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Quota 41 per andare in pensione prima: la sponda dei sindacati alla proposta della Lega

Maurizio Landini (Cgil), Pierpaolo Bombardieri (Uil), Luigi Sbarra (Cisl) 

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L’uscita a 41 anni proposta dal Carroccio andrebbe incontro alle loro richieste di anticipo. Secondo la Cgil costerebbe solo 1,3 miliardi. Sintonia anche sulla correzione del Pnrr. Su fisco e reddito di cittadinanza si guarda a sinistra: la priorità è il taglio del cuneo
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ROMA -  Quota 41 piace ai sindacati. Non perché così "cancelliamo la legge Fornero", come dice falsamente il leghista Matteo Salvini. Ma perché da sempre Cgil, Cisl e Uil guardano a tutte le strade utili per anticipare la pensione ai lavoratori, specie quelli più in difficoltà, le donne, i disoccupati, chi ha carriere discontinue. Fatto sta che da tempo la Lega corteggia i sindacati, usando il suo uomo più vicino a quel mondo, l'ex Ugl Claudio Durigon. Si spiega anche così Quota 41, la proposta regina nel programma elettorale leghista che nei calcoli di Durigon dovrebbe costare 5 miliardi all'anno, in media nel triennio.

Per il presidente Inps Pa…

ROMA -  Quota 41 piace ai sindacati. Non perché così "cancelliamo la legge Fornero", come dice falsamente il leghista Matteo Salvini. Ma perché da sempre Cgil, Cisl e Uil guardano a tutte le strade utili per anticipare la pensione ai lavoratori, specie quelli più in difficoltà, le donne, i disoccupati, chi ha carriere discontinue. Fatto sta che da tempo la Lega corteggia i sindacati, usando il suo uomo più vicino a quel mondo, l'ex Ugl Claudio Durigon. Si spiega anche così Quota 41, la proposta regina nel programma elettorale leghista che nei calcoli di Durigon dovrebbe costare 5 miliardi all'anno, in media nel triennio.

Per il presidente Inps Pasquale Tridico siamo però a 6 miliardi all'anno. La Cgil ne calcola appena 1,3 miliardi: ipotizzando che solo il 40% degli aventi diritto la chiederebbe (come per Quota 100), togliendo la parte contributiva dell'assegno che "non è un costo per lo Stato, solo un anticipo dei contributi che hai versato". E non considerando i lavoratori precoci, quelli che hanno iniziato a lavorare da minorenni, già coperti da Quota 41 nelle categorie dell'Ape sociale (ad esempio precoce e disoccupato oppure precoce e impiegato in mansioni gravose).

I conti della Cgil sono un assist involontario alla Lega. Ma i sindacati guardano anche oltre, sul fronte pensioni. A una flessibilità per tutti a 62-64 anni, senza aspettare i 67 della Fornero. A una pensione di garanzia per i giovani che Pd, M5S e Lega hanno messo nei loro programmi (senza spiegarla, però). A rendere strutturali Ape Sociale e Opzione Donna, allargando l'Ape ad altre categorie di mestieri usuranti: proposta trasversale a tutti i partiti.

I punti di contatto della piattaforma sindacale con i partiti in questa campagna elettorale - che il leader Cisl Luigi Sbarra ricorderà domani al Meeting di Cl a Rimini - non si fermano a Quota 41. Anche se per ora i segretari di Cgil, Cisl e Uil sono silenti, si sa che non disdegnerebbero una revisione del Pnrr, senza sconvolgimenti, laddove si accelera moltissimo la transizione verde con possibili impatti occupazionali negativi, ad esempio nel settore dell'auto. Una tesi sostenuta soprattutto da Maurizio Landini ben prima che ne parlasse la leader di FdI Giorgia Meloni.

Su Reddito di cittadinanza e flat tax i sindacati stanno decisamente a sinistra. Nel primo caso chiedono di non smantellarlo o abolirlo come dicono di voler fare la destra e Matteo Renzi di Iv, semmai aggiustarlo. Nel secondo caso sono assolutamente contrari, perché una tassa piatta sarebbe incostituzionale e iniqua. Cgil e Uil (meno la Cisl) non disdegnerebbero poi una patrimoniale sui grandi capitali in solidarietà con famiglie in difficoltà. L'idea di Enrico Letta, segretario del Pd, di destinare la somma ai diciottenni ne coglie in parte lo spirito.

Il tema dei temi è però il lavoro. Qui i sindacati sono chiari: salario minimo solo contrattuale (estendendo i contratti nazionali esistenti a quanti ne sono esclusi), taglio del cuneo fiscale tutto a favore dei lavoratori per alzare le buste paga, rinnovi dei contratti scaduti adeguandoli all'inflazione. Proposte che non scaldano Confindustria e perciò neanche destra, Iv e Azione. Accolte con più favore da Pd e M5S. Nodi che però sono pronti a bussare tutti alla prima legge di bilancio del nuovo governo.