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Cingolani: “Sul tetto al prezzo la strada è segnata e Berlino lo condivide”

Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica 
Nonostante le divisioni tra i Paesi europei il ministro della Transizione Ecologica è positivo: "Entro settembre arriverà la proposta. Lavoriamo per avere una maggioranza". "Sul piano di risparmi non servono controlli. E tagliare le bollette è interesse di tutti"
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Potrebbe non essere Roberto Cingolani il ministro a ratificare per l’Italia il tanto discusso price cap, il tetto al prezzo del gas, fortemente auspicato da Roma ma che incontra ancora resistenze in Europa. Le ultime sono andate in scena venerdì, nel corso del vertice dei ministri dell’Energia. «Ma io insisto nel dire che è stato un grande risultato: i 27 Paesi hanno chiesto alla Commissione Ue di elaborare entro settembre un piano che includa anche il price cap», spiega il titolare del Mite. «Forse faremo in tempo con questo governo in carica a fare il secondo round, altrimenti passerò il testimone, e i relativi dati, al mio successore. Ma adesso la cosa è ben avviata».

Eppure, ministro, c’è chi sul tetto parla di fallimento europeo. Non è detto che la Commissione lo includa nel pacchetto di misure che presenterà martedì.
«Credo che ci sia un equivoco: il vertice europeo dei minis…

Potrebbe non essere Roberto Cingolani il ministro a ratificare per l’Italia il tanto discusso price cap, il tetto al prezzo del gas, fortemente auspicato da Roma ma che incontra ancora resistenze in Europa. Le ultime sono andate in scena venerdì, nel corso del vertice dei ministri dell’Energia. «Ma io insisto nel dire che è stato un grande risultato: i 27 Paesi hanno chiesto alla Commissione Ue di elaborare entro settembre un piano che includa anche il price cap», spiega il titolare del Mite. «Forse faremo in tempo con questo governo in carica a fare il secondo round, altrimenti passerò il testimone, e i relativi dati, al mio successore. Ma adesso la cosa è ben avviata».

Eppure, ministro, c’è chi sul tetto parla di fallimento europeo. Non è detto che la Commissione lo includa nel pacchetto di misure che presenterà martedì.
«Credo che ci sia un equivoco: il vertice europeo dei ministri dell’Energia sarebbe stato un fallimento, dal nostro punto di vista, se avesse bocciato il price cap. Invece, anche grazie al nostro lavoro preparatorio, è accaduto il contrario: è stato dato un mandato alla Commissione in tal senso. Opzione che ha visto 15 Paesi schierarsi chiaramente a favore. Non si poteva ottenere più di questo. La Commissione potrebbe anche occuparsene più avanti, ma comunque entro settembre».

Forse si sarebbe potuto ottenere il sì anche di Paesi “pesanti” come la Germania.
«Il documento dell’altro giorno non è stato messo ai voti. Ogni ministro si è espresso, e mentre alcune dichiarazioni sono state esplicitamente favorevoli, altre hanno espresso dubbi, altre ancora, in particolare quelle dei Paesi più dipendenti dal gas russo, sono state esplicitamente contrarie».

La Germania dove va collocata?
«Ho parlato a lungo con il ministro tedesco Habeck. Condivide il price cap in linea di principio, ma il suo governo vuole valutare fino in fondo se non rischia di penalizzare qualcuno dei Paesi membri».

Si discute se applicare il tetto al solo gas russo o a tutto il gas che arriva in Europa via gasdotto. Lei che ne pensa?
«Mettere un tetto solo a quello russo non ha senso. Ormai in Europa ne arriva in quantità assai ridotte, rispetto a prima del conflitto. E comunque va dato un segnale a tutti i produttori. L’Europa importa i tre quarti del gas naturale che finisce in gasdotto: è giusto che, come maggior compratore mondiale, contribuisca a definire il prezzo, per tutelare imprese e cittadini. Continueremo a lavorare anche nei prossimi giorni per dare al price cap generalizzato una maggioranza qualificata».

Come si decide un prezzo equo?
«Per esempio agganciandolo al prezzo del gas liquefatto, che ha quotazioni assai più stabili. Oppure al prezzo del petrolio Brent. Ma queste sono proprio le cose di cui dovrà occuparsi la Commissione nell’elaborare la sua proposta».

Tutto ragionevole. Ma allora perché si fatica a trovare un’intesa in Europa?
«Perché, come detto ci sono timori per Paesi più vulnerabili, più dipendenti dalla Russia. Poi c’è chi, tra i 27, paga il gas russo molto meno degli altri. Infine c’è chi, in Europa, sta guadagnando moltissimo da questa situazione».

Si riferisce all’Olanda?
«Mi limito a guardare come sono cambiate le bilance commerciali dei 27 membri Ue negli ultimi mesi».
Veniamo alle altre misure: a che punto siamo con la tassa sugli extraprofitti in Italia e in Europa?
«In Italia siamo già intervenuti, ma la situazione è complessa. Quando il prezzo dell’elettricità prodotta dalle rinnovabili fu agganciato a quello dell’elettricità prodotta col gas l’operazione aveva senso, perché all’epoca era uno dei combustibili più a buon mercato. Ora lo scenario è completamente mutato e i due prezzi non possono viaggiare in parallelo».

Capitolo risparmi: avete presentato un piano che prevede, tra l’altro, riduzioni di orario e di temperatura per il riscaldamento, ma i controlli chi li farà?
«Non credo serviranno. Sono sicuro che gli italiani comprenderanno l’importanza di risparmiare energia. Anzi i dati ci dimostrano che lo stanno già facendo, e io stesso ho cominciato a farlo a casa mia. D’altra parte è nell’interesse di tutti noi non pagare bollette salatissime. Però il risparmio non deve diventare una malattia, deve permetterci di continuare a vivere e a produrre».

Lo scenario razionamenti è ancora all’orizzonte?
«Più che di razionamenti si dovrebbe discutere di rigassificatori. Con la diversificazione dei fornitori abbiamo già dimezzato la dipendenza dalla Russia. Se metteremo in funzione il primo rigassificatore all’inizio del 2023 la dimezzeremo ulteriormente. E con il secondo rigassificatore nel 2024 raggiungeremo l’indipendenza. Lo spettro del razionamento mi fa paura solo se continuiamo a perdere tempo sui rigassificatori».

A proposito di ritardi, parliamo delle rinnovabili.
«Rivendico l’accelerazione che c’è stata: nei primi otto mesi del 2022 Terna ha ricevuto richieste di allacciamenti per 9,3 gigawatt, da comparare con i 2,4 dei due anni precedenti. Sono richieste vere, di chi ha già cominciato a costruire gli impianti. Questa crescita deve continuare. Non solo per centrare il taglio delle emissioni di CO2 del 55% al 2030, ma anche perché ogni 8 gigawatt di rinnovabili risparmiamo 2 miliardi di metri cubi di gas».

Molti chiedono di tornare a estrarre il gas italiano.
«Noi potremmo produrre molto più gas. Io per primo ho proposto di tornare a estrarne un po’, ma, ci tengo a sottolinearlo, a patto di ridurre le importazioni. Se devo bruciare il gas, preferisco usare il mio piuttosto che comprarlo».

Quindi nuove trivelle in Adriatico?
«Nell’Alto Adriatico ci sono timori per la stabilità di Venezia: se anche ci fosse una probabilità minima, dovremo fare di tutto per evitarla. Il nostro piano prevede l’estrazione di 5-6 miliardi di metri cubi in più, a partire dal 2025/2026, con piccole operazioni in zone dove ci sono già giacimenti, ma non più a nord del Medio Adriatico".