Mutui, come cambieranno le rate con l'aumento dei tassi di interesse Bce
di Flavio Bini , Vittoria Puledda , di Flavio Bini, Vittoria PuleddaMILANO - Per molti cittadini la decisione della Banca Centrale Europea di aumentare i tassi avrà un impatto quasi immediato sulle proprie spese. A farne le spese sarà soprattutto chi ha un mutuo sulla casa a tasso variabile, ma il ritocco della Bce colpirà anche chi ha chiesto prestiti personali per spese più piccole, come l'acquisto di un'auto. Ecco quanto potrebbero cambiare le rate.
L'effetto sui mutui a tasso variabile
Come detto, i primi ad accorgersi dell’aumento dei tassi Bce saranno gli intestatari di mutui a tasso variabile, le cui rate variano in funzione dei tassi di riferimento del mercato, come l’Euribor che si adegua velocemente alla variazioni dei tassi Bce, con l’aggiunta di eventuali spread applicati dalle banche. Un’analisi condotta da mutuisupermarket.it per conto di Repubblica mostra quanto potrà impattare un eventuale rialzo di 50 o 75 punti base sia su un mutuo da 140 mila euro, c…
MILANO - Per molti cittadini la decisione della Banca Centrale Europea di aumentare i tassi avrà un impatto quasi immediato sulle proprie spese. A farne le spese sarà soprattutto chi ha un mutuo sulla casa a tasso variabile, ma il ritocco della Bce colpirà anche chi ha chiesto prestiti personali per spese più piccole, come l'acquisto di un'auto. Ecco quanto potrebbero cambiare le rate.
L'effetto sui mutui a tasso variabile
Come detto, i primi ad accorgersi dell’aumento dei tassi Bce saranno gli intestatari di mutui a tasso variabile, le cui rate variano in funzione dei tassi di riferimento del mercato, come l’Euribor che si adegua velocemente alla variazioni dei tassi Bce, con l’aggiunta di eventuali spread applicati dalle banche. Un’analisi condotta da mutuisupermarket.it per conto di Repubblica mostra quanto potrà impattare un eventuale rialzo di 50 o 75 punti base sia su un mutuo da 140 mila euro, cioè in linea con la media nazionale, sia per un importo più alto da 250 mila euro, vicino alle media registrata in una grande città come Milano. Ipotizzando un tasso variabile pari all’Euribor a tre mesi con uno spread ulteriore dell’1% su un finanziamento da 140 mila euro, l’aumento dei tassi dello 0,5% comporterà in concreto un aumento della rata mensile fino a 32 euro in caso di finanziamento a 30 anni e fino a 49 euro in caso di rialzo dello 0,75% sempre di durata trentennale. Queste invece le simulazioni sull'andamento della rata.
Rate ben più salate per mutui di importo maggiore. Un rialzo dei tassi dello 0,5% su un finanziamento da 250 mila euro porterà a fare salire gli importi di una cifra variabile tra i 52 ai 58 euro a seconda della durata e dai 79 agli 88 euro qualora la Bce decidesse di fare salire i tassi dello 0,75%. Aumenti che nell’intero arco temporale di tradurranno in un maggior monte interessi da pagare. Ipotizzando di mantenere queste rate fino all'estinzione del prestito, per i finanziamenti da 140 mila euro, si tratta di un rincaro che può variare dai 4.964 euro per un mutuo a 15 anni con un rialzo dei tassi dello 0,5%, fino ad un massimo di 30.981 euro in caso di mutuo a 30 anni con un rialzo dei tassi dello 0,75%.
Ovviamente, in un arco di tempo così lungo i tassi possono aumentare o diminuire molte volte, per cui il consiglio dell’Unione consumatori è di non scegliere facendo previsioni di politica monetaria internazionale, esercizio sempre complicato per un privato, ma di decidere basandosi sulla propria previsione di reddito. La vecchia regola, che la rata di un mutuo non debba mai superare il 30% del reddito disponibile, dovrebbe essere il faro. “Questo significa, immaginando possibili rialzi futuri dei tassi fino al 30%, che la rata dei mutui a tasso variabile sarebbe meglio fosse inizialmente pari al 23% del reddito della famiglia, così da restare sempre sotto quella soglia critica" anche con gli aumenti, spiega Massimiliano Dona, presidente di Unione Nazionale Consumatori. Un altro criterio possibile è restare, detratta la rata, al di sopra della soglia di povertà relativa. Che, secondo i calcoli dell’Istat, è pari ad un reddito disponibile di 1002 euro mensili per un nucleo familiare di due persone.
Il balzo dei prestiti al consumo
I prestiti al consumo non hanno un legame con un tasso di riferimento, ma vengono decisi dalle politiche commerciali delle singole banche. E, tradizionalmente, si adeguando con maggiore lentezza rispetto alle rate del mutuo. Ma è ovvio che il conto della Bce, prima o poi, arriverà anche al prestito di liquidità (il più diffuso), cioè quello che viene chiesto per far fronte alle spese correnti e non per un singolo acquisto, o al finanziamento per comprare la macchina e i mobili a rate.
Rispetto al mutuo, il prestito al consumo è sempre a tasso fisso e quindi la rata resta costante per tutta la durata del finanziamento. Secondo le rilevazioni di Prestitionline, per un impiegato quarantenne che chieda un prestito liquidità a 10 anni il tasso medio comprensivo di tutte le spese attualmente disponibile sul mercato è pari al 6,72%. Ipotizzando un rialzo dello 0,75% interamente ribaltato sul cliente, un nuovo prestito stipulato post-Bce avrebbe una rata da 119 euro al mese rispetto ai 112 euro di prima; in dieci anni, significa una maggior costo di 600 euro (596 per l’esattezza).
Secondo altre simulazioni, per un acquisto auto nuova da 25.000 euro finanziato per 20.00 euro, si è ipotizzato un tasso di base (Tan, non comprensivo delle spese accessorie tipiche di un prestito) che passa da 6,90% a 7,90%; di conseguenza la rata mensile passerebbe da 401 a 411 euro, per un totale di periodo che sale da 24.147 a 24.725 euro, 578 euro in più.