Gas, il paradosso del prezzo record. Ecco perché un conto salato ci aiuta, mentre un tetto può far avvitare la crisi
di Maurizio Ricci , di Maurizio RicciMagari non ci credete, ma il gas a 300 euro è (anche) una buona notizia. Sì, lo so, sembra perverso e masochista, ma se il punto è avere abbastanza metano, questo inverno, in Europa, nonostante i ricatti di Putin, allora un prezzo alto, realisticamente, aiuta. E un price cap, di cui tanto si parla, che sia nazionale o comunitario, invece no.
La questione gas è diventata di bruciante importanza, al di là del destino del termosifone in salotto, perché molte incognite vi sono appese. A quanto pare, la speculazione internazionale ha già parcheggiato una quarantina di miliardi di euro, da scatenare contro i titoli del Tesoro italiano alla prima occasione. Di occasioni, il futuro governo, in materia di affidabilità, potrebbe fornirne parecchie, ma, intanto, una, che prescinde dal colore della prossima maggioranza, potrebbe venire dal gas. Secondo i modelli econometrici del Fmi, nella probabile ipotesi che Putin sospenda del tutto le f…
Magari non ci credete, ma il gas a 300 euro è (anche) una buona notizia. Sì, lo so, sembra perverso e masochista, ma se il punto è avere abbastanza metano, questo inverno, in Europa, nonostante i ricatti di Putin, allora un prezzo alto, realisticamente, aiuta. E un price cap, di cui tanto si parla, che sia nazionale o comunitario, invece no.
La questione gas è diventata di bruciante importanza, al di là del destino del termosifone in salotto, perché molte incognite vi sono appese. A quanto pare, la speculazione internazionale ha già parcheggiato una quarantina di miliardi di euro, da scatenare contro i titoli del Tesoro italiano alla prima occasione. Di occasioni, il futuro governo, in materia di affidabilità, potrebbe fornirne parecchie, ma, intanto, una, che prescinde dal colore della prossima maggioranza, potrebbe venire dal gas. Secondo i modelli econometrici del Fmi, nella probabile ipotesi che Putin sospenda del tutto le forniture di metano all'Europa, l'Italia sarebbe fra i paesi più colpiti, fino a vedere il Pil del 2023 (se il resto dell'Europa non ci dà una mano) scendere anche del 5 per cento. Sono modelli a cui il governo italiano (quello attuale, che non ha mai avuto problemi di affidabilità) non pare, però, credere affatto: gli stoccaggi per l'inverno sono all'80 per cento e il ministro Cingolani esclude qualsiasi ipotesi di razionamento coatto. La dipendenza dal gas russo è già stata dimezzata e, per il resto, gli altri fornitori e una più sobria gestione dei riscaldamenti farebbero escludere l'allarme rosso.
E' vero, tuttavia, che l'Italia appare vulnerabile perché è il paese europeo in cui un bene primario come l'elettricità più dipende dal gas: il 43 per cento. E' il motivo per cui siamo anche il paese che più ha da guadagnare da un boom di rinnovabili, ma, intanto, non possiamo permetterci troppe falle. Ed è qui che entra in scena il gas a 300 euro. L'unico metano disponibile, al di là di quello già portato dai gasdotti, è infatti il Gnl che viene trasportato via mare ai rigassificatori. Abitualmente, questo metano va in Asia (Cina, Giappone, Corea) dove spunta prezzi più alti che in Europa, dove il gas prevalente è sempre stato quello russo. Ma quest'anno è cambiato tutto. Solo il 34 per cento del Gnl Usa abitualmente arrivava in Europa, ma negli ultimi sei mesi siamo saliti al 74 per cento. Lo stesso vale, probabilmente, per gli altri paesi. Il mercato funziona così: molti trader preferiscono rompere contratti a lungo termine con i clienti giapponesi o coreani, pagare le penali e portare il Gnl i Europa a prezzi superiori di dieci volte a un anno fa. Bloccate il prezzo con il price cap, anche europeo, fa notare più di un economista, e rischiate che il flusso si inverta e il Gnl torni in Asia.
In altre parole, più paghiamo il metano e più ne arriva, che è la cosa più importante. Ma c'è un corollario, altrettanto importante: più paghiamo il metano, meno ne consumiamo, meno ce ne serve. Il prezzo è la forma più brutale, ma anche più efficace di razionamento. Ci spinge a comportamenti virtuosi di sostituzione (rinnovabili, caldaie, infissi), ma anche, puramente e semplicemente, a contenere la domanda. Ci vogliamo, allora, condannare a case gelide e industrie ferme? Niente affatto. I ricchi pagheranno luce e gas ai prezzi di mercato, secondo quanto si possono permettere. Famiglie e imprese in difficoltà saranno, invece, compensate dal governo per gli extracosti da sopportare questo inverno, utilizzando le risorse che verrebbero invece dirottate per sostenere il price cap. Il punto chiave è che questo sussidio non deve assumere la forma di uno sconto in bolletta, che scoraggerebbe la spinta al risparmio di energia. E' psicologicamente importante, dicono gli economisti, che riequilibri i bilanci delle famiglie meno agiate, ma sia distinto e separato, anche in una unica soluzione. Superata l'emergenza inverno, si potrà ragionare con maggiore lucidità.