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Ita, in arrivo le offerte definitive dalle cordate capitanate da Msc e Delta. Poi la palla a Palazzo Chigi

(ansa)
Alla mezzanotte di lunedì scade il termine per consegnare i piani per la privatizzazione. Msc-Lufthansa puntano 850 milioni per rilevare l'80%, gli americani con Air France e Certares hanno migliorato la proposta sulla governance. Su tutto pende l'incognita del cambio di governo, con Fdi pronta a rimettere l'assegnazione in discussione
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MILANO - Rush finale per la presentazione delle offerte per rilevare Ita Airways, la ex Alitalia nelle mani del Tesoro e in mezzo a un percorso di privatizzazione sul quale è piombata la crisi del governo Draghi.

La mezzanotte di lunedì 22 agosto segna il termine entro il quale le due cordate in campo - Msc con la tedesca Lufthansa da una parte e gli americani di Delta Airlines con Air France e il fondo Certares dall'altra - invieranno le loro offerte per rilevare la compagnia che è al 100% di proprietà del Ministero dell'Economia. 

Come ha raccontato Repubblica nei giorni scorsi, da parte di Delta & CO. è arrivata una apertura a rilanciare. Lunedì la cordata metterà nero su bianco la disponibilità di Delta a entrare direttamente nell'azionariato dell'aviolinea tricolore, mentre finora aveva mantenuto, in sintonia con Air France, la prospettiva di esser un semplice partner commerciale.

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MILANO - Rush finale per la presentazione delle offerte per rilevare Ita Airways, la ex Alitalia nelle mani del Tesoro e in mezzo a un percorso di privatizzazione sul quale è piombata la crisi del governo Draghi.

La mezzanotte di lunedì 22 agosto segna il termine entro il quale le due cordate in campo - Msc con la tedesca Lufthansa da una parte e gli americani di Delta Airlines con Air France e il fondo Certares dall'altra - invieranno le loro offerte per rilevare la compagnia che è al 100% di proprietà del Ministero dell'Economia. 

Come ha raccontato Repubblica nei giorni scorsi, da parte di Delta & CO. è arrivata una apertura a rilanciare. Lunedì la cordata metterà nero su bianco la disponibilità di Delta a entrare direttamente nell'azionariato dell'aviolinea tricolore, mentre finora aveva mantenuto, in sintonia con Air France, la prospettiva di esser un semplice partner commerciale.

Per cercare di ribaltare il giudizio che fino a poco fa sembrava pendere decisamente per Msc-Lufthansa, la cordata sfidante sarebbe anche pronta a fare concessioni di governance. Per rispondere a quei dubbi che avevano suscitato le proposte non vincolanti, lascerebbe al Mef la scelta sul nuovo presidente e le poltrone di due consiglieri su cinque, dando anche un potere di veto su tematiche politicamente molto rilevanti come la gestione degli scali strategici (Linate e Malpensa a Milano, Fiumicino a Roma) oltre che sui piani che riguardano i rapporti con i lavoratori e i livelli occupazionali.

Quanto alle cifre, stando a quanto circolato il piano di Gianluigi Aponte, numero uno di Msc, con i tedeschi prevederebbe di stanziare 850 milioni e riservare il 20% al Tesoro (Msc avrebbe il 60%, il restante 20% Lufthansa). Dall'altra parte,  arriverebbero 600-650 milioni, alzando però la quota da lasciare in mano pubblica oltre il 40%. Lo Stato gradirebbe un impegno immediato ad acquisire anche la quota che per il momento resterà in sua mano, una volta che decidesse di uscire del tutto dal capitale, e la cordata di Delta interverrebbe a rilevarla a condizioni già fissate. 

Dal punto di vista industriale, le due cordate fanno leva sulle rispettive forze. Con Msc e Lufthansa si prospettano sinergie per l'aspetto cargo (visto che Msc è un colosso del trasporto marittimo), ma con vista sul business dei crocieristi e ovviamente la forza del trasporto passeggeri dei tedeschi. D'altra parte si punta a fare di Ita una testa di ponte sia verso l'Africa che verso il Nord America.

Una volta definite le offerte finali, spetterà a Palazzo Chigi decidere con chi andare a trattativa in esclusiva. Il governo si è impegnato a portare a termine il processo di vendita, nonostante il suo orizzonte sia stato accorciato dalla nota crisi politica. I sindacati hanno chiesto a gran voce che la compagnia stia fuori dalle beghe politiche, perché senza partner la compagnia non sta in piedi (e con essa i suoi lavoratori). Ma Fratelli d'Italia è salita sulle barricate. Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, dice che l'esecutivo non è legittimato a chiudere la partita. Guido Crosetto in una recente intervista ha elaborato oltre: "Questo governo può prendere delle decisioni e quello successivo sarà libero di prenderne atto o modificarle".

Sull'esito della privatizzazione pende dunque l'incognita elettorale del 25 settembre. II timore è che il nuovo capitolo duri poco. E dire che non ce ne sarebbe bisogno. Ricordava su queste colonne, pochi giorni fa, Alessandro De Nicola che dal 1974 al 2016 la compagnia aerea di bandiera ha perso 9 miliardi di euro e lo Stato ci ha investito 10,6 miliardi. Dal maggio 2017, quando è entrata in amministrazione straordinaria, nonostante il ridimensionamento operativo sono andati in fumo altri 2 miliardi, cifra probabilmente approssimata per difetto.