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Congedo mestruale anche in Italia: al gruppo Ormesani un giorno di permesso pagato al mese

La misura introdotta dall'azienda veneta consente alle donne che soffrono di "ciclo doloroso" di stare a casa con retribuzione al 100% e senza dover presentare certificati medici. Quattro deputate Pd avevano scritto nel 2016 una proposta di legge, ma il testo non è mai stato discusso
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Una delle misure di welfare femminile più avanzate inizia a farsi strada in Italia. Da pochi giorni il gruppo Ormesani, composto da cinque società, ha annunciato di aver introdotto il congedo mestruale per tutte le dipendenti di sesso femminile, che sono oltre la metà dei circa cento lavoratori del gruppo e occupano la metà dei ruoli dirigenziali. La misura prevede un permesso al mese al 100 per cento dello stipendio.

La società principale del gruppo si occupa di spedizioni e logistica in tutto il mondo, altre due sono centri di assistenza doganale e, a completare lo “schieramento” ci sono un’agenzia viaggi e un agriturismo-centro congressi a pochi chilometri da Venezia. Al congedo mestruale si potrà accedere senza dover presentare alcun certificato medico, una misura pensata per proteggere la privacy delle dipendenti, nel caso in cui le lavoratrici soffrano del cosiddetto “ciclo doloroso”, con nausee, giramenti …

Una delle misure di welfare femminile più avanzate inizia a farsi strada in Italia. Da pochi giorni il gruppo Ormesani, composto da cinque società, ha annunciato di aver introdotto il congedo mestruale per tutte le dipendenti di sesso femminile, che sono oltre la metà dei circa cento lavoratori del gruppo e occupano la metà dei ruoli dirigenziali. La misura prevede un permesso al mese al 100 per cento dello stipendio.

La società principale del gruppo si occupa di spedizioni e logistica in tutto il mondo, altre due sono centri di assistenza doganale e, a completare lo “schieramento” ci sono un’agenzia viaggi e un agriturismo-centro congressi a pochi chilometri da Venezia. Al congedo mestruale si potrà accedere senza dover presentare alcun certificato medico, una misura pensata per proteggere la privacy delle dipendenti, nel caso in cui le lavoratrici soffrano del cosiddetto “ciclo doloroso”, con nausee, giramenti di testa o abbiano patologie come l’ovaio policistico e l’endometriosi, che rende il ciclo ancora più doloroso e colpisce circa tre milioni di persone solo in Italia.

Nella Ormesani le dipendenti svolgono ogni tipo di mansione: “A parte le dirigenti c’è chi si occupa di amministrazione, chi di risorse umane, molte organizzano le spedizioni e altre ancora sono specializzate in operazioni doganali” spiega Martino Ormesani, ceo del gruppo insieme al fratello Andrea. L’ispiratrice di questa riforma aziendale è stata, però, una donna: “Mia moglie mi ha mostrato un post su Instagram di un’azienda italiana che ha fatto la stessa cosa. L’ho trovato illuminante e abbiamo deciso di ispirarci a loro”.

Nel post LinkedIn in cui annuncia la decisione infatti, la società ha taggato e ringraziato la Traininpink, start up nata dall’idea della personal trainer Carlotta Gagna che offre programmi di allenamento online per fare esercizio da casa. Gli esempi di aziende italiane che hanno introdotto il congedo mestruale sono pochissimi.

In Italia quattro deputate del Pd avevano scritto nel 2016 una proposta di legge per introdurlo, ma il testo non è mai stato discusso né in commissione né in aula. La legge prevedeva un massimo di tre giorni al mese di assenza dal lavoro, senza dover prendere ferie né doversi mettere in malattia, con il 100% dello stipendio, dietro presentazione di certificato medico. Quella proposta è caduta nell’oblio e non è mai stata ripresentata nella successiva legislatura, ormai agli sgoccioli. Nel frattempo la Spagna sta provando a sorpassarci con un disegno di legge approvato nello scorso maggio, ma che non è ancora stato adottato e sta dividendo la stessa maggioranza.