Elezioni, prezzo del gas, aumento della spesa pubblica: ecco perché Moody's ha bocciato l'Italia
di Luca Pagni , di Luca PagniROMA - Non proprio un fulmine a ciel sereno, visto che anche il premier Mario Draghi aveva parlato di "nuvole" all'orizzonte sull'economia. Ma la revisione del giudizio sull'Italia da parte dell'agenzia di rating Moody's da "stabile" a negativo" è stata giudicata da fonti del governo eccessivamente severa e definita "opinabile". Da Palazzo Chigi non se lo aspettavano: magari un ammonimento ma non una bocciatura., che ora potrebbe essere seguiao anche dalla revisione al ribasso da parte dalle altre agenzie.
Ma quali sono motivi che hanno spinto Moody's a rivedere il suo outlook? Non c'è solo l'incertezza che deriva da una crisi poli…
ROMA - Non proprio un fulmine a ciel sereno, visto che anche il premier Mario Draghi aveva parlato di "nuvole" all'orizzonte sull'economia. Ma la revisione del giudizio sull'Italia da parte dell'agenzia di rating Moody's da "stabile" a negativo" è stata giudicata da fonti del governo eccessivamente severa e definita "opinabile". Da Palazzo Chigi non se lo aspettavano: magari un ammonimento ma non una bocciatura., che ora potrebbe essere seguiao anche dalla revisione al ribasso da parte dalle altre agenzie.
Ma quali sono motivi che hanno spinto Moody's a rivedere il suo outlook? Non c'è solo l'incertezza che deriva da una crisi politica apparsa agli occhi degli osservatori stranieri inspiegabile, a pochi mesi dalla scadenza naturale della legislatura. E, soprattutto, in previsione delle difficoltà del prossimo inverno, quando l'Europa - e di conseguenza anche l'Italia - dovrà affrontare una complicatissima crisi energetica. Per non parlare dell'inflazione galoppante che sta costringendo la banche centrali a intervenire dopo anni di costo della vita sotto controllo: il rialzo dei prezzi minaccia la crescita, per la perdita di potere d'acquisto e di rallentamento dei consumi.
Tutto questo porta al primo motivo che ha portato Moody's alla bocciatura dell'Italia: il maggiore rischio creato dall'incertezza del contesto politico. L'agenzia americana teme che non avere più Draghi a Palazzo Chigi, sostenuto da un'ampia maggioranza, metta in discussione innazi tutto la nuova stagione di riforme strutturali (concorrenza, giustizia e fisco), tra l'altro strettamente connesse al Pnrr. Per non parlare del processo di esecuzione dei progetti legati agli ingenti fondi europei (l'Italia ne ha avuto più di tutti).
Poi c'è la sfida energetica. L'Italia, così come la Germania, dipende per larga parte dalle forniture di gas dalla Russia. E' vero che è passata in pochi mesi dal una quota di dipendenza del 40 al 25% sul fabbisogno complessivo. Ma la totale sostituzione non arriverà prima della fine del 2023. Nel frattempo il nostro paese dovrà fare i conti con un prezzo che peserà su famiglie e imprese. "Sebbene la minore dipendenza dell'industria italiana dal gas riduca i rischi economici dell'interruzione - scrive Moody's - l'utilizzo per la generazione di elettricità e per le famiglie comporterà un aumento dei prezzi dell'energia a livello nazionale, alimentando l'inflazione e causando un significativo shock di fiducia".
Infine, sostiene sempre l'agenzia americana, vi è il rischio che la solidità fiscale dell'Italia sia ulteriormente indebolita da una crescita lenta, da costi di finanziamento più elevati e da una disciplina fiscale potenzialmente più debole. Un giudizio che rivela un non detto: il timore è che le politiche "populiste" (come la flat tax, la riduzione dell'Iva o l'aumento della spesa pensionistica), portino a un aumento dei costi del debito pubblico, un peggioramento delle condizioni dell'economia pubblica. E di conseguenza anche della fine di un processo virtuoso di riduzione ed efficientamento della spesa dello Stato.
Prossimo appuntamento a settembre, quando ci sarà la revisione del rating del debito pubblico: le promesse elettorali dei partito, conterennao non poco nella decisione.