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Taglio di 7,5 miliardi dei fondi Ue e sospensione dal Pnrr per l'Ungheria di Orban

La leader di FdI Giorgia Meloni e Viktor Orban, primo ministro ungherese dal 2010 
È la proposta della Commissione Ue per la reiterata violazione dello stato di diritto. "Chiuderemo la vertenza entro novembre, stiamo facendo le riforme degli appalti e norme anti-corruzione", promette Budapest. Verdetto entro il 18 dicembre
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ROMA - Tre giorni fa il Parlamento Ue aveva definito l'Ungheria una "autocrazia elettorale" in una relazione adottata con 433 voti favorevoli e 123 contrari tra cui Lega e Fratelli d'Italia. Ora la Commissione europea propone un taglio del 65% ai fondi di coesione destinati al Paese di Viktor Orban: 7,5 miliardi di euro in meno e la sospensione dal Pnrr perché Budapest si ostina a violare lo stato di diritto, nonostante le promesse e gli impegni. "Speriamo di chiudere la vertenza con la Ue entro novembre", risponde il governo di Budapest.

Una sanzione da 7,5 miliardi non è cosa da poco poiché nel mirino finiscono tre progetti specifici dell'Ungheria - particolarmente esposti alla procedura degli appalti pubblici e dunque a rischio - con un budget totale di 11 miliardi di euro da tagliare del 65%, ovvero di 7,5 miliardi. In pratica, sul totale dei fondi Ue all'Ungheria pari a 22-23 miliardi, un terzo dei finanziamenti potr&agrav…

ROMA - Tre giorni fa il Parlamento Ue aveva definito l'Ungheria una "autocrazia elettorale" in una relazione adottata con 433 voti favorevoli e 123 contrari tra cui Lega e Fratelli d'Italia. Ora la Commissione europea propone un taglio del 65% ai fondi di coesione destinati al Paese di Viktor Orban: 7,5 miliardi di euro in meno e la sospensione dal Pnrr perché Budapest si ostina a violare lo stato di diritto, nonostante le promesse e gli impegni. "Speriamo di chiudere la vertenza con la Ue entro novembre", risponde il governo di Budapest.

Una sanzione da 7,5 miliardi non è cosa da poco poiché nel mirino finiscono tre progetti specifici dell'Ungheria - particolarmente esposti alla procedura degli appalti pubblici e dunque a rischio - con un budget totale di 11 miliardi di euro da tagliare del 65%, ovvero di 7,5 miliardi. In pratica, sul totale dei fondi Ue all'Ungheria pari a 22-23 miliardi, un terzo dei finanziamenti potrà essere bloccato.

La proposta di taglio è scattata perché il "rischio posto al budget europeo" nel quadro delle violazioni allo stato di diritto "permane". "La decisione odierna è una chiara dimostrazione della volontà della Commissione di proteggere il bilancio dell'Ue", ha detto il Commissario Johannes Hahn, responsabile per il Bilancio e l'Amministrazione.

"Questo passo si basa su un intenso dialogo tra la Commissione e le autorità ungheresi negli ultimi mesi - chiarisce Hahn - che ha portato l'Ungheria a proporre una serie di misure correttive per affrontare le preoccupazioni individuate dalla Commissione quando il processo è stato formalmente avviato il 27 aprile di quest'anno".

"Chiuderemo entro novembre la vertenza politica con l'Ue", assicura Gergely Gulyas, ministro del gabinetto di Orban. Budapest intenderebbe fare alcune "concessioni", un pacchetto di leggi a suo dire "concordato con Bruxelles" che comprende l'istituzione di un'autorità indipendente anti-corruzione, una riforma degli appalti e norme per la lotta alla corruzione. Nel corso dell'estate le autorità ungheresi si erano già mostrate "collaborative" proponendo 17 misure.

"Tutto sta in come procederà la stesura dei testi legislativi", dice un funzionario Ue all'Ansa. "Dopo trattative intense con la Commissione europea, abbiamo accettato le richieste proposte per ridurre i rischi di tagli al budget Ue" con "compromessi accettabili sulle questioni sensibili", dice Gulyas. "Queste leggi entreranno in vigore entro novembre e così potremo concludere la procedura sul meccanismo di condizionalità per la difesa dei fondi".

La palla ora passa al Consiglio europeo che ha un mese di tempo - dunque il 18 ottobre - per esprimersi e decidere se adottare i tagli a maggioranza qualificata. In realtà il Consiglio può prendersi due mesi di tempo extra in casi particolari. E la Commissione ha già chiesto l'estensione, poiché le misure promesse da Budapest sono di natura "complessa" e serve tempo per la loro implementazione e successiva valutazione.

Il D-Day per l'Ungheria dunque si sposta al 18 dicembre: entro quella data la Commissione valuterà se Budapest ha mantenuto le promesse e il Consiglio prenderà la conseguente decisione. Di fronte a un'inadempienza dell'Ungheria, il Consiglio può anche decidere una sanzione più severa e aumentare la percentuale di fondi bloccati.