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Tajani: “Prima le famiglie delle regole di bilancio, fare più deficit è possibile”

(fotogramma)
Il coordinatore di Forza Italia: "Subito con Draghi una misura contro l’emergenza bollette. Per la nave gasiera di Piombino serve un confronto con la popolazione"  
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ROMA - «Draghi ha il nostro pieno sostegno per un intervento d’emergenza contro l’impennata dei prezzi, che eviti alle famiglie di vedersi staccate luce e gas e a migliaia di imprese di chiudere. Siamo pronti a sederci a un tavolo, portando le nostre proposte». Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia, è convinto che servano nuovi ristori economici e che non ci si debba far impressionare dai vincoli di bilancio, perché «bisogna preoccuparsi dei conti, ma la priorità è aiutare il tessuto economico e sociale».

Cosa proponete di fare?
«Pensiamo che si possa decidere di far pagare alle imprese e ai cittadini una bolletta pari a quella dell’anno scorso, prima degli aumenti: lo Stato potrebbe farsi carico della differenza. E poi si può abbattere l’Iva sui beni di prima necessità come il pane, la pasta, il latte».

Sono misure molto costose, non rischiano di sballare i conti?
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ROMA - «Draghi ha il nostro pieno sostegno per un intervento d’emergenza contro l’impennata dei prezzi, che eviti alle famiglie di vedersi staccate luce e gas e a migliaia di imprese di chiudere. Siamo pronti a sederci a un tavolo, portando le nostre proposte». Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia, è convinto che servano nuovi ristori economici e che non ci si debba far impressionare dai vincoli di bilancio, perché «bisogna preoccuparsi dei conti, ma la priorità è aiutare il tessuto economico e sociale».

Cosa proponete di fare?
«Pensiamo che si possa decidere di far pagare alle imprese e ai cittadini una bolletta pari a quella dell’anno scorso, prima degli aumenti: lo Stato potrebbe farsi carico della differenza. E poi si può abbattere l’Iva sui beni di prima necessità come il pane, la pasta, il latte».

Sono misure molto costose, non rischiano di sballare i conti?
«È innegabile che abbiamo un problema di debito pubblico, ma non possiamo far chiudere migliaia di piccole e medie imprese. Non dico che dobbiamo arrivare all’helicopter money, ma la preoccupazione per una crisi che mette in difficoltà anche le famiglie borghesi, viene prima di quella per i conti. Aggiungo che bisognerà anche ridurre i consumi e abituarsi a risparmiare un po’».

Dunque Fi sarebbe favorevole a uno scostamento di bilancio?
«È da valutare, in base a come evolverà la situazione. Non lo si può escludere a priori».

Serve un “armistizio” o uno stop alla campagna elettorale per valutare le misure?
«Non serve bloccare l’Italia, fermare il corso democratico. Si convoca una riunione con i responsabili dei partiti o i capigruppo o i segretari e si parla col premier».

Letta chiede come possiate, dopo aver fatto cadere Draghi, ora chiedergli di agire.
«Primo: il M5s ha fatto cadere il governo, non noi. Secondo: Letta dice una cosa senza senso, far fronte alle emergenze rientra nell’esercizio degli affari correnti. Ma a nostro parere c’è anche un altro fronte, oltre a quello interno».

A che si riferisce?
«C’è l’Europa, che non deve perdere tempo. Convocare la riunione dei ministri dell’Energia a metà settembre rischia di essere un po’ tardi. L’Ue deve intervenire imponendo un prezzo al tetto del gas e bloccando le contrattazioni sulla borsa del gas di Amsterdam per evitare anche speculazioni, di Paesi europei e non».

Al ricatto russo sul gas come rispondere?
«L’Ue se ha unità e forza politica deve intervenire con Mosca, dire a Gazprom che oltre un certo prezzo non compra. È indispensabile che l’Europa batta un colpo perché il problema non è solo italiano, ma è una ricaduta della decisione, giusta, di imporre sanzioni alla Russia. Bruxelles se ne faccia carico, anche con un nuovo Recovery contro gli effetti della guerra. Ma c’è di più».

Dica.
«Ritengo sia un errore clamoroso il proposito della Bce di aumentare ancora il costo del denaro: rendere sempre più difficile l’accesso al credito per le imprese rischia di portare alla stagnazione».

Maurizio Landini propone una tassa sugli extraprofitti al 100%, non solo sulle aziende produttrici di energia. Che ne pensa?
«Landini ha sempre una visione veterocomunista un po’ esagerata. Non si risolve tutto con le tasse. I sacrifici se ci sono da fare, li facciamo tutti. Ma meno tasse si mettono meglio è, le imprese vanno aiutate a tenere aperto».

Ma finora la tassa al 25% decisa da Draghi non è stata pagata.
«Vanno trovate soluzioni concertate su tutti i fronti, sugli extraprofitti come sul salario minimo: siamo contrari a quello per legge, ma non a quello legato alla contrattazione collettiva. No a politiche ideologiche».

Del rigassificatore a Piombino che pensa? La città si oppone, si oppone il sindaco FdI.
«I rigassificatori sono questione di sicurezza energetica nazionale: devono essere realizzati rapidamente. Quello di cui si discute, poi, resterà in funzione al massimo tre anni. A Piombino ci sono questioni aperte che riguardano il posizionamento della nave nel porto. Con il confronto con la popolazione si dovrebbe studiare una soluzione capace di incontrare il favore di tutti, o immaginare una soluzione off-shore».

Il governo indicherà a breve la cordata con cui trattare per Ita, lei aveva dei dubbi.
«Vediamo cosa accadrà, ma ritengo che sarebbe meglio aspettare la nascita del nuovo governo».

Se vincerete le elezioni, chi sarà ministro dell’Economia?
«Prematuro parlarne, servirà una persona in grado di trasformare in realtà idee chiare».

E il premier, sarà Giorgia Meloni se FdI sarà primo partito?
«Nessuna preclusione, chi prende un voto in più indicherà il nome al capo dello Stato. Ma la Costituzione è chiara: è il presidente della Repubblica ad affidare l’incarico».