Mosca minaccia lo stop alle forniture: “No al tetto sui prezzi”
di Claudio Tito , di Claudio TitoUna prima riforma del mercato dell’elettricità, risparmi sui consumi, una tassa sugli extraprofitti e tanta indecisione. Nonostante la crisi del gas sia sempre più grave, Bruxelles sembra voler prendere tempo. Sul tavolo per ora ci sono solo queste proposte. Che verranno formalizzate con calma tra due settimane. Il tetto al prezzo del gas è una eventualità ma non una certezza.
E i paesi europei sono ancora molto divisi come dimostra la cautela del cancelliere tedesco Olaf Scholz: «Rinunciare completamente al gas russo non è una cosa che faremmo noi, non credo che sarebbe molto responsabile».
Il tutto proprio mentre Mosca non solo rende plastica la possibilità di chiudere completamente i rubinetti del metano ma mette anche sul tappeto una minaccia sull’altra fonte fossile: il petrolio. Se verrà introdotto un “tetto” al prezzo del greggio – avverte la Russia – allora bloccheremo tutte le f…
Una prima riforma del mercato dell’elettricità, risparmi sui consumi, una tassa sugli extraprofitti e tanta indecisione. Nonostante la crisi del gas sia sempre più grave, Bruxelles sembra voler prendere tempo. Sul tavolo per ora ci sono solo queste proposte. Che verranno formalizzate con calma tra due settimane. Il tetto al prezzo del gas è una eventualità ma non una certezza.
E i paesi europei sono ancora molto divisi come dimostra la cautela del cancelliere tedesco Olaf Scholz: «Rinunciare completamente al gas russo non è una cosa che faremmo noi, non credo che sarebbe molto responsabile».
Il tutto proprio mentre Mosca non solo rende plastica la possibilità di chiudere completamente i rubinetti del metano ma mette anche sul tappeto una minaccia sull’altra fonte fossile: il petrolio. Se verrà introdotto un “tetto” al prezzo del greggio – avverte la Russia – allora bloccheremo tutte le forniture. Sembra, in realtà, un segnale più al G7 che ha discusso questa ipotesi che non all’Unione europea. Anche perché, in teoria, da gennaio l’Ue non dovrebbe più acquistare l’ “oro nero” russo. Sempre che l’accordo tenga e che paesi come l’Ungheria non tradiscano i patti. Le ultime mosse di Orbàn, che si è di nuovo rivolto al Cremlino, non fanno ben pensare.
Il taglio delle forniture russe e le pesanti oscillazioni del prezzo sul mercato di Amsterdam non smuovono dunque la Commissione. Anzi la presidente Ursula Von Der Leyen ha chiesto ai suoi uffici e anche ai Paesi membri di aspettare fino al 14 settembre. Quando terrà l’annuale discorso sullo Stato dell’Unione. In quella occasione vorrebbe annunciare scenograficamente le contromosse dell’Unione. Eppure il tempo non è per niente un fattore secondario.
Senza contare che è stato convocato in via straordinaria per venerdì 9 settembre un Consiglio dei ministri dell’energia proprio per mettere a punto la risposta da dare al Cremlino che sta sospendendo la vendita del gas all’Europa e per affrontare i rialzi del prezzo del metano.
Al momento la Commissione ha elaborato un documento che viene considerato solo una prima bozza di riflessione. Compaiono tre misure. La prima è una forma di revisione del mercato dell’elettricità: un tetto al prezzo dell’energia elettrica non prodotta dal gas. Ossia un modo per evitare la stortura dell’attuale sistema che fissa il prezzo delle bollette sulla base della fonte più costosa. In questo caso il gas e non tiene conto che il costo delle fonti rinnovabili è ormai dieci volte inferiore. Sarà poi raccomandata un’ulteriore riduzione dei consumi in particolare nei momenti di picco.
Nello stesso tempo a Palazzo Berlaymont stanno valutando altre opzioni. Una riguarda il tetto al prezzo del gas. Ma si tratta di una “ricetta” su cui non c’è accordo tra i 27. Anche sulle aperture della Germania sono in molti a volerle verificare in occasione del vertice dei ministri dell’energia. Ieri la vice direttrice generale per l’energia della Commissione, Mechthild Worsdorfer è stata piuttosto vaga. Ha elencato tre tipi di “price cap”: «Quello sulle importazioni dalla Russia, quello applicato all’interno dell’Ue, o infine sul mercato all’ingrosso o al dettaglio: stiamo valutando tutte le possibilità».
Segno che l’esecutivo Ue non ha ancora imboccato una strada. E anche per la riforma complessiva del mercato elettrico tutto sembra slittare. Mentre si starebbe facendo largo l’idea di introdurre a livello Ue la tassa sugli extraprofitti delle società che si occupano di energia. A Bruxelles si dicono rassicurati dal livello degli stoccaggi che ormai superano la soglia dell’80%. Sebbene l’azienda russa Gazprom velenosamente avverte: “Non basterà”.