Bollette, altri 3 miliardi per limitare gli aumenti. Gas: non scatta ancora l'allarme
di Luca Pagni , di Luca PagniROMA - Gas: non scatta lo stato di “allerta”, figuriamoci quello di “emergenza”. Nonostante il taglio da parte di Gazprom, il colosso dell’energia controllato dal Cremlino che da una settimana manda in Italia il 15% delle forniture in meno, la situazione rimane sotto controllo. La materia prima non manca, sostituita dalle importazioni da altri paesi. Per cui il Comitato tecnico presieduto dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha per il momento stabilito che il nostro Paese rimane al livello di “pre-allerta”.
Ma non per questo non ci saranno novità. Come ha dichiarato ieri il ministro Cingolani, si sta valutando se dare il via libera nei prossimi giorni a un maggior utilizz…
ROMA - Gas: non scatta lo stato di “allerta”, figuriamoci quello di “emergenza”. Nonostante il taglio da parte di Gazprom, il colosso dell’energia controllato dal Cremlino che da una settimana manda in Italia il 15% delle forniture in meno, la situazione rimane sotto controllo. La materia prima non manca, sostituita dalle importazioni da altri paesi. Per cui il Comitato tecnico presieduto dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha per il momento stabilito che il nostro Paese rimane al livello di “pre-allerta”.
Ma non per questo non ci saranno novità. Come ha dichiarato ieri il ministro Cingolani, si sta valutando se dare il via libera nei prossimi giorni a un maggior utilizzo delle sei centrali a carbone ancora in attività per produrre elettricità (sulla carta dovranno chiudere entro il 2025), risparmiando così sul consumo di gas. In questo modo, ce ne sarà di più da indirizzare verso gli stoccaggi, i depositi dove si immagazzina il metano durante l’estate per poi essere usato in inverno e, per l’appunto, in casi di emergenza.
Ma non solo: domani il Consiglio dei ministri presenterà un emendamento al decreto Aiuti per stanziare 3 miliardi per limitare gli aumenti nelle bollette dell’energia, dal taglio agli oneri di sistema per l’elettricità alla sterilizzazione al 5% dell’Iva per il gas. Mentre in un intervento successivo, Palazzo Chigi provvederà a rinnovare il taglio delle accise sui carburanti per limitare i rincari al distributore, in scadenza il prossimo 8 luglio.
Ma andiamo con ordine. Quali sono le ragioni con cui il Comitato tecnico del ministero ha mantenuto lo stato di pre-allerta? Sostanzialmente, i motivi sono tre. Il primo è logistico: non ci sono problemi di forniture, al punto che su una domanda di circa 160-170 milioni di metri cubi di gas al giorno l’offerta raggiunge anche i 200 milioni e in qualche giorni gli operatori italiani vendono persino piccole quote all’estero, mentre il rimanente va verso gli stoccaggi.
Il secondo elemento è operativo. Il livello di pre-allarme consente già di intervenire d’urgenza, se ce ne fosse bisogno: come chiedere alle centrali a carbone di lavorare di più o razionando il gas verso le industrie energivore. Infine, il terzo elemento: una comunicazione intempestiva potrebbe allarmare gli investitori facendo salire ancora di più il prezzo del gas sui mercati finanziari (che ieri ha superato in Europa i 126 euro al megawattora), dando la sensazione di un Paese in difficoltà. Cosa che al momento non è.
Il ministro, in ogni caso, domani incontrerà gli operatori e i proprietari degli impianti di stoccaggio. Chiederà che vengano intensificati gli acquisti: una “moral suasion” visto che si tratta di operatori privati. Caso a parte Snam che è controllata dal ministero dell’Economia tramite Cdp e che potrebbe aumentare la sua quota nei depositi. Non è escluso, come ha fatto intendere sempre ieri Cingolani, che ci sia un provvedimento che “incentivi” gli operatori: in particolare, potrebbero essere anticipate le garanzie bancarie che gli operatori sono obbligati a presentare nel momento in cui prenotano capacità negli stoccaggi. Al momento il livello nei depositi è al 55%, qualche punto in meno dello stesso periodo dell’anno scorso. Ma quando non c’era la guerra in Ucraina e la tempesta sui prezzi dell’energia era solo agli albori.