assai complessi, la scadenza di fine anno prossimo per sfruttare a pieno il 110 non è così lontana come sembra.
L'urgenza, in ogni caso, è far ripartire le cessioni. I partiti chiedono che i crediti maturati su spese sostenute negli anni passati siano fruibili sine die, che le banche possano cederli non solo ai clienti professionali ma a tutte le Partite Iva con almeno 50mila euro di fatturato, una proroga dei tempi almeno per le unifamiliari e le case popolari e anche un meccanismo di convertibilità dei crediti in Btp. Su quest'ultimo ci sono dubbi tecnici, perché potrebbe generare un impatto sul debito pubblico (su cui, ad ora, non pesa il Superbonus).
Per Antonio Piciocchi, equity partner del tax di Deloitte (che fornisce la piattaforma di Intesa Sanpaolo) "ci sono aspetti normativi non ancora sufficientemente chiari". In primis, "la responsabilità del cliente cessionario del credito: basterebbe una Faq delle Entrate per chiarire che chi compra il credito dalla banca non può esser ritenuto responsabile del credito acquistato". Il secondo aspetto "è allargare la platea delle imprese che potranno acquistarli", ad esempio alle imprese "che non possono redigere il bilancio in forma abbreviata". Più a lungo periodo, Brancaccio torna a chiedere "una exit strategy efficace per famiglie e imprese". La sbornia da Superbonus rischia di lasciare troppi postumi.