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Francia, il governo cancella il canone tv: "Tassa obsoleta e inadatta". Allarme delle emittenti statali sulle risorse

(reuters)
Il voto a larga maggioranza per sospendere il versamento da 138 euro destinato ai possessori di televisori. Ma è caccia ai 3 miliardi di gettito mancante
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PARIGI - Niente più canone tv per i francesi. L'aveva promesso Emmanuel Macron durante la campagna presidenziale ed è una delle prime cose che ha fatto nell'inizio del suo secondo mandato all'Eliseo. L'abolizione è stata votata dai deputati, dopo tumultuosi dibattiti dentro e fuori il parlamento, con 157 voti favorevoli, 57 contrari, e un alto tasso di astensione (su 577 deputati). La ministra della Cultura Rima Abdul Malak ha presentato l'abolizione del canone tv come un aiuto per il potere d'acquisto dei francesi in un momento di risalita dell'inflazione. La ministra ha anche definito la tassa “obsoleta e inadatta” agli usi contemporanei: la televisione è ormai solo uno schermo tra gli altri; la radio è in competizione con i podcast e una moltitudine di piattaforme.

Il versamento obbligatorio del canone era stato introdotto nel lontano 1933, inizialmente per i possessori di radio e poi per tutte le case che …

PARIGI - Niente più canone tv per i francesi. L'aveva promesso Emmanuel Macron durante la campagna presidenziale ed è una delle prime cose che ha fatto nell'inizio del suo secondo mandato all'Eliseo. L'abolizione è stata votata dai deputati, dopo tumultuosi dibattiti dentro e fuori il parlamento, con 157 voti favorevoli, 57 contrari, e un alto tasso di astensione (su 577 deputati). La ministra della Cultura Rima Abdul Malak ha presentato l'abolizione del canone tv come un aiuto per il potere d'acquisto dei francesi in un momento di risalita dell'inflazione. La ministra ha anche definito la tassa “obsoleta e inadatta” agli usi contemporanei: la televisione è ormai solo uno schermo tra gli altri; la radio è in competizione con i podcast e una moltitudine di piattaforme.

Il versamento obbligatorio del canone era stato introdotto nel lontano 1933, inizialmente per i possessori di radio e poi per tutte le case che avevano un televisore. L'anno scorso la retta del canone era arrivata a 138 euro per ogni nucleo famigliare, con un gettito derivante per lo Stato pari a 3,14 miliardi di euro. Il canone finanziava tra l'altro le principali emittenti statali di France Télévisions (France 2, France 3, France 4, France 5) e di Radio France. L'abolizione avrà effetto già a partire da quest'anno. E ai tanti giornalisti e dipendenti delle radiotv di Stato che hanno protestato, il governo ha promesso di compensare gli oltre 3 miliardi. La ministra ha ribadito che lo Stato garantirà "finanziamenti sostenibili nel pieno rispetto del pluralismo e dell'indipendenza dei media".

Ma l'incertezza rispetto a cambi di maggioranza nel medio termine è alta. E nell'immediato la copertura del finanziamento sostitutivo del canone non è ancora stata chiarita: si parla di prendere delle somme provenienti dalla raccolta con l'Iva, cosa che fa dire ai molti che denunciano una “misura populista” che il canone è sostituito da un'altra forma di prelievo indiretto nelle tasche dei cittadini. A preoccupare i difensori del servizio pubblico c'è anche l'assalto dell'estrema destra di Marine Le Pen che accusa le radiotv di Stato essere “al servizio del governo” e vorrebbe vederle subito privatizzate. In realtà, le radiotv di Stato d'Oltralpe hanno mediamente un'ottima qualità e sono attaccate da destra e da sinistra, persino Macron si era lamentato una volta definendo la tv pubblica “una vergogna”.