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Gas, perché un nuovo tubo tra Francia e Spagna metterebbe in crisi la Russia

Il progetto si chiama Midcat: un gasdotto che potrebbe aumentare del 20-25% l’esportazione di gas dalla penisola iberica verso la Francia e di qui nel resto d‘Europa, in particolare Germania e paesi dell’Est
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ROMA – L’unica incognita riguarda i tempi di realizzazione. Prima della crisi “energetica” con la Russia si è sempre parlato di 5-6 anni. Ma l’urgenza di costruire una nuova infrastruttura che possa aiutare l’Europa a superare la dipendenza dal gas naturale importato da Gazprom, il colosso controllato dal Cremlino, potrebbe ridurre il cantiere a meno di un anno. Perché ora tutta Europa è convinta che potrebbe essere fondamentale nella strategia di Bruxelles per non cedere più al ricatto di Vladimir Putin.

Il progetto si chiama Midcat: se ne parla a partire dal 2013, quando è stato presentato per la prima volta. E’ un gasdotto che potrebbe aumentare del 20-25% l’esportazione di gas da…

ROMA – L’unica incognita riguarda i tempi di realizzazione. Prima della crisi “energetica” con la Russia si è sempre parlato di 5-6 anni. Ma l’urgenza di costruire una nuova infrastruttura che possa aiutare l’Europa a superare la dipendenza dal gas naturale importato da Gazprom, il colosso controllato dal Cremlino, potrebbe ridurre il cantiere a meno di un anno. Perché ora tutta Europa è convinta che potrebbe essere fondamentale nella strategia di Bruxelles per non cedere più al ricatto di Vladimir Putin.

Il progetto si chiama Midcat: se ne parla a partire dal 2013, quando è stato presentato per la prima volta. E’ un gasdotto che potrebbe aumentare del 20-25% l’esportazione di gas dalla penisola iberica verso la Francia e di qui nel resto d‘Europa, in particolare Germania e paesi dell’Est.

Perché in questo momento ci sono solo due piccole infrastrutture che superano i Pirenei: in questo modo, Spagna e Portogallo sono in parte isolare dalla rete del resto d’Europa, non sfruttando al massimo la capacità dei 6 rigassificatori di cui dispongono.

E’ stata la Francia in primis a bocciare il progetto Midcat: nel 2019, l’Authority dell’energia di Parigi l’aveva considerato troppo costoso e non in grado di risolvere i problemi di indipendenza della Ue. Tre anni dopo, l’aggressione della Russia all’Ucraina ha cambiato lo scenario. Il prezzo è salito fino a 10 volte rispetto alle quotazioni precedenti al conflitto e Bruxelles (oltre che l’alleato Stati Uniti) spinge per tagliare definitivamente i contratti di fornitura con Gazprom.

Cosa non proprio semplice visto che il Cremlino ha fornito fino a 155 miliardi di metri cubi di gas all’anno all’Europa, soddisfacendo oltre il 40% del suo fabbisogno per riscaldare case e produrre energia per le centrali elettriche e l’industria.

Il progetto – di cui sono responsabili il gruppo spagnolo Enagas e l’italiana Snam attraverso una sua controllata francese – è stato rivisto: costerebbe non più di 450 milioni perché nel frattempo la rete europea si è ampliata e i tempi di realizzazione potrebbero essere velocissimi, anche meno di un anno.

Perché si torna a parlare del Midcat e perché può essere decisivo? A rilanciare il progetto è stato pochi giorni fa il cancelliere tedesco Olaf Scholz: “Contribuirebbe ad alleviare la situazione delle forniture”, ha dichiarato in una conferenza stampa, rivelando di averne parlato con tutti i governi interessati, a partire dal presidente francese Emmanuel Macron. Da Madrid e da Lisbona sono arrivati segnali positivi: la ministra dell’Economia spagnola Nadia Calvino si è dichiarata favorevole, a patto che sia previsto anche la possibilità di “trasportare idrogeno verde”. Lo stesso ha fatto il primo ministro portoghese Antonio Costa: “Siamo disponibili al 100 per cento”.

In questo modo, i 6 rigassificatori iberici potrebbero aumentare la loro capacità e coprire una parte della domanda del resto d’Europa. Ma il Midcat potrebbe servire anche al passaggio del gas proveniente dall’Algeria, che al momento – a parte via nave – arriva nella Ue passando dal gasdotto che collega la Tunisia all’Italia e da qui viaggia oltre le Alpi.

Potrebbe non bastare, visto che sempre Enagas e Snam stanno studiando la possibilità di un gasdotto che da Barcellona arrivi in Italia (in Liguria o in Toscana): oltre 750 chilometri sul fondo del mare che potrebbero costare fino a 3 miliardi. Ma l’Europa ha fretta e scavallare i Pirenei sembra molto più urgente e fattibile.