Economia

Draghi vuole riaprire la partita sui balneari, stop dal centrodestra

Draghi vuole riaprire la partita sui balneari, stop dal centrodestra
(ansa)
Riforma della Concorrenza, il premier punta ad approvare i decreti attuativi e potrebbe avocare gli atti dei ministeri che frenano
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ROMA - L'estate sta finendo, un governo se ne va e la partita delle spiagge va chiusa entro fine stagione: prima di lasciare al suo successore (termine da declinarsi anche al femminile, in questo caso) Mario Draghi ha intenzione di approvare i decreti attuativi delle norme sulla concorrenza, che comprendono anche le nuove gare per le concessioni balneari. Ma l'orientamento del premier uscente fa infuriare il centrodestra, che si sente già vincitore delle elezioni e chiede che sia il prossimo esecutivo a occuparsi di una questione che riguarda circa centomila addetti nei lidi. Rimettendo in discussione quanto previsto nella legge delega approvata in primavera.

Giornata di vibranti proteste, con Fdi, Lega e Forza Italia sullo stesso fronte. Nel pomeriggio, da Riccione, luogo simbolico di questo pezzo di economia italiana, è Matteo Salvini ad alzare la voce contro il governo. Se già ai tempi dell'approvazione della riforma sulle concessioni balneari nel dl Concorrenza la Lega - seppur parte della maggioranza - già auspicava indennizzi e aiuti per chi su quelle spiagge "ci ha lavorato una vita", ora i toni sono quelli da campagna elettorale. "Se inspiegabilmente Draghi vuole correre per approvare entro settembre e prima delle nuove elezioni i decreti che riguardano le 30 mila spiagge italiane, noi non lo permettiamo. Chi fatica su quelle spiagge - afferma il segretario della Lega - e chi fatica su quelle spiagge da una vita va tutelato. Il governo non trova il tempo e i soldi per bloccare l'aumento delle bollette della luce e del gas, ma trova il tempo per svendere le spiagge italiane".

Parole che riecheggiano quelle di Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fratelli d'Italia: "È una forzatura incredibile quella di un governo che dovrebbe limitarsi all'ordinaria amministrazione, su un tema come questo dovrebbe sentire il parere di tutte le forze politiche, a partire da quelle che costituiscono la potenziale nuova maggioranza di governo. E il nostro parere - rimarca Lollobrigida - è assolutamente contrario: secondo noi la Bolkestein non si applica alle concessioni balneari". E anche la leader di Fdi, Giorgia Meloni, interviene sull'argomento. In modo molto duro: "Lo Stato vorrebbe espropriare per mettere gli stabilimenti balneari all'asta e far vincere le aste alle grandi concentrazioni economiche. Su taxi e balneari si fa la concorrenza, sui Benetton no. Sulle famiglie amiche, importanti no".

Per Maurizio Gasparri (Fi) "il governo si dedichi al caro energia e non pensi a iniziative inutili". E c'è anche un giallo: perché il ministro del Turismo Massimo Garavaglia, leghista come Salvini, dice che a lui un decreto sui balneari "non risulta. E visto che lo dovrei fare io... È ovvio - aggiunge - che non si può procedere ora. Il termine è il 13 dicembre".

In realtà, la volontà politica di accelerare, da parte di Draghi, esiste: l'attuazione del Dl concorrenza, d'altronde, è legato alle scadenze del Pnrr e sulle proroghe ai balneari c'è una procedura d'infrazione da parte dell'Ue. E davanti ai ministeri che ritardano il lavoro sui decreti attuativi, Palazzo Chigi è pronta ad avocare a sé la predisposizione degli atti. Ma la partita è aperta. E il centrodestra è tornato ad alzare le barricate.