Poco gas e troppo caro, il mercato italiano rischia di crollare
di Andrea Greco , di Andrea GrecoMILANO - Anche in Italia il contagio del caro gas sta per estendersi ai venditori finali, le società che riforniscono imprese e famiglie. Dietro le quinte, dove la tensione segue i prezzi raggiunti dal metano, si vede l'avvio del nuovo "anno termico", che scatta il primo ottobre, come la data in cui l'architettura del mercato di fornitura di gas mostrerà le prime crepe. La ragione, tecnica e commerciale, è che i rivenditori faticano a rinnovare i contratti con i fornitori all'ingrosso, e rischiano così di dover colmare i divari comprando sul mercato "spot", quello quotidiano, dove il prezzo è decuplicato in un anno, e le somme chieste in garanzia da chi vende sono stellare.
Da stime ufficiose si profilerebbe uno sbilancio, tra provvista e fabbisogno di gas, fino a un terzo dei volumi totali. E in parte sarebbe a carico di aziende come Hera, Iren, Agsm, Estra, AmGas Bari, protagoniste delle reti locali che, data la vol…
MILANO - Anche in Italia il contagio del caro gas sta per estendersi ai venditori finali, le società che riforniscono imprese e famiglie. Dietro le quinte, dove la tensione segue i prezzi raggiunti dal metano, si vede l'avvio del nuovo "anno termico", che scatta il primo ottobre, come la data in cui l'architettura del mercato di fornitura di gas mostrerà le prime crepe. La ragione, tecnica e commerciale, è che i rivenditori faticano a rinnovare i contratti con i fornitori all'ingrosso, e rischiano così di dover colmare i divari comprando sul mercato "spot", quello quotidiano, dove il prezzo è decuplicato in un anno, e le somme chieste in garanzia da chi vende sono stellare.
Da stime ufficiose si profilerebbe uno sbilancio, tra provvista e fabbisogno di gas, fino a un terzo dei volumi totali. E in parte sarebbe a carico di aziende come Hera, Iren, Agsm, Estra, AmGas Bari, protagoniste delle reti locali che, data la volatilità di prezzi e volumi seguita ai tagli delle forniture russe dopo lo scoppio della guerra, sono indietro con la provvista. Ma entro il 12 settembre chi vende metano in Italia deve dire a Snam, la società che gestisce i gasdotti, i volumi previsti per il nuovo anno termico, che va da ottobre al 30 settembre 2023. E, contestualmente, versarle gli acconti sullo spazio di trasporto "prenotato" nei tubi. Tuttavia, l'escalation ha bloccato quasi ogni programmazione.
Chi ha il gas se lo tiene stretto, sia perché in vari casi è un operatore "verticale" (Eni, Enel, Edison sono sia grossisti che venditori finali) sia perché i cosiddetti rischi di controparte sono lievitati. I contratti prevedono infatti, con cadenza spesso giornaliera, che, se il prezzo sale, chi compra integri i margini a garanzia di chi vende: un meccanismo che scuote ormai tutti i venditori di gas europei. I governi di Germania, Austria, Svizzera hanno versato, giorni fa, oltre 20 miliardi di euro per evitare il crac dei loro operatori pubblici (rispettivamente Uniper, Energy Wien, Axpo e Alpiq). E ora anche in Italia, in modo analogo, starebbe per aprirsi un buco di qualche miliardo nei bilanci dei venditori di gas. Il tutto in una cornice politicastrabica, in cui il governo prova a scrivere meglio la norma per tassare gli extraprofitti con una nuova addizionale Irap di settore, ma rischia di raccogliere con una mano i miliardi che, altrove, già si spendono per evitare che gli operatori di mercato collassino. "L'addizionale Irap sarebbe un elemento di rischio per il settore, nonostante nella maggior parte dei casi stia in realtà registrando perdite significative nei segmenti al dettaglio, per le dinamiche di prezzo dei contratti e i ritardi nei pagamenti", scriveva Equita giorni fa.
Norme e prassi italiane prevedono che chi vende gas al dettaglio lo faccia per tutta la curva dei consumipresunti di imprese e famiglie nell'intero anno termico. Attualmente, però, per i grossisti a monte è impraticabile cedere "l'intera curva" ai rivenditori, per i motivi citati, oltre che per il fatto che nessuno può sapere quanto gas verrà da Mosca in inverno. Poi ci sono i rischi di "sbilanciamento" dei venditori finali. Chi è a corto di gas, infatti, deve giornalmente comprare sul mercato spot i volumi chiesti dai clienti, ma che i grossisti non hanno fornito. Se non lo facesse, scatterebbe il "Servizio default distribuzione", in cui la legge chiede a Snam di subentrare nelle vendite, comprando sul mercato per massimi 90 giorni. La penuria a quel punto andrebbe colmata dai Fornitori di ultima istanza, che fino al 2023 sono Enel ed Hera.
C'è un'ultima ragione per cui i venditori trepidano. L'art. 3 del decreto Aiuti bis impedisce loro di ribaltare sul cliente i rincari: "Fino al30 aprile 2023 è sospesa l'efficacia di ogni eventuale clausola contrattuale che consente all'impresa fornitrice di energia elettrica e gas naturale di modificare unilateralmente le condizioni generali di contratto relative al prezzo, ancorché sia contrattualmente riconosciuto il diritto di recesso". Una tutela per i cittadini, ma così gravosa per le società venditrici che c'è chi studia con i propri legali l'opportunità di non adempiere: le sanzioni previste sono solo civili, non penali. Lo stesso Servizio del bilancio del Senato, giorni fa, in una nota sul decreto Aiuti bis vedeva "possibili alterazioni degli equilibri finanziari delle imprese " e "i presupposti per futuri interventi finanziari a carico della finanza pubblica".
Il pericolo agita anche alcuni fondi d'investimento specializzati, che starebbero per inviare un esposto a Consob chiedendo, ai sensi della direttiva sugli abusi di mercato, di obbligare i venditori quotati a rivelare quali rischi imbarcheranno con lenuove forniture.