Tassi, Bce verso nuovi rialzi: "Pesano inflazione e guerra"
di Carlotta Scozzari , di Carlotta ScozzariMILANO - In un contesto di economia in rallentamento e di inflazione elevata, la Banca centrale europea va avanti con i rialzi dei tassi di interesse e si dice pronta a scendere in campo per calmierare gli “spread” dei Paesi più a rischio.
Del resto, il Bollettino della Bce prende atto che, nei primi 20 giorni di luglio, «i differenziali di rendimento dei titoli di Stato dell’area dell’euro sono tornati su livelli più elevati, con l’evolversi della crisi politica in Italia». E la stessa volatilità dello spread tra Btp decennale e Bund tedesco «è aumentata di riflesso alla crisi politica in atto nel Paese». Le dimissioni del premier Mario Draghi risalgono, infatti, al 21 luglio, giorno in cui la Bce ha anche alzato i tassi di 50 punti base e approvato il Tpi (Transmission Protection Instrument), lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria. A ben vedere, lo sp…
MILANO - In un contesto di economia in rallentamento e di inflazione elevata, la Banca centrale europea va avanti con i rialzi dei tassi di interesse e si dice pronta a scendere in campo per calmierare gli “spread” dei Paesi più a rischio.
Del resto, il Bollettino della Bce prende atto che, nei primi 20 giorni di luglio, «i differenziali di rendimento dei titoli di Stato dell’area dell’euro sono tornati su livelli più elevati, con l’evolversi della crisi politica in Italia». E la stessa volatilità dello spread tra Btp decennale e Bund tedesco «è aumentata di riflesso alla crisi politica in atto nel Paese». Le dimissioni del premier Mario Draghi risalgono, infatti, al 21 luglio, giorno in cui la Bce ha anche alzato i tassi di 50 punti base e approvato il Tpi (Transmission Protection Instrument), lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria. A ben vedere, lo spread italiano nei giorni successivi è ulteriormente salito, fino ad arrivare a toccare i massimi oltre quota 240 punti il 27 luglio, per poi ridiscendere, insieme con i rendimenti dei Btp, ai 214 punti di ieri. Per il Financial Times, la recente, inaspettata, corsa dei titoli di Stato italiani è stata innescata dall’aspettativa dei mercati che il governo uscente dalle urne rispetterà l’agenda di Draghi, non foss’altro che per ottenere le risorse del Pnrr.
Molto, però, hanno influito i reinvestimenti della Bce nell’ambito del programma Pepp (Pandemic Emergency Purchase Programme), che consente all’istituto presieduto da Christine Lagarde di riacquistare i titoli giunti a scadenza, privilegiando i Paesi più fragili. Sul sito del programma si legge che tra il 22 giugno e il 22 luglio gli acquisti netti di titoli italiani sono ammontati a 9,76 miliardi, rispetto ai 5,9 della Spagna e al dato negativo per 14,28 miliardi della Germania. Non solo: il primo agosto sono arrivati a scadenza titoli italiani per 18 miliardi ed è possibile che la Bce si sia mossa ulteriormente. Il Bollettino puntualizza che la flessibilità nei reinvestimenti del Pepp resta la «prima linea di difesa», mentre il più massiccio scudo Tpi è considerato «un ulteriore strumento attivabile per contrastare ingiustificate e disordinate dinamiche di mercato».
Quanto ai tassi, «sarà opportuna un’ulteriore normalizzazione», e quindi un rialzo, per riportare la crescita dei prezzi nei ranghi del 2% nel medio termine. Del resto, «il conflitto della Russia in Ucraina, l’inflazione elevata e le interruzioni nelle catene di produzione stanno gettando più di un’ombra sulle prospettive per la seconda metà del 2022 e oltre». Insomma, certifica la Bce, «l’attività economica nell’area dell’euro sta rallentando». Al contrario, la Bank of England (Boe) parla esplicitamente di una lunga recessione, destinata a durare un anno a partire dall’ultimo trimestre del 2022, con un’inflazione vista in aumento al 13% a fine anno. Da qui il rialzo dei tassi di ieri, il maggiore effettuato dalla Boe negli ultimi 27 anni: 50 punti in più che hanno portato all’1,75% il costo del denaro, su livelli che nel Regno Unito non si vedevano dalla crisi finanziaria del 2008.
«Le politiche di bilancio in tutti i Paesi - aggiunge Bce - dovrebbero mirare a preservare la sostenibilità del debito». Un monito che arriva proprio nel giorno in cui il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, propone di rendere vincolante il percorso di diminuzione del debito verso l’obiettivo di bilancio a medio termine, ma rinunciando alla regola che impone la riduzione della parte in eccesso di un ventesimo all’anno. Intanto, ieri a New York il prezzo del petrolio è sceso sotto 90 dollari al barile per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina. Per gli economisti, insieme con il calo delle quotazioni del rame, è il segnale di un rallentamento economico in vista.