Superbonus, il governo stoppa i partiti: “Non ci saranno nuove proroghe”
di Serenella Mattera , di Serenella MatteraROMA - Basta soldi per il Superbonus: non ci sono nuovi margini per proroghe, di nessun tipo, neanche quelle chieste per “salvare” migliaia di crediti incagliati. Il governo lo dice chiaro e tondo, ai partiti di maggioranza. C’è la disponibilità ad allargare le maglie della cessione del credito tagliando fuori in sostanza solo i consumatori privati ma, come anticipato da Repubblica, è irremovibile la contrarietà a nuovi allungamenti dei termini. Un emendamento al decreto Aiuti firmato da quasi tutti i gruppi chiedeva di prorogare i crediti, il bonus al 110% sulle villette, portare dal 2023 al 2025 i termini per le case popolari. Con garbo il capo di gabinetto del ministero dell’Economia Giuseppe Chinè ieri in una riunione alla Camera ha bocciato tutte le proposte. Ha aperto a una mediazione sulle cessioni di crediti. Ma il M5s è sul piede di battaglia e dagli altri gruppi trapela malcontento. Aspettano di «leggere…
ROMA - Basta soldi per il Superbonus: non ci sono nuovi margini per proroghe, di nessun tipo, neanche quelle chieste per “salvare” migliaia di crediti incagliati. Il governo lo dice chiaro e tondo, ai partiti di maggioranza. C’è la disponibilità ad allargare le maglie della cessione del credito tagliando fuori in sostanza solo i consumatori privati ma, come anticipato da Repubblica, è irremovibile la contrarietà a nuovi allungamenti dei termini. Un emendamento al decreto Aiuti firmato da quasi tutti i gruppi chiedeva di prorogare i crediti, il bonus al 110% sulle villette, portare dal 2023 al 2025 i termini per le case popolari. Con garbo il capo di gabinetto del ministero dell’Economia Giuseppe Chinè ieri in una riunione alla Camera ha bocciato tutte le proposte. Ha aperto a una mediazione sulle cessioni di crediti. Ma il M5s è sul piede di battaglia e dagli altri gruppi trapela malcontento. Aspettano di «leggere bene» il testo del governo, quando arriverà.
«Serve una soluzione sostenibile, se non si vuole far morire il Superbonus, ma se questo è l’obiettivo lo si dica in Aula», afferma dal Pd Martina Nardi. «Quella dei crediti legati ai bonus è una bomba da disinnescare», dice un parlamentare leghista. Quale il punto? Lo ribadice la Cna in un incontro con il ministro dell’Economia Daniele Franco: «Preoccupano le difficoltà per decine di migliaia di imprese della filiera delle costruzioni che non riescono a cedere» i crediti legati al bonus, spesso a fronte di lavori già eseguiti. L’ipotesi su cui lavora il Mef permetterebbe di cederli non solo a banche e clienti professionali, com’è adesso, ma anche alle partite Iva (i partiti propongono bilancio minimo di 50 mila euro). La norma escluderebbe soltanto i consumatori. Ma, obiettano i gruppi, bisogna anche tenere conto della circolare dell’Agenzia delle entrate che chiama a rispondere in solido chi compra il credito: serve, sostengono, almeno un meccanismo di certificazione dei crediti. Avevano chiesto di più, almeno un anno di proroga della loro validità. Ma una misura del genere avrebbe un costo che il governo non è disposto a sostenere. Lo Stato finora ha speso, secondo le stime, circa 33,3 miliardi di euro per il bonus al 110%. Mario Draghi, critico sulla misura per gli effetti di rialzo dei prezzi e per la mole delle truffe, ha provato a limitarne la portata. Ogni volta però tutti i partiti si son messi di traverso. Anche questa volta, un braccio di ferro: il Mef ha fissato paletti precisi, nelle prossime ore si capirà se deflagrerà lo scontro.
Intanto il governo apre a un emendamento per «mettere la prima pietra - spiega il proponente Luigi Marattin - di un nuovo rapporto tra fisco e contribuente». In sostanza salirà da 60 mila a 120 mila euro per singola cartella, il limite delle cartelle rateizzabili in 10 anni (72 rate) con procedura semplificata. Chi non pagherà otto rate - non più cinque come ora - decadrà dal beneficio e non potrà più rientrare.