L’accelerazione di Draghi sulla vendita Ita mette Meloni nell’angolo
di Aldo Fontanarosa , di Aldo FontanarosaROMA - Vendere Ita Airways per davvero, come il suo governo si è impegnato a fare con un decreto, un Dpcm di febbraio. Venderla a condizioni soddisfacenti: per le entrate economiche, per la prospettiva di nuove numerose assunzioni di lavoratrici e lavoratori, infine per la qualità dei compratori. Venderla malgrado il suo governo sia dimissionario e il voto delle Politiche, ormai alle viste.
Il presidente del Consiglio Mario Draghi insiste nel proposito di cessione della compagnia aerea nazionale, malgrado si intensifichi il fuoco di sbarramento di Fratelli d’Italia. Ancora ieri la presidente del partito Giorgia Meloni ripete che «Draghi non doveva andare così avanti. Manca una strategia di difesa della compagnia di bandiera. Ita è un altro pezzo d’Italia che se ne va».
Lui, Draghi, insiste. Ieri è iniziata la trattativa in esclusiva con la cordata tra Certares, Air France e Delta. E il ministero dell’Economia, che gest…
ROMA - Vendere Ita Airways per davvero, come il suo governo si è impegnato a fare con un decreto, un Dpcm di febbraio. Venderla a condizioni soddisfacenti: per le entrate economiche, per la prospettiva di nuove numerose assunzioni di lavoratrici e lavoratori, infine per la qualità dei compratori. Venderla malgrado il suo governo sia dimissionario e il voto delle Politiche, ormai alle viste.
Il presidente del Consiglio Mario Draghi insiste nel proposito di cessione della compagnia aerea nazionale, malgrado si intensifichi il fuoco di sbarramento di Fratelli d’Italia. Ancora ieri la presidente del partito Giorgia Meloni ripete che «Draghi non doveva andare così avanti. Manca una strategia di difesa della compagnia di bandiera. Ita è un altro pezzo d’Italia che se ne va».
Lui, Draghi, insiste. Ieri è iniziata la trattativa in esclusiva con la cordata tra Certares, Air France e Delta. E il ministero dell’Economia, che gestisce la privatizzazione, nella sua nota ufficiale viene allo scoperto. Se i compratori daranno risposte a tutte le richieste del governo, il ministero firmerà un “atto vincolante” di cessione della compagnia. Vincolante, significa che il prossimo esecutivo non potrebbe tornare indietro.
Alla luce della determinazione di Draghi a vendere, i tecnici del ministero dell’Economia e i loro consulenti si sono preparati ad ogni scenario. Uno più dolce; l’altro accelerato. Quello più dolce prevede che il ministero firmi con i compratori (Certares e i suoi alleati) un “preliminare” di cessione.
Un simile atto - vincolante anche per il prossimo esecutivo - è gravato da importanti penali. Il nuovo governo potrebbe anche strapparlo, ma dovrebbe poi versare agli acquirenti decine di milioni, a risarcimento della traumatica interruzione del processo.
Lo scenario accelerato prevede invece che il ministero - su mandato della Presidenza del Consiglio - salti tutta una serie di atti intermedi. In altre parole, il ministero non firmerebbe con la cordata vincente un semplice memorandum d’intesa (atto che non vincola le parti, dunque inutile). Non firmerebbe un “preliminare” di cessione (anche se vincolante). Arriverebbe a sottoscrivere due atti dai quali sarebbe impossibile, per l’Italia, tornare indietro.
Sono il Sales and purchase agreement (Spa), cioè il contratto definitivo di cessione del vettore; e lo Shareholders’ agreement (Sha). È il contratto che regola i rapporti tra gli azionisti. Questi due contratti irreversibili verrebbero firmati dalle parti in campo e diventerebbero vincolanti al via libera delle autorità di regolazione e controllo: l’Antitrust italiano e quello europeo (garanti della concorrenza); e la Corte dei conti nazionale. Anche Certares crede che la partita possa arrivare al novantesimo minuto: lavoriamo - dichiara - a un’intesa definitiva con il governo di Roma.
Ovviamente il ministero dell’Economia, proprietario di Ita al 100%, non è un Frankenstein fuori controllo, che si muove da solo. Il ministero si sta semplicemente preparando sul piano tecnico ai due scenari: uno più compassato e l’altro accelerato. Spetterà a Draghi indirizzare l’Economia verso uno dei due percorsi. In entrambi i casi, l’Italia si prepara a firmare un atto vincolante e definitivo di vendita, che sarà difficile ignorare.