Economia

La leadership gentile di Silvia Lombardi, l'ingegnere che guida i sistemi gestionali dell'aeroporto di Bologna

La leadership gentile di Silvia Lombardi, l'ingegnere che guida i sistemi gestionali dell'aeroporto di Bologna
Donne impresa. "Sono ancora una mosca bianca in questo settore, ma c'è massima collaborazione", spiega la manager specializzata in elettronica. Mamma felice a 17 anni, appassionata di gialli e di cucina. Ma anche di innovazione e qualità
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Dietro i monitor che macinano orari dei voli e destinazioni, ai check in, ai gate d’imbarco e ai controlli di sicurezza c’è una esperta di hi-tech e qualità. Silvia Lombardi, ingegnere elettronico, è a capo dei sistemi gestionali e degli strumenti di comunicazione al passeggero dell’aeroporto di Bologna, il settimo d’Italia, intitolato al fisico e inventore italiano Guglielmo Marconi. Direttore di ‘Innovation, information and communication technologies and quality’, Lombardi è stata nominata il primo marzo del 2021, in piena pandemia, cosa non tanto scontata in quel momento per una società privata e con soci pubblici, quotata in Borsa.
Laureata a Bologna con master in Innovation technology management, la manager segue e controlla l’apparato finanziario, l’amministrazione, tutti gli applicativi interni, la gestione delle gare, dei fornitori, la rete internet e intranet, i data center gestiti in house, la gestione delle relazioni con i clienti, il sito web, i canali di comunicazione social e il mondo della cyber security contro gli eventuali attacchi alle infrastrutture del terminal.

Una leadership ‘gentile’ è la cifra di Silvia Lombardi, apprezzata e bene accolta in un mondo che al suo arrivo era a prevalenza maschile. “Nel 2006 l’aeroporto cercava personale, stava ingegnerizzando i propri sistemi gestionali. Io avevo un’esperienza di questo tipo, ho lavorato per sei anni come analista informatico di Crif, Centrale rischi finanziari a Bologna, che forniva servizi software alle banche, e ho risposto all’annuncio. Nell’area dell’information technology mi sono trovata unica donna, ultima arrivata, tra colleghi che sono tuttora qui con me e con i quali siamo cresciuti”.

Lungo il percorso di innovazione dello scalo aereo che iniziava allora, Silvia Lombardi ha avuto l’incarico di coordinare un piccolo gruppo di validissimi collaboratori. “Il mio capo è andato in pensione e io gli sono subentrata, una persona molto importante e corretta, che mi ha trasmesso dei valori. Se mi confronto con gli altri aeroporti, anche quelli più grandi, sono ancora una mosca bianca, vista come una donna coraggiosa, mai considerata una rivale. Ho un ottimo rapporto con i miei omologhi che spesso mi consultano perché hanno bisogno di un mio punto di vista. Massima collaborazione”.

Ma come si diventa un capo? “Per tenacia anzitutto. Ho sempre cercato di raggiungere gli obiettivi che mi venivano chiesti. Avevo una formazione e un modo di lavorare che i vertici hanno considerato vincente, ma siamo noi, come gruppo, a essere una forza. Vincente è lo spirito di squadra. Poi, forse per i miei trascorsi, sono anche un po’ materna verso di loro, ho cercato di creare un bel team, in maniera trasparente. Per concentrarmi negli anni anche su quello che mi serviva per crescere”.

Nata nel 1971 nel paesino termale di Bagno di Romagna, allora piuttosto sperduto, oggi attrazione turistica, dove la scuola superiore non c’era, Silvia Lombardi per il liceo scientifico si è spostata a Firenze, vivendo in un convitto di suore. Sia lei che sua sorella Laura più piccola di quattro anni, hanno dichiarato da subito di voler fare l’ingegnere. “Sono sempre stata portata per la matematica, e volevo studiare le nuove tecnologie, era il momento in cui si apriva il mondo delle telecomunicazioni”. La mamma Giuseppina lavorava in ospedale, il papà Franco impiegato di banca.

In quarta liceo l’evento che la mette su un percorso inaspettato. “Sono diventata mamma. Ho finito le scuole superiori con tutte le difficoltà del caso, mio figlio Michele è nato a metà del quinto anno. Per fare Ingegneria mi sono trasferita a Bologna, era più comodo per me. Quando stavo per laurearmi ho avuto la proposta di lavorare come analista funzionale presso la Crif di Bologna. Cercavano giovani che uscivano dall’università: è stata la mia fortuna, un’ottima palestra su certi temi”. Nel difficile periodo da neomamma, le è stata accanto e di grande aiuto morale e materiale la famiglia. “Senza di loro non ce l’avrei fatta. Un ruolo decisivo l’ha avuto anche la mia carissima amica Isella. Mi ha ospitata in casa sua mentre andavo a scuola con il pancione nel periodo della gravidanza. Un sostegno unico come si può immaginare”.

Il suo stile di leadership, l’umiltà di ammettere talvolta di saperne meno di altri. “Ho come collaboratori dei tecnici molto bravi, ma è mia la capacità di far funzionare la macchina e credo che essere donna e anche essere mamma, e la vita che ho vissuto, mi abbiano aiutato. Devo moltissimo anche al mio primo capo Roberto Raciti e a Patrizia Muffato, mio precedente direttore”. Nel 2018 l’amministratore delegato dell’aeroporto Marconi, l’ingegnere Nazareno Ventola ha voluto mettere insieme le tecnologie che offre il mercato su alcuni servizi e nell’approccio verso i clienti, insieme alla qualità. L’idea era che si potesse lavorare in maggiore sinergia. “Nel 2019 siamo riusciti a fare moltissime cose: il piano strategico dell’innovazione e della trasformazione digitale, con tante attività e un percorso di contaminazione all’interno dell’azienda di idee nuove e di cambiamento. Non è facile in una realtà come questa, che ha poco turn over, far cambiare modo di lavorare a persone che sono qui da tanti anni”.

Gli aeroporti hanno pesantemente accusato la crisi venuta con la pandemia. “Avevamo chiuso il 2019 con risultati record ma i due anni successivi sono stati molto difficili. Nel 2020 è stata attivata per la prima volta la cassa integrazione per i  483 dipendenti, e quando ho dovuto comunicare che si doveva lavorare un giorno o due alla settimana è stata una grandissima sofferenza. Vedere l’aeroporto spegnersi pian piano è stato emotivamente un brutto momento. Io sono una persona positiva, le cose della vita mi hanno portato a dire che si può fare tutto con buona volontà e in condizioni di contesto favorevoli. Adesso per fortuna ci stiamo riprendendo. I dati di questi mesi sono incoraggianti, c’è voglia di viaggiare, siamo ripartiti anche noi con tante attività”. La particolare congiuntura causata dal Covid, ha portato in compenso l’aeroporto di Bologna a diventare nel 2021 il terzo scalo italiano nel settore cargo. In questa area su 15 dipendenti, le donne sono 13. I ricavi del gruppo sono stati l’anno scorso di 58,5 milioni di euro, nel 2019, pre-covid, erano 125,1 milioni. I passeggeri sono stati 4,1 milioni mentre erano 9,4 milioni nel 2019.

La competenza nei settori tecnici è in continua evoluzione. “Non ci possiamo fermare. Siamo costantemente aggiornati con corsi ad hoc, fiere di settore, webinar e un training center interno. Ho compiuto 51 anni e credo che ci siano ancora possibilità di progresso in termini di carriera. Ora sono esattamente dove avrei voluto essere. Ad alcune cose interessanti ho rinunciato volutamente. Sono grata all’azienda che mi ha fatto crescere, ha investito su di me. E vedo nel nostro settore, specie quando partecipo a incontri con i miei corrispettivi di altri scali aerei, che quello che possiamo portare noi come aeroporto Marconi non è da meno. Anche sul tema innovazione abbiamo cercato di essere dei pionieri”.

Nel 2013 l’aeroporto Marconi ha vinto il premio nazionale per l’innovazione nel turismo. Era un brevetto della macchina per il controllo dei bagagli a mano, considerato un’eccellenza. “L’impegno è tanto, siamo costantemente sotto pressione. Non sono in generale ansiosa ma abbastanza razionale, relativizzo molto su ciò che può essere grave nella vita. Mio figlio ha 32 anni, è sposato, vive a Cesenatico. Se ci penso adesso, a crescere un bambino a 17 anni mi ha aiutato anche un bel po’ d’incoscienza. È stato bello e lo è tutt’ora. Grandi sacrifici, dai 18 ai 28 anni non ho potuto fare quello che in genere si fa. Ho dovuto rinunciare a viaggiare, a stare con gli amici, quando studiavo tante cose non le ho fatte. Nel 2000 mi sono sposata con Emiliano, che ogni giorno mi aiuta”.

Viaggiare le piace moltissimo, ha ripreso a farlo. È stata in quasi tutta Europa, Nord Africa, Emirati, non ha ancora esplorato l’America, “manca il tempo di fare viaggi lunghissimi. Prima della pandemia mi muovevo spesso per lavoro nei circuiti esteri”. Ama cucinare e mangiare, passeggiare in montagna, nel Parco nazionale delle foreste casentinesi, patrimonio Unesco. “E a Bagno di Romagna ci sono i miei genitori e le mie rose. Le ho ereditate da un nonno che le aveva piantate ormai 30 anni fa e cerchiamo di farle sopravvivere. Amo il bricolage in generale, mio marito è appassionato di scultura in legno, lui crea e io coloro oggetti a supporto nella manutenzione del ‘Sentiero degli gnomi’ di Bagno di Romagna, decorazione e realizzazione di casette in legno da posizionare sul percorso. Ho un bellissimo acquario, mi piacerebbe leggere di più ma non ho molto tempo e sono un’amante di libri gialli, da Agatha Christie agli autori moderni, passione che mi ha trasmesso mio padre”.

Con il Marconi la manager ha aderito a una rete di aziende del territorio che promuove le pari opportunità sulle tematiche di conciliazione tra lavoro e famiglia. “Ho parlato anche al liceo del mio paese, ora c’è, e ho avuto modo di raccontare ai ragazzi la mia carriera. Li trovo sempre molto interessati a cercare di capire quali possono esser le professioni del futuro. Aver fatto esperienze all’estero ai tempi della scuola o dell’università è una delle cose che mi manca. Forse adesso sarebbe più facile. Mi piacerebbe tornare ai miei 30 anni con la stessa volontà e le possibilità che ci sono ora di essere connessi”.