Nucleare, la Germania rimanda la chiusura di due delle tre centrali ancora attive
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - I timori di black out durante l'inverno e i prezzi energetici alle stelle hanno convinto il riluttantissimo ministro Verde dell'Economia, Robert Habeck, ad accettare il prolungamento di due dei tre impianti nucleari tedeschi ancora in funzione: Neckarwestheim 2 (nel Baden-Wuerttenberg) e Isar 2 (in Baviera). Il terzo, Emsland (in Bassa Sassonia), chiuderà come previsto il 31 dicembre. Tuttavia la proroga sarà brevissima: arriverà a fine aprile dell'anno prossimo. In sostanza, finché non sarà esaurito il riprocessamento dell'ultimo ciclo di combustibili. Il vicecancelliere aveva commissionato uno stress test ai gestori della rete elettrica per giustificare la decisione.
Habeck ha citato tre motivi di allarme che avrebbero ispirato la decisione: i flussi di gas ormai interrotti dalla Russia, la crisi della disponibilità di energia elettrica che proviene dalle centrali nucleari francesi e i fiumi disseccati in Germania:…
BERLINO - I timori di black out durante l'inverno e i prezzi energetici alle stelle hanno convinto il riluttantissimo ministro Verde dell'Economia, Robert Habeck, ad accettare il prolungamento di due dei tre impianti nucleari tedeschi ancora in funzione: Neckarwestheim 2 (nel Baden-Wuerttenberg) e Isar 2 (in Baviera). Il terzo, Emsland (in Bassa Sassonia), chiuderà come previsto il 31 dicembre. Tuttavia la proroga sarà brevissima: arriverà a fine aprile dell'anno prossimo. In sostanza, finché non sarà esaurito il riprocessamento dell'ultimo ciclo di combustibili. Il vicecancelliere aveva commissionato uno stress test ai gestori della rete elettrica per giustificare la decisione.
Habeck ha citato tre motivi di allarme che avrebbero ispirato la decisione: i flussi di gas ormai interrotti dalla Russia, la crisi della disponibilità di energia elettrica che proviene dalle centrali nucleari francesi e i fiumi disseccati in Germania: "le navi che trasportano il carbone non sono riuscite a raggiungere le centrali" ha puntualizzato il vicecancelliere. A causa di questi fattori di rischio "non possiamo essere certi che ci possano essere abbastanza centrali elettriche in funzione per stabilizzare la rete elettrica nel breve termine, nel caso di buchi nelle forniture dai Paesi vicini". Il leader dei Verdi ha parlato di un dibattito "molto emozionale" nel Paese e ha sottolineato di "dover garantire la sicurezza energetica".
Peraltro, dopo il blocco totale dei flussi di metano confermato da Nord Stream 1, dall'Agenzia delle reti (Bundesnetzagentur) è arrivato un nuovo, allarmante avviso ai tedeschi. "Il governo potrebbe essere costretto quest'inverno, causa emergenza gas, a dichiarare lo stato di allarme" e "non è escluso che possa dover imporre misure di risparmio anche ai consumatori", oltre che alle aziende. Alla Rheinische Post il direttore dell'Agenzia. Klaus Mueller, aveva spiegato a giugno che un'ipotesi potrebbe essere addirittura quella di modificare la temperatura minima imposta dalla legge ai proprietari di case che affittano. Al momento è fissata tra i 20 e i 22 gradi.
Quanto al nucleare, da settimane Habeck ricorda a ogni piè sospinto che tenere aperti gli impianti sarebbe motivato da ragioni di sicurezza, mentre non serve affatto a risolvere la crisi del gas: troppo minimo il risparmio che si otterrebbe su quel fronte, appena il 2%. Finora era previsto che le ultime tre centrali nucleari tedesche, Neckarwestheim 2, Emsland e Isar 2, smettessero di funzionare il 31 dicembre, archiviando per sempre la decennale e controversa stagione dell'atomo in Germania. Al momento garantiscono ancora il 6% della produzione elettrica del Paese.
Quella di allungarne i tempi è una decisione temporanea, su questo i Verdi e la Spd non hanno dubbi, ma la Fdp preme per mantenere aperti gli impianti almeno fino al 2024. E su questo nodo centrale della politica energetica tedesca il governo "semaforo" rischia in futuro una spaccatura seria. La fine del nucleare è uno dei cardini della lotta politica degli ambientalisti tedeschi sin dagli albori e dalle proteste davanti alle centrali nucleari negli anni Settanta. E la sola discussione su una proroga dei tempi ha scatenato una polemica all'interno dei Verdi che rischia di lacerare il partito di Habeck. Ma anche la Spd di Olaf Scholz ha sempre sostenuto la decisione del 2011 dell'allora cancelliera Angela Merkel di chiuderle, dopo il trauma dell'incidente nella centrale giapponese di Fukushima.
La leader dei socialdemocratici, Saskia Esken, lo ha ribadito a poche ore dalla conferenza stampa di Habeck, dopo essersi consultata con il partito. Un allungamento dei tempi "per poche settimane o mesi lo accetteremmo, ma soltanto se fosse giustificato da ragioni legate alla sicurezza degli approvvigionamenti". La crisi del gas, insomma, non è motivo sufficiente. Anche perché i numeri sono chiari. E sia il verde Habeck sia il cancelliere Olaf Scholz li hanno ricordati, nelle scorse settimane. Mantenere accesi i reattori dei tre impianti tedeschi consentirebbe di risparmiare appena il 2% del gas. "Riusciamo a guadagnarci talmente poco che per quella sola ragione non varrebbe la pena", ha puntualizzato il ministro.
Ma alla Sueddeutsche Zeitung il suo collega delle Finanze, Christian Lindner, ha spiegato di volere un rinvio dell'uscita dal nucleare, persino per un altro anno intero, a prescindere dagli stress test. Una voluta provocazione all'indirizzo dei partner di governo. "Di questi tempi dobbiamo sfruttare ogni opportunità per ridurre i prezzi delle bollette elettriche", ha detto il ministro liberale, aggiungendo di ritenerlo "uno stress test politico-economico".