BERLINO - Ora che l’inflazione ha toccato l’8,8% in Germania, il massimo da quarant’anni, tutti gli occhi sono puntati sulla cruciale riunione della Banca centrale europea dell’8 settembre. E i mercati hanno cominciato a scommettere, anche a causa dell’aggressività rialzista dell’americana Fed, su un aumento dei tassi di interesse dello 0,75%, contro i pronostici di un rialzo di mezzo punto che dominavano fra gli analisti fino a un mese fa.
Uno sguardo al dettaglio dell’inflazione nella maggiore economia europea mostra che è alimentata dal mostruoso balzo del 35,6% dei prezzi energetici — nel mese dei picchi sul mercato del gas ed elettrico — e dai rincari dei beni alimentari, schizzati del 16,6% rispetto a un anno fa. Ma anche l’inflazione “core”, depurata dagli effetti dell’energia, ha segnato un 3,1%, ben oltre l’obiettivo della Bce del 2%.
Tutto ciò, peraltro, mentre in Germa…
BERLINO - Ora che l’inflazione ha toccato l’8,8% in Germania, il massimo da quarant’anni, tutti gli occhi sono puntati sulla cruciale riunione della Banca centrale europea dell’8 settembre. E i mercati hanno cominciato a scommettere, anche a causa dell’aggressività rialzista dell’americana Fed, su un aumento dei tassi di interesse dello 0,75%, contro i pronostici di un rialzo di mezzo punto che dominavano fra gli analisti fino a un mese fa.
Uno sguardo al dettaglio dell’inflazione nella maggiore economia europea mostra che è alimentata dal mostruoso balzo del 35,6% dei prezzi energetici — nel mese dei picchi sul mercato del gas ed elettrico — e dai rincari dei beni alimentari, schizzati del 16,6% rispetto a un anno fa. Ma anche l’inflazione “core”, depurata dagli effetti dell’energia, ha segnato un 3,1%, ben oltre l’obiettivo della Bce del 2%.
Tutto ciò, peraltro, mentre in Germania erano ancora in vigore sgravi fiscali sulle bollette e il famoso biglietto del treno da 9 euro al mese. A settembre, quando scadranno entrambi, l’aumento dei prezzi potrebbe subire una nuova impennata. Secondo la Bundesbank a fine anno l’inflazione in Germania rischia di raggiungere il massimo da settantun anni, il 10%.
L’unica buona notizia è che la prospettiva di una stretta monetaria più robusta del previsto ha spinto l’euro verso la parità con il dollaro. E che, come sottolineato dal governatore della Banca centrale olandese Klaas Knot, «l’economia ha retto bene e alcuni fattori che l’hanno sostenuta nel secondo trimestre potrebbero aiutarla anche nel terzo». Secondo Carsten Brzeski «è molto chiaro che quasi nessun banchiere centrale attuale ha vissuto un’inflazione così alta nella sua vita professionale». Un dettaglio, argomenta l’analista di ING, «che infiammerà il dibattito interno alla Bce su come agire».
In ogni caso i “falchi” hanno cominciato già a puntellare un rialzo di tre quarti di punto alla prossima riunione del board, nonostante i timori di uno scivolamento dell’eurozona nella recessione. Al simposio di Jackson Hole, Isabel Schnabel, membro tedesco del comitato esecutivo, lo ha detto sabato scorso a chiare lettere. «Anche se entriamo in recessione, non abbiamo altra scelta che continuare sul sentiero della normalizzazione», ossia, della stretta monetaria. Knot le ha fatto eco, chiedendo una mossa «decisa» di Francoforte, e lo stesso ha fatto il governatore della Slovenia, Bostjan Vasle, annunciando che sosterrà un rialzo dei tassi «che vada oltre i 50 punti base».
Sul versante delle colombe è intervenuto invece il capoeconomista della Bce, Philip Lane, che ha espresso una posizione più cauta, ricordando le parole della presidente Christine Lagarde, che ha promesso un sentiero «affidabile» di rialzi. Anche per garantirsi uno spazio di manovra sufficiente per cambiare rotta, se il quadro macroeconomico dovesse cambiare.