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Gas, dubbi sull'aumento delle forniture dall'Algeria all'Italia. Eni: "Non risulta"

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Il sito di inchiesta AlgeriePart rivela riunioni in cui il colosso Sonatrach avrebbe deciso di usare metano da esportare come Gnl per onorare i patti sottoscritti con il premier Draghi. La società italiana: "Non ci sono difficoltà né attuali né future"
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L’Algeria dovrebbe salvare l’Italia nel caso di stop alle forniture di gas naturale da parte della Russia. Ma il Paese maghrebino riuscirà a rispettare la sua promessa? Da tempo ad Algeri circolano indiscrezioni sulle difficoltà di Sonatrach, il colosso pubblico degli idrocarburi, ad aumentare la sua capacità produttiva al livello necessario per accrescere le forniture all’Italia. Nelle ultime ore AlgeriePart, sito algerino di giornalismo investigativo, conferma questi timori: a novembre, quando l’aumento delle forniture all’Italia dovrebbe mettere il piede sull’acceleratore, solo il 20% del miliardo di metri cubi aggiuntivo promesso sarebbe disponibile, come dire appena 200 milioni di metri cubi. E le prospettive successive non sarebbero proprio rosee.

L’Algeria dovrebbe salvare l’Italia nel caso di stop alle forniture di gas naturale da parte della Russia. Ma il Paese maghrebino riuscirà a rispettare la sua promessa? Da tempo ad Algeri circolano indiscrezioni sulle difficoltà di Sonatrach, il colosso pubblico degli idrocarburi, ad aumentare la sua capacità produttiva al livello necessario per accrescere le forniture all’Italia. Nelle ultime ore AlgeriePart, sito algerino di giornalismo investigativo, conferma questi timori: a novembre, quando l’aumento delle forniture all’Italia dovrebbe mettere il piede sull’acceleratore, solo il 20% del miliardo di metri cubi aggiuntivo promesso sarebbe disponibile, come dire appena 200 milioni di metri cubi. E le prospettive successive non sarebbero proprio rosee.

Tutto nasce l’11 aprile scorso, quando ad Algeri, dinanzi al premier Mario Draghi e al presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, i vertici di Eni e Sonatrach (nelle persone di Claudio Descalzi e Toufik Hakkar) firmarono l’accordo che consente di aumentare la quantità di gas storicamente trasportata mediante il gasdotto TransMed/Enrico Mattei, che collega l’Algeria e la Sicilia, via Tunisia, dall’inizio degli anni Ottanta. Fino a quella data, la fornitura media algerina all'Italia è stata tra i 20 e i 22 miliardi di metri cubi all’anno. La nuova intesa prevede un quantitativo aggiuntivo, pari a 9 miliardi annui, da raggiungere progressivamente sul periodo 2023-24. TransMed può trasportare fino a un massimo di 32 miliardi: si sfiorerà così la capacità massima.  

È tutto quello che è stato reso ufficiale. Secondo AlgeriePart l’aumento scatterà nel prossimo novembre, quando l’obiettivo delle due parti, vista l’urgenza della situazione attuale, è di un miliardo supplementare da immettere nel gasdotto in questo primo mese. Ma, secondo il sito di inchiesta, per il momento Sonatrach prevede solo di disporre di 200 milioni. Quanto ai nove miliardi messi in conto su un periodo più lungo, sempre sulla base delle rivelazioni di AlgeriePart, Sonatrach prevede una disponibilità di soli 3,5 miliardi. Nell’ultima settimana ci sarebbero state tre riunioni di crisi della direzione generale del colosso energetico, per trovare una soluzione, così da non perdere la faccia con gli italiani. Secondo il sito, il presidente dell’azienda Hakkar non avrebbe trasmesso nell’aprile scorso cifre attendibile al presidente del Paese, Tebboune: l’avrebbe fatta in un certo senso, troppo facile. E ora sta cercando di trovare una soluzione.

Una delle soluzioni, prevista fin dagli inizi, è la seguente: Sonatrach dovrebbe accettare di privare i suoi sei impianti di produzione di Gnl (il gas naturale liquefatto) dell’approvvigionamento di 500 milioni di metri cubi di gas naturale. Così si salirebbe da 3,5 miliardi ad almeno quattro. Ma questo comporterebbe un pregiudizio finanziario alla società, perché provocherebbe un calo della produzione di Gnl e della sua esportazione. Questo prodotto, a seconda degli andamenti di mercato, potrebbe valere di più del gas venduto all’Italia via TransMed (fornito nel quadro di un contratto a lungo termine). A tale soluzione si opporrebbero ora diversi alti manager di Sonatrach, in Algeria una sorta di Stato nello Stato, in contrasto con Hakkar.

La ricostruzione giornalistica sta ovviamente circolando in ambienti politici e tra i diretti interessati, oltre che tra le imprese del settore. Per primo a prendere posizione è stato il gruppo Eni, da oltre 50 anni presenti nel Paese nordafricano, partner di Sonatrach in più di un giacimento algerino, nonché titolare dei contratti di importazione. E' stato lo stesso amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi a trattare con i vertici di Sonatrach per le forniture che stanno sostituendo il gas in arrivo da Gazprom, il colosso degli idrocarburi controllato dal Cremlino.

E da inizio anno, Algeri è diventato di gran lunga il primo fornitore di metano verso l'Italia. Lo ha ricordato con una nota ufficiale, rispondendo alla ricostruzione di AlgeriePart, lo stesso gruppo energetico che ha nel ministero del Tesoro il socio di controllo: “A Eni non risulta alcuna difficoltà da parte algerina nella disponibilità presente e futura dei volumi di gas addizionali concordati, che peraltro stanno già arrivando in Italia". La nota sottolinea come "nell’ultima settimana dall’Algeria attraverso il Transmed sono arrivati in Italia mediamente 70 milioni di metri cubi al giorno, che rappresentano circa il 36% del totale delle forniture e sono più di tre volte il flusso che è arrivato dalla Russia nello stesso periodo. Nel corso degli ultimi anni non si sono mai registrati questi livelli di flussi dall’Algeria durante il mese di settembre”. 

Come si può notare, stiamo parlando - per il momento - di quantità inferiori rispetto a quelle necessarie per garantire un inverno al caldo, ma Eni, come si può leggere, assicura che Sonatrach non avrà problemi anche in "futuro". Un linea condivisa anche da governo: fonti vicine al ministero della Transizione energetica hanno smentito la ricostruzione del sito di inchiesta, ricordando come l'Italia abbia un piano per passare l'inverno in sicurezza tra i più completi in Europa.

Va detto che, con l'approssimarsi dell'inverno, il tema della sicurezza energetica sarà sempre più al centro del dibattito sulla sicurezza energetica. Con mercati, reti e rapporti commerciali sempre più interconnessi, indiscrezioni, ricostruzioni - più o meno corrette - ma anche prese di posizioni ufficiali sono destinate ad aumentare. Lo dimostra il caso appena sollevato da Repubblica, con la comunicazione di Rte - la società della rete controllata dal leader del settore elettrico francese Edf - nella quale si prospetta uno scenario in cui potrebbe essere sospeso l'export di energia verso gli altri paesi europei. In primis l'Italia: grazie al costo più basso, con l'energia prodotta dalle centrali nucleari transalpine nel 2021 ha coperto il 5% del fabbisogno nazionale.

Rte ha precisato che si tratta di una possibilità, nel caso di scenario peggiore, dallo stop alle forniture russe a un inverno particolarmente freddo. Ma è chiaro che se avrà bisogno di tutta l'energia prodotta - tenendo conto che sempre più spesso i suoi 56 reattori si fermano per manutenzione data l'età avanzata di servizio - come prima cosa verrà soddisfatto il mercato interno. Anche perché in Francia il sistema di riscaldamento è per lo più elettrico, proprio grazie ai costi "storici" del nucleare. E se serve al mercato interno, la parte eccedente non può andare all'estero.