✕

Più partner e rigassificatori: così l’Italia riesce (per ora) a evitare l’emergenza

Ascolta l'audio

2 minuti di lettura

ROMA - Il ministro Roberto Cingolani lo ha detto con piglio da guascone, evidentemente soddisfatto - una volta tanto - che l’Italia sia stata più previdente delle formichine tedesche. «Noi non abbiamo bisogno di alzare il livello di allarme sul gas come ha fatto la Germania». E poi aggiunge: «Stiamo molto meglio degli altri, non c’è confronto».

L’ex direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, chiamato dal premier Mario Draghi a guidare il ministero della Transizione ecologica, non ha proprio tenuto un profilo istituzionale nel commentare con i cronisti le ultime notizie in arrivo da Berlino. Ma nella sostanza ha ragione: nonostante l’Italia, per i suoi consumi energetici, usi più o meno la stessa quantità di gas della Germania, i tedeschi sono maggiormente in difficoltà di fronte al taglio delle forniture decise dalla Russia nelle ultime settimane.

ROMA - Il ministro Roberto Cingolani lo ha detto con piglio da guascone, evidentemente soddisfatto - una volta tanto - che l’Italia sia stata più previdente delle formichine tedesche. «Noi non abbiamo bisogno di alzare il livello di allarme sul gas come ha fatto la Germania». E poi aggiunge: «Stiamo molto meglio degli altri, non c’è confronto».

L’ex direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, chiamato dal premier Mario Draghi a guidare il ministero della Transizione ecologica, non ha proprio tenuto un profilo istituzionale nel commentare con i cronisti le ultime notizie in arrivo da Berlino. Ma nella sostanza ha ragione: nonostante l’Italia, per i suoi consumi energetici, usi più o meno la stessa quantità di gas della Germania, i tedeschi sono maggiormente in difficoltà di fronte al taglio delle forniture decise dalla Russia nelle ultime settimane.

E questo per un motivo molto preciso: già a partire dall’anno scorso, ancora prima della crisi scatenata dall’aggressione della Russia all’Ucraina, l’Italia ha aumentato le importazioni da fornitori alternativi a Gazprom, il colosso energetico controllato dal Cremlino. E che Vladimir Putin usa come arma politica per fare pressioni sull’Unione europea alleata di Kiev.

L’ultimo Bollettino economico della Bce lo mette nero su bianco. A differenza del nostro Paese, Berlino è rimasta ancorata ai suoi fornitori tradizionali. Che poi sono sostanzialmente due (come si può vedere dal grafico pubblicato in pagina): la Norvegia, per una quota minoritaria e soprattutto la Russia. Ancora di più: solo alla fine del 2021, la Germania ha fermato il processo autorizzativo che avrebbe portato al raddoppio del Nord Stream, il gasdotto che partendo dalla costa russa approda in territorio tedesco, passando sul fondo del Mar Baltico. Se fosse entrato in funzione, Berlino ora si troverebbe in una situazione di ancora maggiore dipendenza da Gazprom.

Diversa la situazione italiana dove negli ultimi anni, sia sotto le pressioni di Bruxelles sia di quelle americane, si è lavorato per diversificare le fonti di approvvigionamento. Il gas, in Italia, arriva attraverso i gasdotti, ma anche via nave, con le spedizioni di Gnl (Gas naturale liquefatto). Questo grazie ai tre rigassificatori attivi nel nostro Paese (La Spezia, Livorno e Rovigo), più altri due in arrivo con l’acquisto di navi gasiere riadattate. Mentre la Germania non ha in servizio al momento alcun rigassificatore, avendo avviato solo quest’anno le procedure per la costruzione dei primi due.

Inoltre va detto che Palazzo Chigi, già con i governi precedenti, ha schierato i suoi colossi di stato per garantire forniture da più fonti. Negli ultimi anni Snam ha preso il controllo di una serie di infrastrutture (sia gasdotti che rigassificatori) in modo da poter lavorare su più fronti. E dopo lo scoppio della guerra, con l’obiettivo di ridurre il più possibile la dipendenza della Russia che garantisce circa 25-30 miliardi di metri cubi di gas all’anno, è scesa in campo Eni. La società di San Donato ha intensificato i rapporti con i partner storici. A cominciare dall’Algeria, da cui già da questo inverno arriverano fino a 8-9 miliardi di metri cubi in più. Ma anche dalla Libia e dall’Egitto. In prospettiva, attraverso Eni, l’Italia potrà contare su Gnl in arrivo da Congo, Angola, Mozambico e più avanti anche dal Qatar.

Già quest’anno, invece, arriverà più gas dall’Azerbaijan, che potrebbe garantire 2-3 miliardi di metri in cubi in più attraverso il gasdotto Tap che dal Caspio raggiunge la costa del Salento. Anche gli Stati Uniti hanno promesso almeno 30 miliardi di Gnl in più all’Europa per il prossimo inverno, di cui una parte all’Italia. Le due nuove navi rigassificatrici che saranno gestite da Snam servono proprio a questo: garantire la capacità di lavorare il gas aggiuntivo.