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Draghi: "La crisi dell'energia non deve produrre il ritorno del populismo"

L'intervento del premier durante la sessione di lavoro del G7. "Liberarsi il prima possibile dalla dipendenza energetica dalla Russia, e investire nelle infrastrutture per l'idrogeno"
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SCHLOSS ELMAU - La cravatta lilla di Mario Draghi scivola via un attimo prima della foto di famiglia. «Così sembreremo più informali», ha proposto ai Sette Boris Johnson, «più forti di Putin. Anzi, perché non leviamo anche la giacca?». Su Kiev piovono missili, il G7 si arrotola le maniche. Più che di dress code, però, il premier vuole occuparsi di gas e populismi. Prende la parola e dà forma agli incubi peggiori dell’Occidente in guerra. «Dobbiamo evitare gli errori commessi dopo il 2008 — è il suo esordio — la crisi energetica non deve produrre un ritorno del populismo».

G7, Draghi: "Investimenti in infrastrutture gas, poi puntare a idrogeno"

Tutti pensano ai sovranisti d’Italia, quelli di ieri e quelli che scalpitano per domani. Ma è come se nella stanza si materializzasse anche Donald Trump, a braccetto con Mari…

SCHLOSS ELMAU - La cravatta lilla di Mario Draghi scivola via un attimo prima della foto di famiglia. «Così sembreremo più informali», ha proposto ai Sette Boris Johnson, «più forti di Putin. Anzi, perché non leviamo anche la giacca?». Su Kiev piovono missili, il G7 si arrotola le maniche. Più che di dress code, però, il premier vuole occuparsi di gas e populismi. Prende la parola e dà forma agli incubi peggiori dell’Occidente in guerra. «Dobbiamo evitare gli errori commessi dopo il 2008 — è il suo esordio — la crisi energetica non deve produrre un ritorno del populismo».

G7, Draghi: "Investimenti in infrastrutture gas, poi puntare a idrogeno"

Tutti pensano ai sovranisti d’Italia, quelli di ieri e quelli che scalpitano per domani. Ma è come se nella stanza si materializzasse anche Donald Trump, a braccetto con Marine Le Pen. Tutti i partiti antisistema dell’ultimo decennio. Chi può dirsi al sicuro, attorno al tavolo di Elmau? Emmanuel Macron annuisce, rilancia: «Dobbiamo ascoltare la rabbia della gente. Quando prendiamo decisioni, è giusto tenere in considerazione l’opinione pubblica».

Draghi si incarica di aprire un varco. Con un ragionamento politico, stavolta. «Un tetto al prezzo dell’energia è un obiettivo geopolitico, oltre che economico e sociale». Se potesse completare il ragionamento, direbbe: nel 2023 in Italia si vota, volete soffiare sul fuoco delle bollette e ritrovarvi ai tempi dei gialloverdi anti-euro e anti-tutto? Certo, il premier agita lo spettro per ottenere un risultato sul gas.

Ma è evidente che i Grandi riuniti in cima alle Alpi bavaresi non possono più sottovalutare la zavorra della crisi energetica, che fa ballare le democrazie: Macron deve formare un governo senza maggioranza, Boris Johnson da mesi barcolla, Joe Biden può restare dimezzato nelle elezioni di medio termine a novembre. «Per rendere sostenibili le sanzioni — è la filosofia del presidente del Consiglio — dobbiamo agire». Basta volerlo: «Abbiamo gli strumenti per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, compensare le famiglie e le imprese, tassare le aziende che fanno profitti straordinari».

Certo, c’è chi tentenna, lacerato dai dubbi, incastrato dalla paura di una ritorsione immediata. Olaf Scholz, il padrone di casa. Si sta ammorbidendo, Biden può dargli l’ultima spinta. Quando gli parlano di populismi, il Cancelliere segnala un timore, mostra una consapevolezza: «L’aumento del prezzo del gas colpisce le famiglie. E siamo preoccupati per l’inflazione». È l’altro timore di Draghi, una spirale che angoscia.

Tetto sull’energia, dunque. Roma spera nella sponda di Biden. L’americano guarda fisso l’italiano quando chiede a tutti di fare concorrenza alle autocrazie attraverso l’unità negli investimenti. I due potrebbero parlarsi oggi, oppure al vertice Nato di Madrid. A sostenere la battaglia di Roma sul gas, intanto, c’è anche Macron. Il concetto di price cap sul gas dovrebbe essere contenuto nella dichiarazione finale, con un richiamo alle scelte dell’ultimo Consiglio europeo. Un po’ poco, per Draghi.

Ne discute prima col presidente francese, poi con Ursula von der Leyen mentre passeggia nel giardino verde pastello del Castello di Elmau. Chiede «più coraggio». Anche Macron preme: «Usiamo parole più nette». Senza temere Putin, che minaccia a suon di missili sulla capitale d’Ucraina. L’obiettivo, reagisce l’ex banchiere, «è eliminare per sempre la nostra dipendenza da Mosca».