✕

Non solo Russia, Biden porta al G7 la sfida alla Cina

(afp)
Petrolio, armi e aiuti: al vertice in Germania gli Stati Uniti cercano un fronte comune. L’obiettivo è isolare le autocrazie, con un piano di investimenti per nuovi alleati
2 minuti di lettura

SCHLOSS ELMAU - Rafforzare l’isolamento della Russia e rilanciare quello della Cina, come due aspetti della stessa emergenza, cioè la sfida geopolitica epocale che le autocrazie hanno scatenato contro le democrazie. Una minaccia che richiede un fronte unito tra gli alleati, per rispondere in maniera coordinata nel lungo termine. È l’obiettivo con cui Biden è arrivato ieri sera in Germania per il G7, confermato dalla notizia pubblicata dal New York Times secondo cui in territorio ucraino già operano forze speciali Usa per aiutare i militari locali a ricevere ed usare le nuove forniture di armi.

Durante il volo sull’Air Force One, il portavoce Kirby ha detto che sul tavolo dei G7 ci saranno anche lo sfruttamento del lavoro forzato da parte della Cina, il furto di proprietà intellettuale, e altri temi simili che dimostrano come Pechino non stia interpretando un ruolo responsabile sulla scena mondiale. Se a questo si somma l’appo…

SCHLOSS ELMAU - Rafforzare l’isolamento della Russia e rilanciare quello della Cina, come due aspetti della stessa emergenza, cioè la sfida geopolitica epocale che le autocrazie hanno scatenato contro le democrazie. Una minaccia che richiede un fronte unito tra gli alleati, per rispondere in maniera coordinata nel lungo termine. È l’obiettivo con cui Biden è arrivato ieri sera in Germania per il G7, confermato dalla notizia pubblicata dal New York Times secondo cui in territorio ucraino già operano forze speciali Usa per aiutare i militari locali a ricevere ed usare le nuove forniture di armi.

Durante il volo sull’Air Force One, il portavoce Kirby ha detto che sul tavolo dei G7 ci saranno anche lo sfruttamento del lavoro forzato da parte della Cina, il furto di proprietà intellettuale, e altri temi simili che dimostrano come Pechino non stia interpretando un ruolo responsabile sulla scena mondiale. Se a questo si somma l’appoggio offerto a Putin in Ucraina, comprando il suo petrolio e aiutandolo a costruire un’alleanza alternativa a quella occidentale, dovrebbero cadere le riserve degli europei a prendere iniziative capaci di danneggiare l’economia della Repubblica popolare, nonostante il rischio di una recessione globale sullo sfondo. Si discuteranno soprattutto due iniziative pratiche, una al G7 e l’altra al successivo vertice Nato di Madrid. Alle tre di oggi pomeriggio il programma di Schloss Elmau prevede una sessione dedicata alla Global Infrastructure Partnership, seguita da una dichiarazione alle cinque. È l’alternativa alla nuova Via della Seta che Biden aveva lanciato al G7 dell’anno scorso in Cornovaglia, definendola Build Back Better World, ossia la versione mondiale del suo piano per riformare l’economia americana su basi più eque. Questo programma finora è stato bloccato dal Congresso negli Usa, ma il presidente vuole rilanciare la parte internazionale, presentando progetti concreti per gli investimenti nelle infrastrutture di paesi a basso reddito in Africa e America Latina. Lo scopo è sfilarli dall’abbraccio di Pechino. A Madrid poi il nuovo concetto strategico della Nato citerà per la prima volta la Cina, definendola una fonte di preoccupazione per la sicurezza, oltre all’economia. Un salto di qualità della sfida, a partire dalle minacce contro Taiwan, che ha irritato Pechino al punto di spingerla a rispondere smentendo di essere un pericolo per la Nato.

Se la Repubblica popolare è la faccia più preoccupante della sfida delle autocrazie, sull’altro lato della medaglia c’è la Russia che la guerra l’ha scatenata davvero. Washington ha stanziato altri 450 milioni di dollari di aiuti militari, tra cui 4 nuovi lanciarazzi Himars, e secondo l’Army Secretary Christine Wormuth ha posizionato cellule di commando in Ucraina, non al fronte, per aiutare la consegna e l’impiego. Ora gli Usa si aspettano che anche gli alleati aumentino le forniture. Perché è vero che Mosca avanza nel Donbass, ma secondo l’intelligence americana e britannica sta esaurendo la sua capacità di spinta militare, e con le nuove armi Kiev potrà quanto meno fermarla nelle prossime settimane.

Al G7 però si parlerà soprattutto delle iniziative economiche per contrastare Putin, partendo dall’energia. Da quando è cominciata la guerra, i paesi Ue hanno pagato a Mosca 33 miliardi di dollari per il petrolio, usati per finanziare l’aggressione. Quindi Bruxelles ha deciso il bando, che però entrerà in vigore solo 5 dicembre, parzialmente. Gli Usa vogliono che i profitti della Russia calino subito, senza però far sparire il suo greggio dal mercato globale, perché alimenterebbe inflazione. Perciò la segretaria al Tesoro Yellen lavora ad un tetto sul prezzo, in base a cui verrebbe pagato a Putin solo il costo di produzione dei barili. Per costringerlo ad accettare, lui e i paesi come l’India che fanno incetta del suo petrolio scontato, verrebbe usata la leva dei finanziamenti e delle assicurazioni. Chi rispetta il tetto verrà esentato dalle sanzioni e potrà assicurare le petroliere; chi lo rifiuterà sarà escluso dalle polizze, incorrendo in costi e rischi insostenibili. Il cancelliere tedesco Scholz non è convinto, perché dice che il tetto funzionerebbe solo se fosse universale, e sarà difficile garantirlo. Poi teme che Putin risponda chiudendo i rubinetti del gas, mandando in tilt la sua economia, che non può scendere sotto il 30% di forniture di metano da Mosca. Scholz invece condivide la proposta del premier italiano Draghi di definire uno schema e una timeline per risolvere la crisi del grano. Si lavora poi al bando delle importazioni di oro dalla Russia e un piano Marshall per ricostruire l’Ucraina, che chiederà alla Nato di riconoscerla come pilastro della sua sicurezza, anche se esterno.