Super-dollaro e recessione pesano sull'oro. Ecco perché il metallo giallo fatica a proteggere dall'inflazione
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiMILANO - Le aspettative di rialzi dei tassi della Fed, la forza del dollaro, le paure per la recessione: un mix di elementi che pesa più di quanto non agisca la forza che solitamente protegge il lingotto d'oro, ovvero l'esser uno scudo contro l'inflazione. E così anche il valore del metallo giallo ha subito recentemente una sbandata, arrivando nella giornata di venerdì a toccare i minimi da due anni in area 1.654 dollari per oncia, prima di risalire leggermente.
Si tratta di livelli che i trader guardano con particolare attenzione, come testimonia Georgette Boele, analista di Abn Amro, che dice alla Bloomberg: "Siamo sotto un area di supporto cruciale", intorno ai 1.700 dollari. Se ci dovesse essere una rottura prolungata, "il prossimo livello sarà a 1.600 dollari". Possibile dunque che le prossime sedute determinino una ulteriore pressione al ribasso.
Il giudizio generalizzato è che tutto sommato l'oro stia perf…
MILANO - Le aspettative di rialzi dei tassi della Fed, la forza del dollaro, le paure per la recessione: un mix di elementi che pesa più di quanto non agisca la forza che solitamente protegge il lingotto d'oro, ovvero l'esser uno scudo contro l'inflazione. E così anche il valore del metallo giallo ha subito recentemente una sbandata, arrivando nella giornata di venerdì a toccare i minimi da due anni in area 1.654 dollari per oncia, prima di risalire leggermente.
Si tratta di livelli che i trader guardano con particolare attenzione, come testimonia Georgette Boele, analista di Abn Amro, che dice alla Bloomberg: "Siamo sotto un area di supporto cruciale", intorno ai 1.700 dollari. Se ci dovesse essere una rottura prolungata, "il prossimo livello sarà a 1.600 dollari". Possibile dunque che le prossime sedute determinino una ulteriore pressione al ribasso.
Il giudizio generalizzato è che tutto sommato l'oro stia performando bene, considerando la rapida ascesa dei rendimenti obbligazionari a cominciare dai Treasury americani. "Gli investitori stanno ribilanciando" i portafogli "guardando ai bond e agli asset denominati in dollari", ha rimarcato Joseph Cavatoni, chief market strategist del World Gold Council, al Financial Times. La concorrenza di opportunità d'investimento solide e remunerative (come i Treasury, appunto), sta distogliendo l'attenzione dal metallo che brilla.
L'oro è tradizionalmente in portafoglio come una copertura dall'inflazione di lungo periodo, ma non sempre ciò gli garantisce forza nel breve come sta accadendo quest'anno. Piuttosto, si stanno riflettendo i timori per l'andamento dell'economia globale e anche la forza del biglietto verde rende l'acquisto di lingotti meno attraenti agli occhi degli investitori che operano in altre valute, come indiani e canadesi che fanno il 50% della domanda. "La reputazione appannata dell'oro come efficace copertura contro l'inflazione sarà ripristinata solo quando il dollaro statunitense inizierà a indebolirsi, come negli anni Settanta. All'epoca della grande inflazione degli anni '70, anche i prezzi dell'oro hanno sottoperformato nella prima metà del decennio. Solo quando il dollaro ha iniziato a deprezzarsi, l'oro ha iniziato a salire di prezzo. Questo ci dice che il 'Re Dollaro' deve svanire prima che l'oro possa iniziare a brillare", ha scritto Robert-Jan van der Mark, gestore investimenti multi-asset di Aegon AM, in una nota sul metallo giallo.
La prova del nove si avrà probabilmente con la riunione della Federal Reserve attesa in settimana: il mercato, soprattutto dopo che l'inflazione Usa è risultata più forte del previsto anche in agosto, ormai prezza a pieno un nuovo incremento di 75 punti base. Ma non si esclude neppure una mossa "jumbo", da un punto pieno. Per il settore dell'oro, la memoria corre al 2013 quando a seguito dell'annuncio di Washington il lingotto perse il 14% in un paio di giorni.
Per Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di Union Bancaire Privée, ci sono possibili ribassi in vista nel breve termine: "La prospettiva di ulteriori ribassi dei mercati azionari potrebbe trascinare l'oro verso livelli di circa 1.650 dollari l'oncia, in quanto gli investitori riducono le posizioni in oro per bilanciare i ribassi delle loro posizioni azionarie". Se questo rischio è "esplicito", non deve essere di "sconforto" per una prospettiva di medio termine: "La stretta anticipata delle banche centrali delle economie avanzate sarà in gran parte completata entro ottobre/novembre, il che significa che nel 2023 un'eventuale pausa nel ciclo di rialzi della Fed e una modesta debolezza del dollaro Usa dovrebbero, a parità di condizioni, trascinare l'oro verso la nostra previsione di 1.800 dollari l'oncia".