✕

Cresce la paura di recessione, l’euro ai minimi da 20 anni

(afp)
In Germania la Bundesbank prevede una contrazione “sempre più probabile”. Moneta unica sotto la parità con il biglietto verde, Borse giù
2 minuti di lettura

MILANO -  Ai minimi da venti anni. Schiacciato dal dollaro, l’euro è sceso sotto la parità con il biglietto verde (dopo il primo assaggio della disfatta, il 14 luglio, quando la moneta unica era scivolata a 0,9991 dollari). Ieri il movimento al ribasso è stato più deciso, fino a 0,9933 (per poi risalire negli Usa fino a 0,9946). Ai minimi dal 2002, quando a fine marzo segnò 0,8717 dollari. Non è l’unico dato negativo: anche le Borse sono state in affanno - Francoforte, la peggiore in Europa, ha lasciato sul terreno il 2,33%, Piazza Affari ha limitato i danni all’1,64% - mentre Wall Street si uniforma al clima pesante: il Dow Jones ha ceduto l’1,9%, il Nasdaq il 2,55%.

Del resto, le ragioni di nervosismo sui mercati, per l’euro e per le Borse, è lo stesso: i timori di recessione - esasperati dalla folle rincorsa del prezzo del gas - accompagnati dall’inflazione che non accenna a raffreddarsi alme…

MILANO -  Ai minimi da venti anni. Schiacciato dal dollaro, l’euro è sceso sotto la parità con il biglietto verde (dopo il primo assaggio della disfatta, il 14 luglio, quando la moneta unica era scivolata a 0,9991 dollari). Ieri il movimento al ribasso è stato più deciso, fino a 0,9933 (per poi risalire negli Usa fino a 0,9946). Ai minimi dal 2002, quando a fine marzo segnò 0,8717 dollari. Non è l’unico dato negativo: anche le Borse sono state in affanno - Francoforte, la peggiore in Europa, ha lasciato sul terreno il 2,33%, Piazza Affari ha limitato i danni all’1,64% - mentre Wall Street si uniforma al clima pesante: il Dow Jones ha ceduto l’1,9%, il Nasdaq il 2,55%.

Del resto, le ragioni di nervosismo sui mercati, per l’euro e per le Borse, è lo stesso: i timori di recessione - esasperati dalla folle rincorsa del prezzo del gas - accompagnati dall’inflazione che non accenna a raffreddarsi almeno in Europa. La Bundesbank ormai ritiene sempre più probabile una recessione in Germania e un costo della vita oltre il 10% in autunno, mentre secondo Pimco in Gran Bretagna toccherà il 18,6% in gennaio. Timori presenti su entrambe le sponde dell’Atlantico, ma che agiscono con un peso minore negli Usa. Questo spiega perché l’euro sta pagando - e non da oggi - un prezzo più alto mentre il dollaro dispiega le ali (anche verso altre valute).

Il ragionamento del mercato è semplice: la rincorsa del gas colpisce più duramente l’Europa rispetto all’America (ieri per esempio il prezzo è salito di quasi il 14% nel Vecchio Continente e di circa il 4% negli Usa) così come le conseguenze della guerra in Ucraina sono più pesanti da questa parte dell’Atlantico e in particolare stanno mettendo a dura prova la resistenza della Germania, un tempo locomotiva dell’eurozona.

«Occorre guardare il grafico del prezzo del gas per capire la forza del dollaro rispetto all’euro – spiega Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte – l’economia preoccupa di più nel Vecchio continente e questo indebolisce l’euro. Mettendo ancor più in difficoltà la Bce nelle sue scelte e aumentando i focolai di inflazione. Per questo non basta nemmeno la tendenza al rialzo dei tassi di mercato in Europa, più accentuata rispetto a quella negli Usa, per sostenere la moneta unica».

Negli ultimi tempi i rendimenti a due anni dei titoli tedeschi, per esempio, sono saliti più di quelli americani, ma la tendenza al rialzo non ha sostenuto l’euro. Anche perché i valori assoluti negli Usa sono più alti e il decennale Usa rende di nuovo più del 3%. Per non parlare dei Btp, i cui rendimenti decennali ieri hanno toccato i massimi da un mese (al 3,6%) mentre lo spread nei confronti della Germania è salito a 230 (era a 226 venerdì scorso). A pesare, secondo Kit Juckers di Société Générale, è anche «la spada di Damocle che pende sull’economia europea». Per questo la debolezza della moneta unica è destinata a prolungarsi, secondo molti osservatori: Morgan Stanley ipotizza un euro in area 0,97 dollari in questo trimestre, mentre Nomura ritiene che per fine settembre il target potrebbe essere 0,975 dollari.

Il che rende ancora più difficile l’azione della Bce: l’8 settembre ci sarà la prossima riunione, mentre il 27 agosto ci sarà quella della Fed. Con l’annoso dilemma: il rialzo sarà di 0,50 o di 0,75 punti percentuali negli Usa? Le parole del numero uno della Fed, Jerome Powell, venerdì prossimo nel simposio dei banchieri centrali di Jackson Hole saranno passate ai raggi X. Non ci sarà Christine Lagarde, per la Bce. Che ha un compito sempre più arduo: combattere l’inflazione, che l’euro debole aggrava visto che le importazioni delle materie prime - soprattutto energetiche - sono in dollari. Senza strozzare l’economia già in difficoltà.