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Pacchetto Ue sull'energia, la palla torna ai governi: Consiglio straordinario il 30 settembre. Cingolani: "Bene misure, ora price cap"

(ansa)
Attese le proposte della Commissione, poi ci saranno due settimane di trattative per arrivare alla quadra finale
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Un consiglio europeo straordinario sull'energia, fissato però solo alla fine del mese. Sa un po' di rinvio ai tempi supplementari dell'atteso pacchetto comunitario sull'elettricità e il gas la convocazione fissata per il 30 settembre di una riunione straordinaria del Consiglio energia Ue da parte della presidenza di turno ceca dell'Unione.

L'indiscrezione da fonti europee è stata poi confermata nei fatti da un tweet del ministro ceco dell'Industria e del Commercio, Jozef Síkela: "Il 30 settembre finiremo ciò che abbiamo iniziato la scorsa settimana. Ho appena convocato un altro Consiglio Energia straordinario per discutere le proposte della Commissione per far fronte ai prezzi elevati dell'energia. La presidenza ceca, gli Stati membri e la Commissione sono pronti a lavorare insieme". La palla è destinata dunque a tornare nel campo dei governi, chiamati a discutere di quel che la Commissione sta elaborando in questi giorni: l'attesa si punta tutta sul discorso che la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, terrà domani (mercoledì) sullo stato dell'Unione e che conterrà le indicazioni su come tagliare i consumi elettrici e limitare il conto delle bollette per imprese e famiglie.

Le misure della Commissione: tetto ai ricavi da fonti diverse dal gas

Secondo la bozza circolata nelle ultime ore, la Commissione si avvia a proporre un tetto di 180 euro per mwh sui ricavi che i venditori di energia ricevono per quella generata da fonti diverse dal gas, e prevederebbe anche una ridistribuzione degli incassi in modo da alleviare il conto dei consumatori. Il documento prevede anche una "windfall tax", un balzello sui profitti starordinari generati dalle compagnie attive nel comparto delle materie prime che hanno beneficiato di risultati straordinari grazie all'andamento dei prezzi delle commodity. Dovrebbe esser una aliquota del 33% sui profitti in surplus oltre il 20% della media dei profitti registratti negli ultimi tre anni fiscali. Questi incassi dovrebbero andare in misure mirate ad aiutare consumatori e imprese.

Per quel che riguarda i consumi elettrici, invece, si parla di tagli obbilgatori nell'ordine del 5% durante le ore di picco, per un 10% di tagli alla domanda di elettricità mensile del 10%. Si va infatti verso "un obiettivo obbligatorio di riduzione dei consumi di elettricità nelle ore di punta" per alleviare l'aumento dei prezzi di gas ed elettricità, ma "daremo agli Stati membri la flessibilità di decidere le misure", ha specificato la commissaria europea per l'Energia, Kadri Simson, in un dibattito in plenaria del parlamento europeo a Strasburgo sull'aumento dei prezzi dell'energia.

La proposta della Commissione, scrive la Reuters, darà il via a due settimane di intense negoziazioni, durante le quali i Ventisette cercheranno di rimodellare gli interventi in modo che vadano bene a tutti. Il grande assente dalle bozze, sul quale non c'è infatti accordo, è il tetto al prezzo del gas.

Un tassello che resta fondamentale per il ministro italiano della Transizione energetica, Roberto Cingolani, secondo il quale il pacchetto filtrato dalla Commissione europea è un "pacchetto di misure molto importante". "Comincia a farsi strada l'idea di un price cap - ha poi aggiunto parlando in diretta al Tg1 - all'inizio c'erano resistenze per via di prezzi differenti, energy mix diversi, ma è chiaro che le manovre devono essere europee. L'Europa adesso è instradata verso una serie di misure e verso un price cap. Speriamo che nelle prossime due o tre settimane possano arrivare i risultati attesi".

Quanto al versante domestico, è tornato a insistere su una produzione nazionale di gas: "Dobbiamo riprenderla soprattutto nei siti che non hanno un forte impatto dal punto di vista del lavoro nuovo che c'è da fare, vale a dire siti già esistenti; possiamo arrivare a produrre 5-6 miliardi di metri cubi in più nei prossimi anni ogni anno, a impatto ambientale nullo nel senso che quello che produciamo noi in più lo riduciamo dalle importazioni".