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Maurizio Leo: "La flat tax di Fratelli d'Italia è un premio a chi crea ricchezza"

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, con gli alleati Matteo Salvini e Silvio Berlusconi 
Il responsabile economico del partito guidato da Giorgia Meloni scrive a Repubblica: "La proposta non è incostituzionale e più aiutare anche nel contrasto all'evasione"
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 Caro Direttore,

la flat tax sembra diventato il nuovo tormentone di questa calda estate. Le scrivo, quindi, con l’auspicio di meglio illustrare la posizione e le proposte di Fratelli d’Italia e nella speranza di stimolare un dibattito sereno e saldamente ancorato al tecnicismo tributario, avendo quale obiettivo - di certo comune a tutti - il bene del Paese.

In premessa, sento di dire che la posizione di Fratelli d’Italia sul tema è chiara da tempo e - voglio rivendicarlo – coerente, nonché responsabile: riteniamo necessario un percorso graduale che, partendo dalla flat tax incrementale, passi per un progressivo appiattimento e semplificazione delle aliquote Irpef, fino ad arrivare, valutata compiutamente la compatibilità finanziaria, ad una aliquota unica. Dunque, nessuna differenza nel centrodestra, ma solo una maggiore attenzione alle singole fasi di realizzazione di un percorso condiviso.

 Caro Direttore,

la flat tax sembra diventato il nuovo tormentone di questa calda estate. Le scrivo, quindi, con l’auspicio di meglio illustrare la posizione e le proposte di Fratelli d’Italia e nella speranza di stimolare un dibattito sereno e saldamente ancorato al tecnicismo tributario, avendo quale obiettivo - di certo comune a tutti - il bene del Paese.

In premessa, sento di dire che la posizione di Fratelli d’Italia sul tema è chiara da tempo e - voglio rivendicarlo – coerente, nonché responsabile: riteniamo necessario un percorso graduale che, partendo dalla flat tax incrementale, passi per un progressivo appiattimento e semplificazione delle aliquote Irpef, fino ad arrivare, valutata compiutamente la compatibilità finanziaria, ad una aliquota unica. Dunque, nessuna differenza nel centrodestra, ma solo una maggiore attenzione alle singole fasi di realizzazione di un percorso condiviso.

L’idea di una flat tax sul reddito incrementale al 15% nasce innanzitutto da una ambizione. Quella di creare un meccanismo incentivante, a favore di chi crea ricchezza, di chi lavora, di chi si dà da fare, di chi ci crede. L’idea di fondo è semplice: su tutto ciò che si dichiara in eccedenza rispetto al pregresso, si pagheranno meno tasse e, in particolare, “solo” il 15%. Qui, però, appare utile qualche precisazione, taluna forse scontata, come la circostanza che la tassazione al 15% debba riguardare il solo anno in cui l’incremento di reddito si realizza, mentre non sarebbe sensato un trascinamento del beneficio anche negli anni successivi, se non in relazione a eventuali ulteriori incrementi. Inoltre, la nostra proposta parte dal presupposto che il reddito da incentivare vada determinato non per confronto con l’anno precedente, bensì rispetto al reddito annuale massimo dichiarato in un periodo pluriennale di riferimento. E questo proprio per evitare possibili abusi, aggiramenti o strumentalizzazioni.

Vogliamo istituire una sorta di “premio di produttività nazionale”, applicabile a tutti, indistintamente. In questo senso, sembrano mal indirizzate le critiche in termini di costituzionalità. E’ stato sostenuto che la misura violerebbe l’equità orizzontale e ciò la renderebbe potenzialmente incostituzionale. Lo sarebbe allora tanto quanto gran parte dell’attuale sistema fiscale, nel quale, come ogni studioso di diritto tributario sa bene, l’iniquità orizzontale è diventata la regola, più che l’eccezione, talora giustificata da interessi vari, pure costituzionalmente garantiti. Basti ricordare che solo i redditi da lavoro sono soggetti a progressività, mentre le rendite finanziarie e immobiliari sono tassate, a parità d’importo, con aliquota piatta. Inoltre, un autonomo e un dipendente con pari reddito possono avere un’imposizione molto diversa e più favorevole all’uno o all’altro a seconda delle circostanze. Addirittura, se due lavoratori con stesso stipendio realizzano un analogo aumento di reddito, l’aliquota piatta al 10% sui premi di risultato introdotta nel 2015 avvantaggia chi realizza tale aumento a quest’ultimo titolo e non ad altro titolo. E questo solo per citare alcuni esempi.

In sostanza, la flat tax incrementale intende costituire uno stimolo, temporaneo ancorché decisivo, ad alzarsi dal divano, a darsi da fare, a migliorare per se stessi, per la propria famiglia e per il Paese. D’altro canto, incrementare il proprio reddito vuol dire contribuire positivamente alla crescita della ricchezza nazionale. Vuol dire impegnarsi per creare risorse che, se adeguatamente canalizzate verso consumi e investimenti produttivi (anche in relazione alla componente di minore imposizione), possono innescare un circolo virtuoso di crescita e maggior gettito. E questo senza dimenticare che, in tal modo, verrà anche a determinarsi un incentivo, indiretto ma evidente, ad allineare la ricchezza dichiarata con quella reale. Anche da qui passa il contrasto all’evasione.

Noi pensiamo sia giunto il momento di riformare un ordinamento fiscale che mostra ormai i segni del tempo. E, in particolare, pensiamo una cosa semplice: va premiato chi lavora di più, chi si impegna di più, chi assume di più. In definitiva, chi contribuisce ad accrescere la ricchezza del Paese. Questo nel merito. Quanto al metodo, invece, pensiamo che anche su una materia divisiva come quella tributaria sia necessario scambiarsi le idee in un clima sereno, di reciproco rispetto e di onestà intellettuale. Solo così contribuiremo tutti a fare il bene dell’Italia. I nostri figli e i nostri nipoti ce ne renderanno merito.

Maurizio Leo, Responsabile del Dipartimento Economia e Finanza di Fratelli d’Italia