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Il nuovo Atlante dell'energia, sotto il segno delle emissioni zero nel 2050

(ansa)
Serviranno comunque 25 milioni di barili al giorno di petrolio e la metà del gas attuale, ma con meno paesi produttori, il che porterà a maggiore volatilità dei prezzi. Ancora più insidioso il discorso per le terre rare, molto concentrate. Ecco come andrà riscritta la mappa geopolitica
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E adesso, Putin ha dato un'altra stretta al rubinetto del gas. Ormai, il grande gioco della geopolitica dell'energia si è installato dentro casa nostra: per quanto ancora luce, termosifoni, serbatoio dell'auto saranno ostaggio dei signori del gas e del petrolio? Della Russia abbiamo deciso di liberarci (faticosamente) nel giro di un paio d'anni, ma poi non ci troveremo appesi alle decisioni dell'emiro del Qatar? Be', comunque, fino a che non avremo conquistato il traguardo di emissioni zero, vero? O no? La risposta, purtroppo, è no. Raggiungere l'obiettivo di azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050 ci salva dalla catastrofe climatica, ma non ci libera affatto dalla geopolitica dell'energia. Il mondo dell'energia pulita ha una geopolitica diversa, ma neanche tanto: i protagonisti sono spesso gli stessi di oggi. E il percorso da compiere da qui al 2050 è tortuoso, tormentato, pieno di brutte sorprese.

Secondo la Iea, l'Age…

E adesso, Putin ha dato un'altra stretta al rubinetto del gas. Ormai, il grande gioco della geopolitica dell'energia si è installato dentro casa nostra: per quanto ancora luce, termosifoni, serbatoio dell'auto saranno ostaggio dei signori del gas e del petrolio? Della Russia abbiamo deciso di liberarci (faticosamente) nel giro di un paio d'anni, ma poi non ci troveremo appesi alle decisioni dell'emiro del Qatar? Be', comunque, fino a che non avremo conquistato il traguardo di emissioni zero, vero? O no? La risposta, purtroppo, è no. Raggiungere l'obiettivo di azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050 ci salva dalla catastrofe climatica, ma non ci libera affatto dalla geopolitica dell'energia. Il mondo dell'energia pulita ha una geopolitica diversa, ma neanche tanto: i protagonisti sono spesso gli stessi di oggi. E il percorso da compiere da qui al 2050 è tortuoso, tormentato, pieno di brutte sorprese.

Secondo la Iea, l'Agenzia internazionale per l'energia, che è un braccio dell'Ocse, l'organizzazione dei paesi industrializzati, nel mondo ad energia pulita del 2050  useremo solo un quarto del petrolio e metà del gas che usiamo oggi. Un vero e proprio crollo, insomma. Ma crollo non significa barili zero. Un quarto del petrolio di oggi vuol dire pur sempre 25 milioni di barili al giorno, l'equivalente di quanto producono complessivamente, attualmente, Arabia saudita, Russia e Iraq. E, attenzione alla dinamica economica. Poiché il consumo crolla, si investirà sempre meno nei combustibili fossili. Possibile che intere aree, come l'Europa e il Nord America abbandonino il loro sfruttamento. L'estrazione sarà dunque sempre più concentrata in pochi grandi produttori, tipo russi e sauditi, che resteranno attaccati ai combustibili fossili perché 25 milioni di barili restano sempre un bel business.

Ma, proprio perché sono di meno, i produttori rimasti avranno un potere di mercato anche superiore ad oggi. L'Iea avverte di aspettarsi una grande volatilità di prezzi, periodi di scarsità e di austerità obbligata, un tormentone che ci farà litigare con il barile ancora per qualche decennio.

Intanto, però, passeremo sempre più nel regno dell'energia pulita. Sole e vento, più o meno, li abbiamo tutti. Ma il loro sfruttamento passa attraverso l'utilizzo di materiali (ad esempio per le batterie) non altrettanto equamente distribuiti. Cobalto, nickel, litio, rame, terre rare (europio, ittrio ecc.): sono questi i mattoni della tecnologia del futuro. Nel mondo ad emissioni zero ne avremo bisogno in misura sei volte superiore ad oggi. Ma le hanno in pochi. Mentre nessuno, oggi, controlla più del 10 per cento del petrolio mondiale, queste nuove risorse sono molto più concentrate: cobalto, 50 per cento in Congo; terre rare, 50 per cento in Cina; litio 50 per cento in Australia.

Ecco la nuova geopolitica dell'energia e navigarla non sarà facile. Non basta. Gli esperti avvertono che le rinnovabili non sono sufficienti. Per avere emissioni zero nel 2050 bisogna raddoppiare il ricorso all'energia nucleare, secondo la Iea, e puntare in grande sull'idrogeno, che è destinato ad assorbire un terzo di tutte le transazioni commerciali in materia di energia. E questo è un altro scossone alla geopolitica. I signori del nucleare e dell'idrogeno saranno quelli che, per primi, stabiliranno gli standard operativi per le infrastrutture di produzione e trasporto dell'idrogeno e per le nuove centrali nucleari. Dunque, chi?

Con il miraggio della fusione e del nucleare sicuro, l'energia atomica ha di fronte grandi salti tecnologici. Se la tecnologia resta quella di adesso, però, il pallino è nelle mani di chi sta effettivamente costruendo, oggi, nuove centrali. Il 50 per centro delle nuove centrali le sta costruendo la Russia e un altro 20 per cento la Cina. E l'idrogeno? Probabilmente viaggerà via tubo, magari negli oleodotti di oggi. Per avere l'idrogeno verde, cioè prodotto da fonti rinnovabili, occorrono due cose: molto sole e molti soldi da investire. Nessuno è in posizione migliore, sia sul sole che sui soldi, dei paesi del Golfo: Arabia, Qatar, Kuwait, Emirati, Iraq, Iran. Aggiornare l'atlante dell'energia al 2050 non costerà troppa fatica.