Energia, Liz Truss congela gli aumenti delle bollette per due anni. Ecco perché in Italia non si può fare
di Francesco Guerrera , di Francesco GuerreraBenvenuti nella "Trussonomics". Il nuovo primo ministro britannico non ha perso tempo ad agire per ridurre gli effetti devastanti del caro-energia su famiglie e imprese.
Il pacchetto di aiuti lanciato giovedì mattina è davvero notevole e non solo per la velocità con cui è stato approvato dal Parlamento di Westminster. Nel corso dei prossimi due anni (per le famiglie) e sei mesi (per le imprese), un primo ministro che si ispira a Margaret Thatcher, e che aveva promesso di ridurre "l'ingerenza" dello stato nell'economia, elargirà più di £150 miliardi di denaro pubblico.
Sarebbe normale provare un po' d'invidia per l'efficienza britannica nel nostro Paese, dove partiti e governo stanno litigando su un programma di circa 10 miliardi di euro, coadiuvato da consigli per il risparmio quali docce più corte e termosifoni più freddi. Ed è naturale che la largesse della nuova Lady di ferro rafforzi chi chiede a Draghi il fantomatico "scostamento di bilancio" per ridurre il costo delle bollette.
Ma "be careful what you wish for", "attenti a ciò che desiderate", come si dice dalle parti di Londra. La prima domanda è se l'Italia si potrebbe permettere misure simili. La risposta è quasi sicuramente no.
Il governo Draghi ha già speso molto - il totale degli interventi sull'energia è pari al 2,6% del Pil, una delle percentuali più alte dell'Unione Europea. La Gran Bretagna, per esempio, aveva speso solo l'1,6% del Pil prima della Trussonomics. Nel lungo periodo, la storia insegna che i grandi salvataggi pubblici vengono sempre pagati dai contribuenti attraverso tasse più alte, quindi nuove misure di spesa adesso graverebbero sul giogo fiscale di generazioni future.
Il secondo, e più immediato, problema è che l'Italia è, come sempre, sotto i riflettori di investitori, mercati e Banca Centrale Europea. Il nostro rapporto tra debito e Pil - il dato-chiave per misurare la salute economica di una nazione - è al 153%, secondo solo a quello della Grecia nella zona euro e molto al di sopra della media del 96%. Nel Regno Unito è intorno al 100%, una bella differenza che lascia a Truss molto più margine di manovra di Draghi. Con la BCE pronta ad alzare ulteriormente i tassi, i Paesi che vivono al di sopra dei propri mezzi dovranno pagare interessi sempre più alti sul debito. Uno scostamento di bilancio in questo momento potrebbe far innervosire i mercati, spedendo lo spread alle stelle e mettendo subito in crisi il prossimo premier italiano.
Ci possiamo fare un'idea della risposta che i mercati potrebbero dare a uno scostamento da come gli investitori hanno giudicato il pacchetto di Truss. Mercoledì la sterlina è calata ai minimi nei confronti del dollaro dal 1985 proprio in anticipazione delle grandi misure di spesa. E chi era al potere nel Regno Unito nel 1985? Margaret Thatcher, of course. Truss ha già emulato la sua eroina, peccato che l'abbia fatto sulla cosa sbagliata.