Bond dell’eurozona in affanno, i mercati temono la recessione
di Vittoria Puledda , di Vittoria PuleddaMILANO - Clima pesante sui mercati. La cappa che a tratti soffoca gli operatori ha un’origine chiara, la strenua determinazione delle Banche centrali di combattere a tutti i costi l’inflazione nonostante i venti di recessione, ed effetti altrettanto prevedibili: nervosismo sulle Borse e oscillazioni ancora maggiori sui mercati obbligazionari e valutari.
Ieri, per la seconda volta in poco tempo, il Financial Times è tornato a dar conto di posizioni “corte” (scommesse che puntano al ribasso) su asset europei: ieri sull’euro; prima sui Btp, con volumi ai massimi dal 2008 sui titoli di Stato italiani ( ma a guardar bene con forti volumi anche a Germania e Francia). Il quotidiano finanziario britannico ieri ha dato conto delle posizioni corte nette sulla moneta unica, riportando i dati della “Commodity Futures Trading Commission”, secondo cui nella settimana al 23 agosto gli speculatori hanno accumulato posizioni corte nette per 44.100 cont…
MILANO - Clima pesante sui mercati. La cappa che a tratti soffoca gli operatori ha un’origine chiara, la strenua determinazione delle Banche centrali di combattere a tutti i costi l’inflazione nonostante i venti di recessione, ed effetti altrettanto prevedibili: nervosismo sulle Borse e oscillazioni ancora maggiori sui mercati obbligazionari e valutari.
Ieri, per la seconda volta in poco tempo, il Financial Times è tornato a dar conto di posizioni “corte” (scommesse che puntano al ribasso) su asset europei: ieri sull’euro; prima sui Btp, con volumi ai massimi dal 2008 sui titoli di Stato italiani ( ma a guardar bene con forti volumi anche a Germania e Francia). Il quotidiano finanziario britannico ieri ha dato conto delle posizioni corte nette sulla moneta unica, riportando i dati della “Commodity Futures Trading Commission”, secondo cui nella settimana al 23 agosto gli speculatori hanno accumulato posizioni corte nette per 44.100 contratti, dai 42.800 della settimana prima. Nella prima settimana di marzo 2020 furono 86.700.
Più nervosi i mercati obbligazionari. Ieri i Treasury americani a 10 anni sono volati al 3,11% rispetto al 3,05 di venerdì; ancora più violento il movimento sui due anni, ora al 3,4%, ai massimi dal 2007 con una curva dei tassi invertita (che segnala timori di recessione). Ondate di vendite in mattinata anche in Europa, dove a fine giornata i Bund a 10 anni sono passati da un rendimento dell’1,38% all’1,46% (con un peggioramento dell’8%) mentre il decennale italiano è passato dal 3,70% al 3,79%, con un rialzo del 2,5%.
Un movimento che ha tenuto sotto controllo lo spread (il differenziale non si è mosso, chiudendo a 229 punti) ma è una magra consolazione, a fronte di un rendimento del Btp che torna a strizzare l’occhio a quota 4%.
In questa fase, del resto, a menare le danze sono le banche centrali. Costrette a guardare all’incalzare dell’inflazione, ad onta di tutto. Ieri il capo economista della Bce Philip Lane ha cercato di spegnere qualche fuoco, sottolineando il «ritmo costante» di molteplici piccoli rialzi in Europa ma sabato scorso, a coronamento delle parole da super-falco di Jerome Powell (Fed), era intervenuta nel simposio di Jackson Hole tra gli altri Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Bce, sottolineando che non bisogna abbassare la guardia, anche di fronte alla recessione.
Il mercato si interroga su cosa farà la Bce l’8 settembre, se alzerà di 50 o di 75 punti base (anche se nulla può essere dato per scontato). «Ci aspettiamo che la Fed aumenti i tassi di un punto percentuale per la fine dell’anno e che la Bce vada nella stessa direzione», scrive Matteo Ramenghi, capo investimenti di Ubs Wm Italia. Il bel tempo può aspettare.