Auto, arriva la norma salva-concessionari. Vincoli di 5 anni per i contratti con le case automobilistiche
di Diego Longhin , di Diego LonghinIn autunno inizierà la battaglia tra i concessionari d’auto e le case costruttrici sulla trasformazione della rete di vendita, ma in soccorso dei venditori arriva in extremis una norma voluta dal ministero dello Sviluppo Economica. Saranno previste regole sulla durata dei contratti e degli indennizzi se il gruppo automobilistico decide di interrompere il rapporto prima della scadenza dei nuovi contratti fissata ora per legge a cinque anni. Il ministro Giancarlo Giorgetti e il governo Draghi, inserendole nel decreto legge Infrastrutture, hanno voluto riequilibrare i rapporti tra i costruttori e i venditori rispetto a ciò che prevedono la norme della Commissione Europea, il Vber - Vertical Block Exemption Regulation - a tutela della concorrenza in settori dove vigono accordi verticali come quello di distribuzione esclusiva tra il produttore e il distributore che si instaura tra una casa auto e un suo concessionario. Rapporto che ora viene stravolto.
Si tratta di una…
In autunno inizierà la battaglia tra i concessionari d’auto e le case costruttrici sulla trasformazione della rete di vendita, ma in soccorso dei venditori arriva in extremis una norma voluta dal ministero dello Sviluppo Economica. Saranno previste regole sulla durata dei contratti e degli indennizzi se il gruppo automobilistico decide di interrompere il rapporto prima della scadenza dei nuovi contratti fissata ora per legge a cinque anni. Il ministro Giancarlo Giorgetti e il governo Draghi, inserendole nel decreto legge Infrastrutture, hanno voluto riequilibrare i rapporti tra i costruttori e i venditori rispetto a ciò che prevedono la norme della Commissione Europea, il Vber - Vertical Block Exemption Regulation - a tutela della concorrenza in settori dove vigono accordi verticali come quello di distribuzione esclusiva tra il produttore e il distributore che si instaura tra una casa auto e un suo concessionario. Rapporto che ora viene stravolto.
Si tratta di una sorta di “Bolkestein dei concessionari”, paragonando la situazione a quella per gli ambulanti e i balneari. L'obiettivo dichiarato dell'Europa? Favorire la concorrenza, rafforzare i canali on line, accanto a quello degli show room, che non saranno più concessionari, ma agenti. Il tutto con l’obiettivo di abbassare anche il prezzo delle auto. Il pronostico dei concessionari d'auto italiani è molto diverso: le nuove regole imposte da Bruxelles renderanno ancora più difficile un mercato in affanno. Con la trasformazione da concessionario, che è indipendente rispetto alla casa madre, ad agente tutto verrà deciso dalle case costruttrici e non ci saranno margini per intervenire da parte dei venditori con campagne e sconti. Il compito di definire le politiche commerciali e il prezzo finale toccherà solo alle case automobilistiche. “Contrariamente a quanto si possa pensare – aveva spiegato a Repubblica Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto – la discesa in campo delle case con la vendita diretta delle auto online non migliorerà questa situazione, anzi: permetterà alle case di mettere fuori gioco i distributori, quindi i concessionari, per poi acquisire il controllo della domanda, con condizioni non più negoziabili”.
L’impatto sarà violento anche sulla distribuzione. A fronte di un miglioramento del margine dei costruttori che Federauto, l’associazione dei dealer italiani, stima tra il 5 e l’8% i ricavi dei concessionari diventati agenti si dimezzerebbero con ripercussioni negative sull’occupazione. Oggi sono oltre 1.200 le aziende italiane attive nella vendita auto che impiegano circa 120.000 addetti generando il 3% del Pil e il 5% del gettito fiscale. Un ridimensionamento del lavoro e dei ricavi porterà ad un taglio tra i 60 e i 70 mila posti, cioè il 50-60% della forza lavoro. Si tratta dei dipendenti dei grossi concessionari che, ben che vada, verranno trasformati in rapporti con partita Iva e, nei casi peggiori, verranno licenziati. Federauto chiedeva un riequilibrio della situazione rispetto alla posizione dominante delle case automobilistiche.
Un primo intervento è arrivato dal governo Draghi impone che i contratti di distribuzione e vendita tra casa automobilistica e concessionari, trasformati in agenti, debbano durare almeno cinque anni. E se il costruttore vuole disdirlo in anticipo deve riconoscere un congruo indennizzo all’agente rispetto agli investimenti fatti e avviamento. Per il ministro Giorgetti, che negli ultimi giorni ha varato diversi dpcm su bonus per installare colonnine di ricarica e per introdurre incentivi extra per l’acquisto di auto per i redditi sotto i 30 mila euro, è un bene che “si sia approvato l’emendamento nel dl Infrastrutture perché si va incontro alle esigenze dei concessionari che sono in difficoltà. Giusto riconoscere degli strumenti a tutela di chi investe e ha come mission il contatto diretto con le persone”
Le case automobilistiche, però, negli ultimi mesi si sono già mosse. Stellantis per ora ha un approccio diverso a seconda dei marchi. Per i brand premium, da Ds ad Alfa Romeo, passando per Maserati, i concessionari si trasformeranno in commissionari: realtà che lavorano in nome proprio, ma per conto terzi. Una formula ibrida che dovrebbe garantire una riduzione delle spese ai dealer a fronte di minori margini. Così anche per Fiat Professional. Per gli altri marchi poi si vedrà. I tedeschi della Volkswagen vorrebbero sfruttare la nuova opportunità dell'agente per la vendita delle vetture elettriche, facendo andare a morire le concessionarie con il motore termico. Bmw sperimenterà il nuovo modello sulla distribuzione della Mini e dopo tre anni vedrà cosa fare. Il gruppo Renault per ora rimane fedele al vecchio sistema, così come gli orientali, da Kia a Suzuki, da Toyota a Honda, da Nissan a Mitsubishi. La cinese Geely, che possiede Volvo e quasi un 10% della Daimler, ha iniziato in alcuni Paesi ad annunciare il passaggio alle nuove regole, e ha l’intenzione di spingere sul nuovo modello di agente.