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Super-dollaro e recessione pesano sull'oro. Ecco perché il metallo giallo fatica a proteggere dall'inflazione

(reuters)
Nonostante la prospettiva di crescita dei prezzi sia un tradizionale supporto per le valutazioni del lingotto, altri fattori ne hanno portato le quotazioni ai minimi da due anni. Gli scenari per il bene-rifugio per eccellenza
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MILANO - Le aspettative di rialzi dei tassi della Fed, la forza del dollaro, le paure per la recessione: un mix di elementi che pesa più di quanto non agisca la forza che solitamente protegge il lingotto d'oro, ovvero l'esser uno scudo contro l'inflazione. E così anche il valore del metallo giallo ha subito recentemente una sbandata, arrivando nella giornata di venerdì a toccare i minimi da due anni in area 1.654 dollari per oncia, prima di risalire leggermente.

Si tratta di livelli che i trader guardano con particolare attenzione, come testimonia Georgette Boele, analista di Abn Amro, che dice alla Bloomberg: "Siamo sotto un area di supporto cruciale", intorno ai 1.700 dollari. Se ci dovesse essere una rottura prolungata, "il prossimo livello sarà a 1.600 dollari". Possibile dunque che le prossime sedute determinino una ulteriore pressione al ribasso.

Il giudizio generalizzato è che tutto sommato l'oro stia perf…

MILANO - Le aspettative di rialzi dei tassi della Fed, la forza del dollaro, le paure per la recessione: un mix di elementi che pesa più di quanto non agisca la forza che solitamente protegge il lingotto d'oro, ovvero l'esser uno scudo contro l'inflazione. E così anche il valore del metallo giallo ha subito recentemente una sbandata, arrivando nella giornata di venerdì a toccare i minimi da due anni in area 1.654 dollari per oncia, prima di risalire leggermente.

Si tratta di livelli che i trader guardano con particolare attenzione, come testimonia Georgette Boele, analista di Abn Amro, che dice alla Bloomberg: "Siamo sotto un area di supporto cruciale", intorno ai 1.700 dollari. Se ci dovesse essere una rottura prolungata, "il prossimo livello sarà a 1.600 dollari". Possibile dunque che le prossime sedute determinino una ulteriore pressione al ribasso.

Il giudizio generalizzato è che tutto sommato l'oro stia performando bene, considerando la rapida ascesa dei rendimenti obbligazionari a cominciare dai Treasury americani. "Gli investitori stanno ribilanciando" i portafogli "guardando ai bond e agli asset denominati in dollari", ha rimarcato Joseph Cavatoni, chief market strategist del World Gold Council, al Financial Times. La concorrenza di opportunità d'investimento solide e remunerative (come i Treasury, appunto), sta distogliendo l'attenzione dal metallo che brilla.

L'oro è tradizionalmente in portafoglio come una copertura dall'inflazione di lungo periodo, ma non sempre ciò gli garantisce forza nel breve come sta accadendo quest'anno. Piuttosto, si stanno riflettendo i timori per l'andamento dell'economia globale e anche la forza del biglietto verde rende l'acquisto di lingotti meno attraenti agli occhi degli investitori che operano in altre valute, come indiani e canadesi che fanno il 50% della domanda. "La reputazione appannata dell'oro come efficace copertura contro l'inflazione sarà ripristinata solo quando il dollaro statunitense inizierà a indebolirsi, come negli anni Settanta. All'epoca della grande inflazione degli anni '70, anche i prezzi dell'oro hanno sottoperformato nella prima metà del decennio. Solo quando il dollaro ha iniziato a deprezzarsi, l'oro ha iniziato a salire di prezzo. Questo ci dice che il 'Re Dollaro' deve svanire prima che l'oro possa iniziare a brillare", ha scritto Robert-Jan van der Mark, gestore investimenti multi-asset di Aegon AM, in una nota sul metallo giallo.

La prova del nove si avrà probabilmente con la riunione della Federal Reserve attesa in settimana: il mercato, soprattutto dopo che l'inflazione Usa è risultata più forte del previsto anche in agosto, ormai prezza a pieno un nuovo incremento di 75 punti base. Ma non si esclude neppure una mossa "jumbo", da un punto pieno. Per il settore dell'oro, la memoria corre al 2013 quando a seguito dell'annuncio di Washington il lingotto perse il 14% in un paio di giorni.

Per Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di Union Bancaire Privée, ci sono possibili ribassi in vista nel breve termine: "La prospettiva di ulteriori ribassi dei mercati azionari potrebbe trascinare l'oro verso livelli di circa 1.650 dollari l'oncia, in quanto gli investitori riducono le posizioni in oro per bilanciare i ribassi delle loro posizioni azionarie". Se questo rischio è "esplicito", non deve essere di "sconforto" per una prospettiva di medio termine: "La stretta anticipata delle banche centrali delle economie avanzate sarà in gran parte completata entro ottobre/novembre, il che significa che nel 2023 un'eventuale pausa nel ciclo di rialzi della Fed e una modesta debolezza del dollaro Usa dovrebbero, a parità di condizioni, trascinare l'oro verso la nostra previsione di 1.800 dollari l'oncia".