Dl Aiuti ter da 12-13 miliardi, il decreto bis slitta per le liti sul Superbonus
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - Slittano, per motivi diversi, i decreti Aiuti. Il decreto Aiuti bis - approvato dal governo all’inizio di agosto - è in Senato, ma gravato da 400 emendamenti. Di cui due al centro dello scontro politico: quello per facilitare la cessione dei crediti del Superbonus spinto da M5S e l’altro sugli “insegnanti esperti”. Il voto in commissione è saltato per mancanza di accordo politico. Il testo arriverà direttamente in Aula martedì 13. Preoccupato il governo: “Così si bloccano gli aiuti a favore di famiglie e imprese”.
Anche il nuovo decreto Aiuti ter, invocato da tutte le forze politiche per sostenere ancora famiglie e imprese alle prese con i rincari energetici, slitta alla prossima settimana. Le indiscrezioni lo davano in Consiglio dei ministri entro venerdì. Invece oggi ci sarà un Cdm, ma solo per “esaminare l’ammontare dei fondi” da destinare al provvedimento e per i quali ci…
ROMA - Slittano, per motivi diversi, i decreti Aiuti. Il decreto Aiuti bis - approvato dal governo all’inizio di agosto - è in Senato, ma gravato da 400 emendamenti. Di cui due al centro dello scontro politico: quello per facilitare la cessione dei crediti del Superbonus spinto da M5S e l’altro sugli “insegnanti esperti”. Il voto in commissione è saltato per mancanza di accordo politico. Il testo arriverà direttamente in Aula martedì 13. Preoccupato il governo: “Così si bloccano gli aiuti a favore di famiglie e imprese”.
Anche il nuovo decreto Aiuti ter, invocato da tutte le forze politiche per sostenere ancora famiglie e imprese alle prese con i rincari energetici, slitta alla prossima settimana. Le indiscrezioni lo davano in Consiglio dei ministri entro venerdì. Invece oggi ci sarà un Cdm, ma solo per “esaminare l’ammontare dei fondi” da destinare al provvedimento e per i quali ci sarà bisogno di un’autorizzazione del Parlamento, come già accaduto per il decreto Aiuti bis. Il governo non intende coprirlo in deficit, ma usando le entrate tributarie extra: per queste ci vuole l’ok di Camera e Senato.
Il decreto si annuncia da 12-13 miliardi, finanziati in tre modi: l’extra Iva incassata dallo Stato nei mesi di luglio e agosto, i nuovi incassi legati alla tassa sugli extraprofitti (all’acconto di giugno mancano all’appello ancora 3 miliardi) e altri risparmi individuati dal ministro dell’Economia Daniele Franco nelle pieghe di bilancio. Le aree di intervento sono almeno tre: imprese, famiglie ed enti locali. Per le imprese pare sicura la proroga del credito di imposta per i costi energetici anche nel quarto trimestre (4-5 miliardi), mentre sono in bilico altre due misure: la rateizzazione delle bollette e la Cassa integrazione “scontata” per un paio di mesi.
Si valutano poi altri interventi a sostegno delle famiglie più povere, forse con un potenziamento del bonus sociale legato alle bollette. E misure a sostegno dei Comuni alle prese con le super bollette. Nel decreto Aiuti ter dovrebbero entrare anche due misure volute fortemente dal ministro del Lavoro Andrea Orlando e presentate già come emendamento al decreto Aiuti bis. Qualora gli emendamenti a quel provvedimento decadessero per facilitarne l’approvazione, allora potrebbero rientrare nel decreto Aiuti ter.
Si tratta dello smart working prorogato fino a fine anno per i lavoratori fragili e i genitori di under 14, coperto da fondi ministeriali. E di una norma anti-delocalizzazione per aiutare i 451 lavoratori della Wärtsilä di Trieste licenziati dopo che la multinazionale finlandese ha richiamato in patria la produzione dei motori marini e dei propulsori. Il ministro Orlando aveva già provato a varare una stretta sulle delocalizzazioni selvagge, all’epoca osteggiata dalla Lega. Il partito di Salvini, a partire dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, ora ha cambiato idea.
L’emendamento a firma di Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, ripristina una serie di condizionalità e sanzioni che mirano non solo alla salvaguardia dei livelli occupazionali, ma a riaprire prospettive di cessione dell'azienda o di rami d'azienda con finalità di continuazione dell'attività. Se la multinazionale non presenta il piano o sia inadempiente, le sanzioni sono moltiplicate per 10.