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Gas, ora Berlino vuole il tetto. E il prezzo crolla del 20%

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La Germania apre alla possibilità di un "price cap" contro il ricatto russo. I ministri dell'Energia ne discuteranno il 9 settembre. Il cancelliere Scholz teme l'autunno caldo. Bruxelles: piano di emergenza e separazione dei mercati delle fonti energetiche
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BERLINO - Olaf Scholz ha scelto il Carolinum di Praga, una delle più antiche università europee, per lanciare la sua agenda di riforme della Unione europea in risposta allo storico discorso di Emmanuel Macron alla Sorbona. E da fonti italiane e tedesche trapela che nello sforzo di far convergere l'Ue anche sul fronte energetico - obiettivo esplicitato ieri dal cancelliere tedesco - Berlino ha segnalato a Roma un ripensamento su una delle principali battaglie di Mario Draghi in Europa: quella sul tetto al prezzo del gas. È stato in particolare il vicecancelliere e ministro dell'Economia Robert Habeck a comunicare al suo omologo italiano Roberto Cingolani la disponibilità a discuterne al Consiglio straordinario sull'energia convocato per il 9 settembre.

La contrarietà di Berlino al "price cap" si è squagliata come neve al sole in poche settimane. Anche se restano alcuni nodi da sciogliere, gli sviluppi avvenuti nel mese di…

BERLINO - Olaf Scholz ha scelto il Carolinum di Praga, una delle più antiche università europee, per lanciare la sua agenda di riforme della Unione europea in risposta allo storico discorso di Emmanuel Macron alla Sorbona. E da fonti italiane e tedesche trapela che nello sforzo di far convergere l'Ue anche sul fronte energetico - obiettivo esplicitato ieri dal cancelliere tedesco - Berlino ha segnalato a Roma un ripensamento su una delle principali battaglie di Mario Draghi in Europa: quella sul tetto al prezzo del gas. È stato in particolare il vicecancelliere e ministro dell'Economia Robert Habeck a comunicare al suo omologo italiano Roberto Cingolani la disponibilità a discuterne al Consiglio straordinario sull'energia convocato per il 9 settembre.

La contrarietà di Berlino al "price cap" si è squagliata come neve al sole in poche settimane. Anche se restano alcuni nodi da sciogliere, gli sviluppi avvenuti nel mese di agosto hanno indotto Scholz a convergere con i partner europei sulla necessità di avviare una riflessione su come contenere i prezzi impazziti del metano. E il cedimento della Germania ha spinto finalmente anche la presidente tedesca della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ad abbandonare ogni resistenza sulla riforma del mercato energetico europeo. Era prevista per il 2023, sarà anticipata perché "vediamo i limiti del nostro attuale design di mercato", ha ammesso. Bruxelles "sta lavorando a un intervento d'emergenza e a una riforma strutturale" del mercato dell'elettricità. La sola prospettiva di un accordo Ue sull'energia ha fatto crollare i prezzi del 20%, a 272 euro - venerdì scorso aveva sfiorato i 340 euro.

I dubbi della Germania erano motivati da tre ragioni principali. Ieri Scholz ha ricordato la Primavera di Praga e il coraggio dei cecoslovacchi nella resistenza ai carri armati sovietici per condannare nuovamente il Cremlino: "La Russia di Putin si definirà ancora attraverso la sua inimicizia verso l'Ue. Ogni divisione tra di noi, ogni debolezza sarà sfruttata". Prima dell'estate, il timore che serpeggiava a Berlino - mai confessato ufficialmente - era che Putin potesse rispondere a un tetto chiudendo i gasdotti. Ma il Cremlino ha vanificato da solo questa leva geopolitica strangolando a più riprese i flussi che arrivano attraverso Nord Stream 1 (domani è annunciato un nuovo stop temporaneo) e riducendo l'approvvigionamento a un magro 20%. In più, la Germania è riuscita nel frattempo a riempire gli stoccaggi con metano sufficiente da superare forse indenne l'inverno. Altro motivo in meno per temere ritorsioni da Mosca.

La seconda obiezione di Berlino, ricorda una fonte governativa, era che un mercato calmierato artificialmente potesse far scappare i fornitori verso altri clienti, prosciugando l'offerta di gas verso Europa. Ma l'emergenza di un prezzo schizzato a livelli insostenibili e i timori ormai forti che in Germania si profili un autunno caldo e fallimenti a catena nell'energivora industria manifatturiera (la ministra degli Esteri Baerbock ha paventato il rischio di una "rivolta sociale") hanno indotto il governo Scholz a mettere in secondo piano questo secondo dubbio.

La terza obiezione è tecnica, ma resta la più complicata da risolvere. A quale punto della catena della formazione dei prezzi si deciderà il tetto? E a chi si applicherà? Ai gasdotti russi o anche a quelli che provengono da partner fondamentali della Ue come la Norvegia?

Sul cosiddetto "decoupling", un'altra proposta che riguarda l'emergenza energetica, circolata in questi mesi, l'apertura della Germania è diventata esplicita. Ieri Scholz ha lanciato l'idea di una rete elettrica e di uno stoccaggio unici europei e ha precisato che "è necessario per noi apportare modifiche strutturali che contribuiscano a un rapido calo dei prezzi e a un'offerta sufficiente. Chiaramente ciò che viene attualmente chiesto come prezzo di mercato non riflette domanda e offerta in senso proprio". Il ministero di Habeck ha confermato l'interesse a discutere il "decoupling", il disallineamento tra prezzo elettrico prodotto dal gas da quello di altri fonti. Il meccanismo attuale prevede che il mercato elettrico si chiuda con il prezzo marginale della fonte più costosa, dunque in questa fase quello del metano. L'idea, spiega una fonte comunitaria, "è quella di separare i mercati per fonti di approvvigionamento. In questo modo, ad esempio, la generazione elettrica attraverso le rinnovabili costerebbe meno di quella che viene prodotta dal gas".