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Che fine ha fatto lo smart working? In Italia il lavoro agile si ferma al 13,6%

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La media europea supera il 20%. Saltano i rinnovi per i "fragili" e per i genitori di under 14. Nella Pubblica Amministrazione già un anno fa la decisione di rallentare. Ma anche nel privato, a parte le grandi imprese, solo uno su tre lavora da casa  
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ROMA - La "rivoluzione" smart working non c'è stata. La mancata proroga del diritto al lavoro agile per i lavoratori fragili e per i genitori di figli minori di 14 anni anticipa l'archiviazione di un'esperienza che ha cambiato sì le nostre abitudini, ma tutto sommato per poco tempo, e non abbastanza, perlomeno non quanto è avvenuto in altri Paesi molto vicini a noi. A raffreddare gli entusiasmi sulla crescente diffusione dello smart working ha provveduto l'ultimo Rapporto Istat, ricordandoci come siamo rimasti inchiodati a una media del 13,6%, contro una media Ue del 20,6%. Ma in Germania si sfiora il 25%, e in Francia si supera ampiamente il 30%. Se i candidati potenziali al lavoro agile sono circa 7-8 milioni di dipendenti, ad adottarlo in questo momento sono non più di  2,9 milioni di lavoratori, solo li 37,2% dei potenziali, attesta un'indagine Randstad.

Lo smart working di emergenza si concluderà definitivamen…

ROMA - La "rivoluzione" smart working non c'è stata. La mancata proroga del diritto al lavoro agile per i lavoratori fragili e per i genitori di figli minori di 14 anni anticipa l'archiviazione di un'esperienza che ha cambiato sì le nostre abitudini, ma tutto sommato per poco tempo, e non abbastanza, perlomeno non quanto è avvenuto in altri Paesi molto vicini a noi. A raffreddare gli entusiasmi sulla crescente diffusione dello smart working ha provveduto l'ultimo Rapporto Istat, ricordandoci come siamo rimasti inchiodati a una media del 13,6%, contro una media Ue del 20,6%. Ma in Germania si sfiora il 25%, e in Francia si supera ampiamente il 30%. Se i candidati potenziali al lavoro agile sono circa 7-8 milioni di dipendenti, ad adottarlo in questo momento sono non più di  2,9 milioni di lavoratori, solo li 37,2% dei potenziali, attesta un'indagine Randstad.

Lo smart working di emergenza si concluderà definitivamente il 31 agosto: dopo si tornerà alle procedure ordinarie, che prevedono l'accordo tra il datore di lavoro e il lavoratore, anche se per la comunicazione al ministero del Lavoro è prevista una modalità semplificata. Il governo ha preferito però archiviare con un mese d'anticipo il diritto di lavoratori fragili e genitori di minori di 14 anni al lavoro agile, nonostante tra pochi giorni, il 13 agosto, entrino in vigore  i due decreti legislativi attuativi della direttiva Ue sulla conciliazione vita-lavoro e sulla trasparenza delle condizioni di lavoro, approvati dal Cdm a fine giugno. Tra le nuove norme che entrano in vigore, oltre all'attesissima estensione del diritto ai 10 giorni di congedo parentale anche per i padri che lavorano nella Pubblica Amministrazione, anche l'obbligo per i datori di lavoro di dare priorità alle richieste di smart working dei dipendenti con figli fino a 12 anni o da chi presta assistenza ai diversamente abili.

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando, che aveva assicurato che la proroga ci sarebbe stata, si è battuto fino all'ultimo per ottenerla in Consiglio dei Ministri, ma senza risultato. "Non si è trovato il necessario consenso", ha spiegato, annunciando che farà di tutto per inserire la proroga in sede di conversione in Parlamento.

Ma al di là della situazione dei fragili, si percepiscono segnali generali di ridimensionamento. In molte Pubbliche amministrazioni il lavoro agile si è fortemente ridotto già dalla fine dell'anno scorso, dopo la decisione del ministro Renato Brunetta di rendere nuovamente il lavoro in presenza la modalità ordinaria, disponendo che quello a distanza non possa in nessun caso essere prevalente. Nella realtà quotidiana il lavoro da remoto rappresenta ormai una modalità marginale, assicura Marco Carlomagno, segretario Flp (Federazione lavoratori pubblici, un sindacato autonomo della Pa): "Lo smartworking presuppone gestione dei processi, deleghe distribuite e verificabili e misurazione dei risultati e degli obiettivi. Tutti elementi che nella Pubblica Amministrazione latitano. Lo smart working sta resistendo davvero solo nelle pubbliche amministrazioni più orientate agli obiettivi come l'Agenzia delle Entrate, quella delle Dogane, l'Inps e la presidenza del Consiglio dei Ministri. Ma nella maggior parte delle amministrazioni stiamo assistendo invece a pesanti rientri in ufficio, e abbiamo ormai una media di uno, massimo due giorni a settimana di lavoro da remoto. Semmai si sta cercando di fare rientrare il lavoro agile sotto forma di welfare, come telelavoro, così non si deve affrontare l’ostacolo dell’organizzazione per obiettivi".

Nel privato però tutte le grandi e medie aziende lo hanno adottato, afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell'Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano: "Non necessariamente la fine dello smart working di emergenza è un male: è anzi positivo che si ritorni a una gestione della normalità. Non abbiamo ancora completato la nostra indagine, che sarà pronta a settembre, ma i primi dati che abbiamo raccolto ci confermano invece che il lavoro agile si sta consolidando e non solo nelle grandi imprese, anche nella maggior parte delle medie. Semmai, questo consolidamento non sempre è una scelta consapevole che parte dai vantaggi dello smart working e del lavoro per obiettivi: molti tendono a considerarlo un "costo", è anche per questo che è saltata la proroga per i fragili, e quindi lo offrono ai lavoratori solo perché altrimenti sanno che non risulterebbero abbastanza attrattivi per i lavoratori. Il fenomeno delle grandi dimissioni è una realtà anche in Italia, ma anche quando i lavoratori non si dimettono perché temono di non trovare un altro lavoro, sono comunque poco soddisfatti e poco produttivi". Il livello di soddisfazione professionale degli italiani è in basso alla classifica dei Paesi industrializzati, attesta un recente report di Bain&Company, e i lavoratori italiani under35 risultano i più stressati al mondo. Smart working per tenersi stretti i lavoratori quindi. Può darsi, ma vale solo per le aziende che cercano profili di lavoratori contesi dal mercato. Per molte altre sta tornando piano piano in auge la considerazione che è meglio avere i lavoratori sotto controllo, in azienda.