Banche, ok della Bce all’aumento di capitale Mps
di Andrea Greco , di Andrea GrecoMILANO - La Banca centrale europea ha approvato, l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro del Monte dei Paschi. Lo riporta una nota, che conferma anche la tempistica stretta dell’operazione, «che verrà sottoposta all’assemblea il 15 settembre».
L’approvazione si aggiunge al via libera dell’Antitrust europeo, reso noto un mese fa e necessario essendo la banca sotto aiuti di Stato dal 2017.
Dopo il sì degli azionisti, scontato poiché il Tesoro detiene il 64% delle azioni e si è già impegnato per i propri 1,6 miliardi di euro, la banca senese affronterà il mercato, per chiudere l’aumento «entro il 12 novembre», come disse l’ad Luigi Lovaglio e che la banca ribadisce.
Solo che il mercato è un mare increspato: anche ieri Mps ha perso il 4,71%, a fronte di un indice Euro Stoxx banche sotto dell’1,23%. Negli ultimi tempi, grami per il settore, Mps ha sofferto molto…
MILANO - La Banca centrale europea ha approvato, l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro del Monte dei Paschi. Lo riporta una nota, che conferma anche la tempistica stretta dell’operazione, «che verrà sottoposta all’assemblea il 15 settembre».
L’approvazione si aggiunge al via libera dell’Antitrust europeo, reso noto un mese fa e necessario essendo la banca sotto aiuti di Stato dal 2017.
Dopo il sì degli azionisti, scontato poiché il Tesoro detiene il 64% delle azioni e si è già impegnato per i propri 1,6 miliardi di euro, la banca senese affronterà il mercato, per chiudere l’aumento «entro il 12 novembre», come disse l’ad Luigi Lovaglio e che la banca ribadisce.
Solo che il mercato è un mare increspato: anche ieri Mps ha perso il 4,71%, a fronte di un indice Euro Stoxx banche sotto dell’1,23%. Negli ultimi tempi, grami per il settore, Mps ha sofferto molto più delle rivali: -32% l’ultimo mese, -60% nei sei mesi.
Effetto anche della speculazione che precede l’aumento iperdiluitivo, ma la spirale perversa rende le condizioni tecniche dell’emissione più ardue. Ieri la capitalizzazione è scesa a 302 milioni, un ottavo dell’aumento che è obbligatorio per ripristinare i minimi di capitale di vigilanza e di legge (anche il codice civile italiano lo prevede).
Il nuovo capitale da raccogliere, tuttavia, è così numeroso rispetto al valore di Borsa che a questi prezzi lo sconto massimo sul “Terp” (valore teorico dopo lo stacco del diritto a fare l’aumento) si limiterebbe al 10,7%. Inoltre le nuove azioni avrebbero un multiplo del 41% del patrimonio senese, che è più caro rispetto alle dirette rivali Banco Bpm e Bper, ben più redditizie.
Eppure il nuovo management, in sella da sette mesi e che a metà giugno presentò il piano industriale per arrivare a 700 milioni di utile pre-tasse nel 2024, sembra determinato a non fermarsi davanti alla montagna che si para.
Il patrimonio mangiato dalle perdite 2020 va ripristinato “tempestivamente”; e c’è una ragione anche tecnica per farlo entro il 30 novembre, quando scadranno i benefici di legge che estendono a sette anni lo “scivolo” pagato dal Fondo esuberi interno a chi sceglierà di lasciare Mps.
Dopo quella data gli anni pagati a chi lascia sarebbero solo cinque. Il nuovo piano Mps stima 3.500 esuberi da fare entro fine 2022.