Bce, la maxi stretta: “Altri rialzi in arrivo inflazione troppo alta”
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - Sulle due sponde dell'Atlantico, i maggiori banchieri centrali dichiarano guerra all'inflazione, anche se resta il dubbio che la stretta - soprattutto in Europa - arrivi un po' tardi. Nell'ansia di imbrigliare la crescita dei prezzi che a fine anno potrebbero superare il 10% e attestarsi in media all'8,1% e di rincorrere un'aggressiva Federal Reserve che ha cominciato da mesi ad aumentare i tassi, la Banca centrale europea si è messa i guantoni e ha deciso ieri il più robusto rialzo del costo del denaro dall'introduzione dell'euro: lo 0,75%. Non solo: Christine Lagarde ha promesso altre strette nelle prossime riunioni.
Uno scalino dello 0,75% "non sarà la norma" ha puntualizzato la presidente della Bce, ma secondo fonti di Francoforte potrebbe, invece, ripetersi. E dopo un'"ampia discussione" nel board, Lagarde ha rivelato che il rialzo "jumbo" è stato deciso all'unanimit&agrav…
BERLINO - Sulle due sponde dell'Atlantico, i maggiori banchieri centrali dichiarano guerra all'inflazione, anche se resta il dubbio che la stretta - soprattutto in Europa - arrivi un po' tardi. Nell'ansia di imbrigliare la crescita dei prezzi che a fine anno potrebbero superare il 10% e attestarsi in media all'8,1% e di rincorrere un'aggressiva Federal Reserve che ha cominciato da mesi ad aumentare i tassi, la Banca centrale europea si è messa i guantoni e ha deciso ieri il più robusto rialzo del costo del denaro dall'introduzione dell'euro: lo 0,75%. Non solo: Christine Lagarde ha promesso altre strette nelle prossime riunioni.
Uno scalino dello 0,75% "non sarà la norma" ha puntualizzato la presidente della Bce, ma secondo fonti di Francoforte potrebbe, invece, ripetersi. E dopo un'"ampia discussione" nel board, Lagarde ha rivelato che il rialzo "jumbo" è stato deciso all'unanimità. Insomma, i falchi e le colombe si sono ricompattati nella volontà di battere l'inflazione. Dunque ci saranno "diverse" strette nei prossimi mesi. L'inflazione è "troppo alta" (ad agosto ha raggiunto il 9,1%), ha ripetuto più volte, e deve essere riportata verso l'obiettivo del 2%. Anche a costo di frenare la crescita che alla fine dell'anno potrebbe insabbiarsi e nello scenario peggiore tramutarsi l'anno prossimo in una recessione. Ieri Lagarde ha anche ammesso a denti stretti che sui prezzi ci sono stati degli errori di valutazione. Solo a luglio la Bce aveva deciso il primo rialzo dal 2011.
Il tasso di interesse di riferimento sale così all'1,25%, il massimo da undici anni, ma resta ancora un punto al di sotto di quello americano. Peraltro ieri il presidente della Fed Jerome Powell ha confermato la postura restrittiva: alla riunione del 20 e 21 settembre gli analisti si aspettano un altro balzo dello 0,75%.
Entrambi, Powell e Lagarde, hanno spiegato che la stretta era inevitabile, che la priorità deve essere riportare sotto controllo i prezzi che sono alimentati soprattutto dai picchi energetici ma che il ritmo è allarmante "in tutti i settori" come ha precisato la presidente della Bce. E mentre i banchieri centrali possono fare poco per influire sui picchi del gas che stanno angosciando l'Europa, possono tentare di frenare il contagio sugli altri prezzi: il messaggio della Bce è chiarissimo.
Nei giorni dell'acuirsi della guerra energetica tra Europa e Russia, Lagarde ha prefigurato uno scenario economico che dipende molto dall'esito del braccio di ferro con Putin. Per ora gli economisti di Francoforte prefigurano "una stagnazione" tra la fine di quest'anno e l'avvio del 2023. "Nello scenario di base non vedo una recessione". Tuttavia, se Mosca dovesse chiudere del tutto i rubinetti e "non si riuscissero a trovare alternative", la capa dei guardiani dell'euro ha ammesso che le prospettive potrebbero peggiorare. Ma a discolpa di Francoforte, Carsten Brzeski, capoeconomista Europa di ING, osserva che l'eventuale recessione "sarà dovuta ai rincari energetici, non ai tassi di interesse".
Intanto le stime sono state riviste in peggio: al netto delle incognite russe, il Pil si fermerà al 3,1% nel 2022, un po' meglio delle stime di giugno ma solo grazie al forte recupero registrato della prima metà dell'anno. Mentre per l'anno prossimo la revisione al ribasso è pesantissimo, del 2,1%: il Pil crescerà solo dello 0,9%. Solo un po' peggio rispetto a giugno, invece, anche la previsione per il 2024: l'1,9% invece del 2,1%.
L'euro, che la Bce ha dichiarato di "monitorare da vicino" - anche perché la sua debolezza sul dollaro contribuisce ad alimentare l'inflazione - si è mosso poco, anche perché la stretta era ampiamente prevista. Ma la prospettiva di un debito pubblico più oneroso soprattutto per i Paesi del Sudeuropa - Italia in testa - ha fatto allargare lo spread tra Btp e Bund tedesco. Un monito, in vista di una tornata elettorale cruciale e dei prossimi rialzi dei tassi che peseranno anche sul debito italiano. Certo, la Bce ha confermato che reinvestirà i bond che ha ancora a bilancio. Ma Lagarde ha ricordato anche che lo scudo anti-spread Tpi sarà attivato "se e quando le condizionalità saranno rispettate". E la principale è che non ci sia conflitto con la Commissione Ue sui soldi del Recovery Fund. Leggi: sul Pnrr.