Ok all’aumento di Mps: “Servono subito 2,5 miliardi”
di Andrea Greco , di Andrea GrecoMILANO - Il management Mps incassa il via libera del 99,6% dell’assemblea – ma a Siena c’era quasi solo il Tesoro primo azionista – e corre verso l’aumento da 2,5 miliardi. Un’operazione «da fare subito», ha ribadito l’ad Luigi Lovaglio: anche perché serve a finanziare 3.500 uscite volontarie a condizioni favorevoli (sette anni di scivolo) «a fronte di una legge che scade il 30 novembre e quindi i tempi sono brucianti», ha detto il manager ex Unicredit e Creval. I 23 soci presenti (escluso il Tesoro), che con altri 131 deleganti assommavano circa l’1% del capitale, sperano che l’aumento bruciante non si riveli, a posteriori, un aumento bruciato, come gli altri sei che hanno visto Mps chiedere agli azionisti e poi perdere circa 22 miliardi; somma che sale verso i 30 miliardi contando i salvataggi pubblici, come l’ultimo del 2017 per cui il Tesoro detiene il 64,2% delle azioni. Il socio pubblico, …
MILANO - Il management Mps incassa il via libera del 99,6% dell’assemblea – ma a Siena c’era quasi solo il Tesoro primo azionista – e corre verso l’aumento da 2,5 miliardi. Un’operazione «da fare subito», ha ribadito l’ad Luigi Lovaglio: anche perché serve a finanziare 3.500 uscite volontarie a condizioni favorevoli (sette anni di scivolo) «a fronte di una legge che scade il 30 novembre e quindi i tempi sono brucianti», ha detto il manager ex Unicredit e Creval. I 23 soci presenti (escluso il Tesoro), che con altri 131 deleganti assommavano circa l’1% del capitale, sperano che l’aumento bruciante non si riveli, a posteriori, un aumento bruciato, come gli altri sei che hanno visto Mps chiedere agli azionisti e poi perdere circa 22 miliardi; somma che sale verso i 30 miliardi contando i salvataggi pubblici, come l’ultimo del 2017 per cui il Tesoro detiene il 64,2% delle azioni. Il socio pubblico, si sa da giugno, è impegnato a sottoscrivere gli 1,6 miliardi di euro di sua spettanza.
Lovaglio ha rintuzzato le richieste di un socio, che chiedeva di «attendere condizioni migliori del mercato prima di lanciare un aumento distruttivo che porterebbe al massacro dell’azionariato retail», ancora titolare del 25% del capitale. E allo stesso modo è sembrato rispedire al mittente anche i messaggi politici, specie lato Fratelli d’Italia, sul rinvio dell’operazione. «Dobbiamo rimandare la decisione sull’aumento di capitale - aveva detto nel fine settimana Maurizio Leo, responsabile economico del partito di Giorgia Meloni -. È un momento difficile ed è meglio aspettare il nuovo governo». Forse vedendo la migliore intonazione della Borsa (anche ieri Mps è risalita del 2,8%), Leo l’altro ieri ha ricalibrato: «Se l’ad di Mps pensa di portare a casa la ricapitalizzazione con successo, noi non abbiamo problemi. Vogliamo solo evitarne alla finanza pubblica».
La sfida di Lovaglio, anche per evitare nuovi drenaggi di soldi dei contribuenti, sarà convincere il 35% del capitale che ieri a Siena latitava a sborsare, tra metà ottobre e fine novembre, i circa 900 milioni che la Bce e l’Antitrust Ue pretendono per considerare l’aumento «di mercato», ed evitare che scatti il burden sharing che coinvolge azioni e bond subordinati nelle perdite. «Più di un terzo dell’aumento, circa 800 milioni, è per le uscite volontarie – ha detto il dirigente, in sella da febbraio - Dobbiamo finanziare l’esodo di oltre 3 mila risorse, dal 1° gennaio avremo così 270 milioni di euro di costi in meno, dotando definitivamente la banca di un risultato operativo confortevole e al livello delle rivali».
Lovaglio da giorni ha avviato contatti informali con gli investitori dei fondi, per convincerli a sottoscrivere la loro quota parte, stimata in un 10% circa. Ma finora dietro le quinte i due più interessati sembrano i partner commerciali Axa e Anima Sgr, in affari da oltre un decennio con la banca poiché vendono polizze assicurative (l’una) e risparmio gestito (l’altra) ai 1.400 sportelli Mps. «Guardiamo con interesse le opzioni di ingresso di investitori istituzionali, ivi inclusi i nostri partner industriali strategici», ha detto Lovaglio a un socio. Si stima che i due gruppi possano versare fino a 300 milioni, da capire se in cambio della revisione degli accordi in scadenza nel 2027 e nel 2030. Già con i contratti attuali nel 2021 Axa ha guadagnato 115 milioni con Mps, Anima Sgr 85 milioni.
Oltre all’aumento l’assemblea Mps ha approvato l’eliminazione dei limiti di età per il presidente (70 anni), i consiglieri (75) e l’ad (67) all’atto della nomina, «anche in vista della prossima scadenza degli organi sociali». Un segnale di simpatia verso Lovaglio, che è del 1955 e la prossima primavera non sarebbe stato candidabile.