Ryanair, dal quartier generale O’Leary attacca i sindacati "di Topolino”. La trattativa Ita-Certares “stupidità monumentale”
dal nostro inviato Federico Formica , dal nostro inviato Federico FormicaDUBLINO - Sferzante e combattivo, come sempre. Più del solito, forse perché stavolta Michael O'Leary gioca anche in casa. In un incontro con i giornalisti esteri nel quartier generale di Dublino, il Ceo del gruppo Ryanair rilancia la sua guerra ai sindacati che oppongono resistenza e boccia la trattativa che il governo ha avviato con il fondo Certares, Air France e Delta: "Sarebbe un accordo di una stupidità monumentale per l'Italia, sono scioccato che non abbiano chiuso con Lufthansa - commenta O'Leary - e penso sia dovuto a ragioni politiche". L'impressione è che il parere sarebbe stato negativo anche se a spuntarla fosse stata Lufthansa. A fine luglio infatti il Ceo Eddie Wilson aveva prefigurato un futuro poco radioso per le regioni italiane in caso di accordo con i tedeschi, che a suo dire non avrebbero usato gli scali regionali preferendo loro Fiumicino e le basi in Germania. Nella lunga intervista con i tanti giornalisti pre…
DUBLINO - Sferzante e combattivo, come sempre. Più del solito, forse perché stavolta Michael O'Leary gioca anche in casa. In un incontro con i giornalisti esteri nel quartier generale di Dublino, il Ceo del gruppo Ryanair rilancia la sua guerra ai sindacati che oppongono resistenza e boccia la trattativa che il governo ha avviato con il fondo Certares, Air France e Delta: "Sarebbe un accordo di una stupidità monumentale per l'Italia, sono scioccato che non abbiano chiuso con Lufthansa - commenta O'Leary - e penso sia dovuto a ragioni politiche". L'impressione è che il parere sarebbe stato negativo anche se a spuntarla fosse stata Lufthansa. A fine luglio infatti il Ceo Eddie Wilson aveva prefigurato un futuro poco radioso per le regioni italiane in caso di accordo con i tedeschi, che a suo dire non avrebbero usato gli scali regionali preferendo loro Fiumicino e le basi in Germania. Nella lunga intervista con i tanti giornalisti presenti, O'Leary cita spessissimo Ita (che continua a chiamare Alitalia in un lapsus infinito) e il nostro Paese. Anche perché l'Italia rappresenta il primo mercato per la low cost irlandese e un dipendente su quattro della compagnia ha il passaporto italiano.
Ma il numero uno di Ryanair, a oggi la prima compagnia in Europa per numero di passeggeri trasportati (la stima per fine 2022 è di 100 milioni) torna anche sull'accordo siglato la settimana scorsa con gli assistenti di volo italiani che prevede aumenti dal 2023 e il ripristino accelerato del salario pre-Covid. Una trattativa condotta con le sigle Fit-Cisl, Anpav e Anpac, "le uniche davvero rappresentative in Ryanair" insiste la compagnia aerea. Il nuovo contratto, dice O' Leary, "riguarda 2000 lavoratori, hanno votato in mille e l'80% ha detto sì". Ma i conti non tornano perché anche Filt Cgil, Uiltrasporti e Ugl hanno condotto un referendum interno, "aperto a tutti a prescindere dalla sigla di adesione", al quale hanno risposto in quasi 763 e, per il 90%, bocciando l'accordo. Difficile capire quale sia la verità, in assenza di numeri certificati. Lo scenario sembra quello di un fronte dei lavoratori spaccato a metà.
O'Leary però risponde alla sua maniera: "Non ho visto nessuno alzare la mano e opporsi a un aumento di stipendio, magari perché appartiene al sindacato di Topolino. Se davvero hanno la rappresentanza che dicono di avere, perché il personale non ha aderito in massa agli scioperi di luglio? La realtà è che sono bugie, è solo propaganda". Poche ore dopo arriva la contro-replica da Filt Cgil: "Se il tema è dimostrare la nostra reale rappresentanza all'interno dell'azienda, non abbiamo problemi a portare direttamente a Dublino le deleghe sottoscritte dai lavoratori e dalle lavoratrici di Ryanair in Italia". Ma le sferzate non solo per gli italiani, ce n'è anche per i sindacati belgi ("Avevano firmato il rinnovo, poi si sono tirati indietro, questo dice tutto") e spagnoli ("mi siederei a trattare con loro se non mi parlassero di abbattere il sistema capitalistico e restaurare i soviet").
Nella sala dei bottoni
L'intervista conclude una visita nel quartier generale di Ryanair - a poca distanza dall'aeroporto di Dublino - e al centro di addestramento piloti, dove entriamo in uno dei simulatori di volo da 9 milioni di euro l'uno (riproducono il Boeing 737 Max e l'Airbus A380) in cui vengono riprodotti non solo tutti i comandi e centinaia di aeroporti, ma ogni condizione di luce e meteo, con movimenti e vibrazioni fedeli alla realtà: i pochi secondi che abbiamo trascorso con la modalità "turbolenza severa" accesa sono stati un incubo, per un attimo ci si dimentica che è solo finzione. Negli uffici, tutti open space, quello che non manca è il colore, tra bandiere dei vari Paesi europei (ma c'è anche l'Ucraina) e gigantografie di stadi di Premier League e di rugby. I ritmi di lavoro sono intensi: nella sala operativa che monitora in tempo reale tutti i voli Ryanair in giro per l'Europa e una grande mappa meteo il turno è di 12 ore, "ovviamente intervallate da pause" precisa il direttore delle Operazioni Neal McMahon.
I direttori dei vari settori operativi illustrano risultati e obiettivi. Se non ci saranno altri stop Covid, la compagnia punta a trasportare 165 milioni di passeggeri nel 2023 e via via a crescere, fino ai 225 milioni del 2026. L'estate appena trascorsa giustifica l'ottimismo irlandese: nella settimana 11-17 agosto di quest'anno ha volato il 15% di passeggeri in più rispetto allo stesso periodo del 2019, l'ultima estate pre-pandemica; buono anche il risultato di Wizz (+30%) che però ha fatto decollare 818 voli contro i 3015 di Ryanair. Male Easyjet (-20%) e peggio ancora fa British Airways (-29%).