Export sostenuto dagli aumenti dei prezzi. Il made in Italy nel mondo verso quota 600 miliardi
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiUn traino prezioso per l'economia, destinato a pesare qualcosa come 600 miliardi di euro. Ma sempre più costoso. Ecco il ruolo che la Sace ha designato per l'export di Made in Italy nel mondo, alla luce delle incertezze e difficoltà che - dalle conseguenze dell'invasione russa in Ucraina al caro delle materie prime energetiche - stanno caratterizzando il momento macroeconomico internazionale.
Siamo in un "momento complicato" ha detto senza mezzi termini il presidente di Sace, Filippo Giansante, presentando il nuovo rapporto sull'export che non a caso si intitola "Caro export". Per il 2022 si prevede che le esportazioni italiane di beni in valore cresceranno del 10,3%: "Un aumento a doppia cifra spinto in larga parte dal fattore prezzo, più che dal volume, che esprimerà invece solo un +2,6%", spiega la società che accompagna le imprese tricolori fuori dai confini nazionali. Per l'anno prossimo, con te…
Un traino prezioso per l'economia, destinato a pesare qualcosa come 600 miliardi di euro. Ma sempre più costoso. Ecco il ruolo che la Sace ha designato per l'export di Made in Italy nel mondo, alla luce delle incertezze e difficoltà che - dalle conseguenze dell'invasione russa in Ucraina al caro delle materie prime energetiche - stanno caratterizzando il momento macroeconomico internazionale.
Siamo in un "momento complicato" ha detto senza mezzi termini il presidente di Sace, Filippo Giansante, presentando il nuovo rapporto sull'export che non a caso si intitola "Caro export". Per il 2022 si prevede che le esportazioni italiane di beni in valore cresceranno del 10,3%: "Un aumento a doppia cifra spinto in larga parte dal fattore prezzo, più che dal volume, che esprimerà invece solo un +2,6%", spiega la società che accompagna le imprese tricolori fuori dai confini nazionali. Per l'anno prossimo, con tensioni sui prezzi in rientro, si vede una dinamica più omogenea con una crescita stimata del 5% per i valori e del 4% in volumi: nel 2023 il nostro export raggiungerà i 600 miliardi di euro, "consentendo all'Italia, ottavo Paese esportatore nel mondo, di mantenere pressoché invariata la sua quota di mercato a livello globale, pari al 2,7%". Dunque due dinamiche distinte: "Se nel 2022 è il "Caro export" a spingere il valore del Made in Italy, nel 2023, in un contesto ancora incerto, sarà la resilienza delle aziende a dare impulso alle vendite oltreconfine".
Alessandro Terzulli, capo economista della Sace, ha spiegato che lo scenario base sconta una "lenta e progressiva risoluzione del conflitto nel corso del prossimo anno". In caso di peggioramento del quadro bellico, con prolungamento e intensificazione nel tempo del conflitto, le esportazioni crescerebbero quest'anno a un tasso del 9,1% (-1,2 punti percentuali rispetto allo scenario base) e registrerebbero un incremento solo di poco superiore allo zero nel 2023 (+0,5%; -4,5 punti rispetto al baseline). In un secondo scenario alternativo, con una probabilità di accadimento più modesta, si prevedono gli effetti di una risoluzione del conflitto in tempi più brevi, l'export italiano di beni crescerebbe dell'11% nell'anno in corso (+0,7 punti rispetto al baseline) e dell'8,3% nel 2023 (+3,4 punti percentuali) per poi tornare in linea con lo scenario base nel biennio successivo.
Il rapporto consente di fare uno spaccato dei diversi segmenti dell'economia italiana. "I piani economici di rilancio infrastrutturali e green saranno alla base della crescita dei beni d'investimento, mezzi di trasporto e meccanica strumentale su tutti", ha spiegato Terzulli. Settori come metalli, chimica e meccanica strumentale potranno anche beneficiari dei piani pubblici di investimento e di transizione energetica che stanno attuando diversi mercati tra i quali Stati Uniti, Spagna, Emirati Arabi Uniti e India. Per il momento, comunque, questi settori risentono ancora delle grandi incertezze diffuse.
L'inflazione ridurrà la spesa delle famiglie in beni di consumo, a rischiare di pagare il conto sono soprattutto "gioielleria e prodotti in pelle" che comunque restano sostenute dall'andamento in crescita dei prezzi. Prevista poi "una buona performance dell'agroalimentare, grazie alla ripresa del canale dell'ospitalità".
Anche sul lato dei servizi sono previste dinamiche positive con il recupero di quanto perso durante la pandemia, grazie al turismo. Per il 2022 si parla "finalmente" di "anno del recupero (+19,9%), con un ritorno pressoché ai livelli pre-Covid dopo il rimbalzo incompleto dello scorso anno, grazie soprattutto al comparto del turismo che rappresenta il 9,1% del nostro Pil. Il buon andamento proseguirà anche nel 2023 a un ritmo del 9,8%, che permetterà di superare i livelli del 2019".
A livello geografico, l'Europa dell'Est è ovviamente la più direttamente colpita dalla guerra. Nel resto del globo, ci sono opportunità. Tra le più interessanti per le nostre imprese ci sono Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita o India per i loro piani d'investimento pubblici", ma anche per il "crescente inserimento nelle catene di approvvigionamento di player nazionali in Messico o Colombia". La Cina resta ovviamente imprescindibile, ma il contesto economico e le restrizioni anti-Covid suggeriscono cautela, mentre le esportazioni italiane "potranno beneficiare dell’impronta industriale decisamente trasformatrice del Vietnam, dalla più nota industria tessile e della lavorazione delle pelli fino all’agroalimentare. Senza dimenticare quelle geografie già ampiamente presidiate verso cui è destinato buona parte del nostro export: Stati Uniti su tutti, ma anche, per citare il Vecchio continente, la Spagna dove le imprese italiane potranno soddisfare in diversi ambiti la domanda legata alla transizione energetica".
"Abbiamo risorse, strumenti e competenze per affrontare le sfide globali e tenere alta la bandiera dell'export italiano nel mondo", è stato il commento dell'amministratore delegato di Sace, Alessandra Ricci. "Con un approccio sempre più strategico, un'attenzione a nuovi mercati e grazie a tutto il sostegno assicurativo-finanziario che il nostro Gruppo è in grado di offrire, le aziende italiane possono rafforzare la loro competitività anche in un momento complesso come questo".