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Urso a Kiev, lei a Londra: così Giorgia Meloni tesse la tela atlantica

La leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni con quello della Lega Matteo Salvini sul palco del Forum Ambrosetti di Cernobbio 
Il presidente del Copasir, fedelissimo della leader di Fratelli d'Italia, andrà anche negli Stati Uniti per preparare il terreno con la leadership democratica. Sulle sanzioni contro Moscda si allarga la distanza con Salvini, che insiste: "Meglio uno scudo per gli italiani"
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ROMA - La missione di un emissario fidato a Kiev, nei prossimi giorni. E un’altra a Washington, subito dopo. Infine il viaggio in prima persona a Londra, dopo le elezioni. Possibilmente costruendo un contatto con la nuova premier britannica Liz Truss. Giorgia Meloni sa che il momento della verità si sta avvicinando. Che la mossa di Putin prepara una tempesta globale dei prezzi del gas e un suo eventuale esecutivo rischia di spaccarsi sulla collocazione internazionale, perché Matteo Salvini aspetta ottobre per chiedere di stracciare le sanzioni europee contro Mosca. Con o contro l’Occidente, questa è la scelta. Meloni sembra intenzionata a opporsi al leghista, con un’agenda che la collochi da questa parte del muro.

Urso a Kiev

I fatti, allora. Adolfo Urso, presidente del Copasir, parlamentare su una posizione filoatlantica già dai tempi in cui affiancava Gianfranco Fini, ha programmato di andare a Kiev. Lo farà nei prossimi gio…

ROMA - La missione di un emissario fidato a Kiev, nei prossimi giorni. E un’altra a Washington, subito dopo. Infine il viaggio in prima persona a Londra, dopo le elezioni. Possibilmente costruendo un contatto con la nuova premier britannica Liz Truss. Giorgia Meloni sa che il momento della verità si sta avvicinando. Che la mossa di Putin prepara una tempesta globale dei prezzi del gas e un suo eventuale esecutivo rischia di spaccarsi sulla collocazione internazionale, perché Matteo Salvini aspetta ottobre per chiedere di stracciare le sanzioni europee contro Mosca. Con o contro l’Occidente, questa è la scelta. Meloni sembra intenzionata a opporsi al leghista, con un’agenda che la collochi da questa parte del muro.

Urso a Kiev

I fatti, allora. Adolfo Urso, presidente del Copasir, parlamentare su una posizione filoatlantica già dai tempi in cui affiancava Gianfranco Fini, ha programmato di andare a Kiev. Lo farà nei prossimi giorni, salvo cambiamenti dell’ultimo momento. Ufficialmente soltanto nelle vesti di capo della commissione che vigila sui Servizi. In realtà, anche come uno degli emissari dell’aspirante presidente del Consiglio.

Non è un viaggio banale, insomma. Prima di partire Urso si confronterà con Meloni, costruendo il posizionamento politico che consegnerà ai suoi interlocutori ucraini. Il suo incarico al Copasir pesa, ovviamente. Perché nei saloni di Palazzo San Macuto sono transitati tutti i decreti — quattro, finora — che hanno permesso all’Italia di rifornire di armi Zelensky. Così intende continuare a fare Meloni, se dovesse guidare il governo.

Salvini contro le Sanzioni

È un messaggio non banale, perché arriva nelle ore in cui Putin chiude di fatto i rubinetti dell’energia all’Europa. «Al posto delle sanzioni, che dovevano danneggiare i russi — ha detto ieri il leghista — sarebbe meglio proteggere gli italiani ed europei con uno scudo». Dice proprio così, «al posto delle sanzioni», anticipando quanto pretenderà una volta al governo. Mira a frantumare l’unità euroatlantica sulle misure contro Mosca. Può Meloni permettersi di vanificare così lo sforzo in corso per recuperare un rapporto con Washington e, in particolare, con l’attuale amministrazione democratica?

Lo sfida è quella di rassicurare, mettendo tra parentesi i trascorsi trumpiani. Come è ovvio, Meloni gestisce anche personalmente i contatti internazionali. Ha incassato pochi giorni fa dichiarazioni significative dall’ex segretaria di Stato americana Hillary Clinton. E sfrutta il contatto costante con Mario Draghi, dal quale punta a ottenere le chiavi giuste per accedere ai principali leader occidentali. La missione di Urso a Kiev sarà seguita da un secondo viaggio del parlamentare meloniano a Washington, pochi giorni dopo. Anche in questo caso, l’obiettivo è duplice: iniziativa per consolidarsi (Urso è uno dei papabili per un posto nel nuovo esecutivo) e impegno per arare ulteriormente il terreno americano alla leader. Lì vedrà esponenti del Congresso e interlocutori con cui confrontarsi con i dossier gestiti da Presidente del Copasir.

Il rischio di un governo spaccato

Eppure, il rapporto con Putin — e la minaccia sul gas — continua a rappresentare il vero anello debole del rapporto tra Meloni e Salvini. Darebbero vita a un «governo spaccato», vaticina a Metropolis su Repubblica.it la vicesegretaria del Pd Irene Tinagli. Intuendo la dinamica in corso, il segretario leghista ha ripreso da giorni a martellare sul tema delle sanzioni e del caro bollette. La mossa di Mosca rafforzerà questa spinta. Meloni, tra l’altro, sa bene che il mondo della destra è sensibile a questo argomento. In campagna elettorale tocca con mano le critiche del suo elettorato al sostegno alla guerra di difesa dell’Ucraina. Ma la scelta, assicura, è senza ritorno.

In questa chiave va inserito il viaggio che sta organizzando a Londra, dopo il 25 settembre. La speranza è di atterrare nella capitale inglese vestendo già i panni del premier in pectore. Questo le consentirebbe con maggiore facilità di organizzare anche un faccia a faccia con Truss, con cui ha in comune l’appartenenza ai Conservatori europei. Truss è anche — soprattutto — arcinemica di Putin. «Congratulazioni — scrive Meloni — insieme sarà possibile rafforzare la nostra già consolidata collaborazione politica».