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Via della Seta, Xi cambia strategia: meno maxi-progetti, ora è un'arma di "soft power"

(ansa)
La Belt&Road Initiative ha visto rallentare i denari messi sul piatto per i mega-progetti infrastrutturali. Secondo gli analisti "la grande visione di Xi Jinping si sta evolvendo in uno strumento di governo più versatile"
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PECHINO - Una Via della Seta reinventata e in continuo aggiornamento. Soprattutto a causa della pandemia, che ha interrotto le catene di approvvigionamento globali e chiuso le frontiere internazionali, la Cina ha iniziato a rimodulare la sua Belt&Road Initiative, il grande progetto lanciato ormai nove anni fa dal presidente Xi Jinping che mira a collegare le città chiave del Dragone ai popolosi mercati del Sud-Est asiatico e a quelli europei attraverso l'Asia centrale, sfruttando al contempo le risorse e il potenziale latente dell'Africa attraverso il Medio Oriente. A fare luce sulle traiettorie della leadership di Pechino, all'indomani dell'iniziativa lanciata al G7 di una sorta di contro-Via della Seta da 600 miliardi - "ci opponiamo alla promozione di calcoli geopolitici in nome della costruzione di infrastrutture, e alle parole e ai fatti che diffamano l'iniziativa Belt and Road", il commento del portavoce del Ministero degli esteri cinese…

PECHINO - Una Via della Seta reinventata e in continuo aggiornamento. Soprattutto a causa della pandemia, che ha interrotto le catene di approvvigionamento globali e chiuso le frontiere internazionali, la Cina ha iniziato a rimodulare la sua Belt&Road Initiative, il grande progetto lanciato ormai nove anni fa dal presidente Xi Jinping che mira a collegare le città chiave del Dragone ai popolosi mercati del Sud-Est asiatico e a quelli europei attraverso l'Asia centrale, sfruttando al contempo le risorse e il potenziale latente dell'Africa attraverso il Medio Oriente. A fare luce sulle traiettorie della leadership di Pechino, all'indomani dell'iniziativa lanciata al G7 di una sorta di contro-Via della Seta da 600 miliardi - "ci opponiamo alla promozione di calcoli geopolitici in nome della costruzione di infrastrutture, e alle parole e ai fatti che diffamano l'iniziativa Belt and Road", il commento del portavoce del Ministero degli esteri cinese - sono due rapporti appena pubblicati. 

Per capire il riposizionamento basta dare un'occhiata ai numeri raccolti da Refinitiv. Molti progetti su larga scala sono stati abbandonati o hanno subito delle battute d'arresto (almeno 15). Calano gli investimenti: l'anno scorso sono stati annunciati progetti per un valore di 13,66 miliardi di dollari, in calo rispetto agli 80 del 2020 e ai quasi 200 dell'anno precedente. "La Bri si sta trasformando da finanziamento di infrastrutture a strumento di soft e hard power", sintetizza invece il paper del think tank Bruegel.

"La Bri sta attraversando un processo di riequilibrio: le esigenze economiche della Cina stanno cambiando, alle prese con il rallentamento della crescita interna e con i tentativi di gestire l'impatto prolungato del Covid", si legge nello studio di Refinitiv. Pechino ha iniziato a tendere la mano agli Stati entrati a far parte della sua iniziativa in altri modi: con i vaccini e altro materiale medico (2 miliardi di dosi a 120 Paesi) e finanziamenti per migliorare i sistemi sanitari. Con più "progetti verdi" per venire incontro alle sfide del cambiamento climatico e per produrre energia pulita.

"I risultati sono finora contrastanti. È indubbio che una parte dei 3,49 trilioni di dollari impegnati in tutti questi anni per i progetti Bri sia stata una manna per molte economie emergenti. Con l'esaurirsi degli aiuti e delle sovvenzioni da parte delle economie occidentali, molte economie in via di sviluppo e sottosviluppate hanno beneficiato di nuovi porti, strade, ferrovie e progetti infrastrutturali finanziati dai cinesi". Ma l'iniziativa si è scontrata con alcune resistenze. Anche da parte di quegli stessi Stati beneficiari degli yuan cinesi, già indebitati, "che hanno visto il loro debito crescere ancora di più" (vedi lo Sri Lanka). Pechino sta adottando infatti un approccio più cauto ultimamente rispetto alle sue finanze all'estero viste le critiche sulle sue pratiche di prestito in quella che molti etichettano come "diplomazia - o trappola - del debito".

"Finché le frontiere saranno chiuse, gli investimenti cinesi all'estero rimarranno in sordina, limitando il numero di nuovi progetti che le imprese cinesi vorranno intraprendere", sostiene il rapporto del Bruegel. Nonostante queste sfide, il governo non sembra pronto ad abbandonare la Bri, ma piuttosto vuole trasformarla. "Un esempio di come possa rappresentare uno strumento per espandere il suo hard power è la firma del patto di sicurezza con le Isole Salomone. Sebbene il patto non fosse formalmente collegato alla Via della Seta, le Salomone hanno aderito alla Bri nel 2019 e entrambe le parti hanno continuamente fatto riferimento alla Bri durante le negoziazioni".

Questi passi in avanti permettono alla Bri di toccare questioni molto più strettamente legate alla sicurezza rispetto a quanto accadeva prima della pandemia, si legge. Un forte segnale in tal senso è stato dato da Xi al Forum di Boao ad aprile, dove ha proposto una nuova Iniziativa di Sicurezza Globale. "La Bri - conclude lo studio -  si sta trasformando da un progetto basato sulle infrastrutture a un progetto più politico in cui il soft power e persino quello hard sono centrali. In altre parole, la grande visione di Xi Jinping si sta evolvendo in uno strumento di governo più versatile".